Lacrime nella pioggia
Rosa Montero; trad. di C. Marseguerra
Salani, 2012, p. 479
(Romanzo)
€ 18,00 ; Età: da 14 anni
“Bruna si svegliò di soprassalto e si ricordò che doveva morire. Sì, ma non ora… Quattro anni, tre mesi e ventinove giorni…”: è l’affascinante incipit del romanzo che procede scandendo la scadenza del tempo di vita di un’androide detective e che si riallaccia immediatamente, quindi, alle ultime parole del replicante morente di Blade Runner: “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare… E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo… di morire.”
Adesso siamo nel 2109 negli Stati Uniti della Terra, il mondo è andato avanti, ma i tecnoumani, malgrado le guerre combattute e le leggi antisegregazioniste, sono ancora cittadini di terza classe, come i “negri” di un tempo, e il partito supremazista umano vorrebbe imporre un programma nazistoide per recluderli e farli morire (massimo 10 anni e scadono), come gli ebrei di una volta.
Bruna deve indagare su stragi di umani provocate da replicanti adulterati da memorie infette. Chiaramente si tratta di un complotto, di un intrigo di cui sarà bene non dire nulla, soprattutto del finale, invero un po’ deludente perché banale, dopo troppe pagine con personaggi e sottostorie non necessari. Si può solo dire che Bruna, malgrado gli attacchi di panico derivanti dalla paura della morte e grazie a qualche umano buono, riesce a completare il suo puzzle gigante, trasparente metafora dell’indagine poliziesca e della crisi personale.
Il romanzo è un crossover che contamina generi (fantascienza distopica, noir, storia d’amore “interrazziale”) e intreccia temi sociali (il rapporto con il diverso e le discriminazioni speciste), politici (il suicidio della libertà e le tentazioni di stato totalitario alla 1984) e strettamente individuali, psicologici, esistenziali, come la solitudine, la memoria e l’identità. Rosa Montero ha il merito di aver sviluppato le implicazioni del visionario ma preveggente film di Ridley Scott, e di aver saputo creare un’utopia nera, un mondo futuro coerente, plausibile e paradigmatico che permette al giovane lettore di riflettere sulle contraddizioni di un presente che potrebbe avviarsi (ma non obbligatoriamente) su una strada inclinata verso un precipizio.
Fernando Rotondo
(da LiBeR 96)
Lacrime nella pioggia
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