La fabbrica delle meraviglie
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La fabbrica delle meraviglie

La fabbrica delle meraviglie
Sharon Cameron; trad. di V. Daniele
Mondadori, 2015, p. 308
(I Grandi)
€ 17,00 ; Età: da 12 anni

“Una nuova Jane Eyre, un destino da riscrivere”, si legge sulla copertina. Charlotte Bronte colpisce ancora. Anche questa volta abbiamo un’orfana, una dimora sperduta nella brughiera, un demente tenuto nascosto. Non è la moglie del proprietario, come in Jane Eyre, ma il proprietario stesso. E se è tenuto nascosto agli occhi dei curiosi, gode in realtà della libertà di fare ciò che più ama al mondo: inventare giocattoli meccanici. Per realizzarli fa impiantare fonderie, assume operai, crea nella proprietà villaggi con centinaia di dipendenti: sono orfani liberati da una vita grama, famiglie derelitte salvate dalla miseria. Ha pensato a tutto l’avvocato di famiglia, che alla morte di sua madre si è preso l’impegno di garantirgli una vita felice, nonostante i suoi handicap.
La vedova di suo fratello vuol vederci chiaro, e per scoprire come sia amministrata la proprietà invia in ispezione la sua contabile, l’orfana Katharine, una nipote da lei ospitata con malagrazia dopo la morte del terzo fratello. Accolta all’inizio con ostilità, la ragazza conquista tutti con la sua schiettezza e incanta il povero zio, perché assomiglia alla sua defunta madre. Lei si trova di fronte a un dilemma: salvare questa oasi di felicità, a rischio di perdere il suo modesto appannaggio, o coprire il tutto, dando tempo all’avvocato di sanare le spese con gli introiti della produzione. Perché i giocattoli dello zio folle sono prototipi di invenzioni avveniristiche, piccoli sommergibili telecomandati, orologi di ogni tipo, capaci di incuriosire i servizi segreti francesi, in cerca di qualcosa che permetta di abbattere la formidabile flotta britannica, realizzando il sogno di Napoleone Bonaparte.
La storia si dipana con grande maestria. Se all’inizio avete temuto di restare intrappolati in un feuilleton vecchia maniera, presto scoprirete che non è così. Le vicende di ieri vengono lette con l’occhio di oggi, i personaggi sono vivi e intriganti, i tempi perfetti. Non manca l’amore, a complicare le cose, perché non tutto è semplice, proprio come nella vita. E una volta presi nel gioco, non riuscirete più a staccarvi da queste pagine, non solo mossi dalla curiosità, ma spinti da una condivisione totale. Cosa che accade soltanto con i capolavori. La traduzione ha il suo merito, la copertina italiana è forse troppo fiabesca, ma va bene così.

Teresa Buongiorno
(da LiBeR 107)