L’estate che conobbi il Che
Luigi Garlando
Rizzoli, 2015, p. 178
€ 15,00 ; Età: da 12 anni
Dieci anni dopo la storia di Giovanni Falcone, Luigi Garlando ci regala il profilo di un’altra suggestiva figura storica, icona dell’immaginario giovanile del passato, ma capace di parlare anche ai giovani di oggi con il coraggio delle sue scelte e la forza delle sue idee.
Siamo nella ricca Brianza, sullo sfondo dei mondiali di calcio del 2014 e della profonda crisi economica che sta costringendo alla chiusura numerosi mobilifici. La storia è filtrata attraverso gli occhi di Cesare, 12 anni, una madre chirurgo, un padre amministratore delegato di un’azienda di mobili, e una vita apparentemente spensierata. Quando il nonno, a cui è legato da profondo affetto, viene ricoverato per un malore, il ragazzo scopre sulla sua spalla un tatuaggio: il volto di un uomo dalla barba e dai lunghi capelli che assomiglia a un Gesù Cristo. È l’inizio di un percorso di consapevolezza per Cesare, che attraverso il racconto del nonno scopre, nel corso di quell’estate che segnerà una tappa importante nella sua formazione, l’avventurosa vita di Che Guevara e la sua lezione di giustizia sociale, profondamente attuale.
Una storia in cui si ritrovano tante caratteristiche dei migliori libri di Garlando. La facilità e profondità della scrittura, capace di rendere con leggerezza la complessità dei temi affrontati e di mediarli in modo appassionante, senza retorica o moralismi. Il passaggio del testimone ai giovani da parte di adulti fortemente positivi (il nonno per Cesare, il padre per Giovanni). La sapiente costruzione narrativa e la compenetrazione tra storia passata (quella del Che) e presente (la crisi economica e le sue ripercussioni sulle persone). Senza dimenticare l’emozione, la suspense e il coraggio di un finale non scontato.
Un romanzo che pone anche una sfida al lettore, perché la chiave di lettura delle “storie”, e della Storia, è sempre la complessità: un’occasione per interrogarsi sul presente alla luce delle scelte, a volte anche controverse, del Che e per andare alla ricerca di quei chiaroscuri che non emergono in modo esplicito nella narrazione. Ma che, indirettamente, si colgono nella scelta finale del protagonista, che saprà mettere a frutto la lezione trasmessagli dal nonno scegliendo una strada del tutto autonoma e personale.
Gabriela Zucchini
(da LiBeR 107)
L’estate che conobbi il Che
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