L’albero magico
Christie Matheson; trad. di D. Gamba
Gribaudo, 2015, p. 40
(Raggi di sole)
€ 12,90 ; Età da 3 anni
Le belle illustrazioni di questo albo, chiare secondo tutti i punti di vista, sono centrate sulle mutazioni di un albero a ogni stagione. Hanno il pregio di stimolare efficacemente il lettore anche giovanissimo a vivere quelle mutazioni, a provocarle, a esplorarle a fondo. Secondo una opinione diffusa uno dei maggiori pregi di un buon albo illustrato è comunicare delle sensazioni al lettore, anche se è un bambino piccolo. Sensazioni che sfoceranno in elementi di conoscenza e anche in sentimenti di varia portata, nonché in una viva tendenza a partecipare alle mutazioni del mondo che gli sta d’intorno.
In ogni pagina destra dell’albo in esame campeggia un albero, mentre sulla sinistra una brevissima didascalia esorta il lettore a toccarlo giacché si tratta di un albero magico.
Infatti, quando un dito sfiora la prima immagine di un albero nudo d’inverno, ecco che nella seguente pagina destra su un ramo è spuntata una foglia.
“Tocca ancora – esorta una nuova didascalia – una, due, tre, quattro volte!” e sull’albero dell’immagine seguente ecco il risultato: le foglie sono aumentate moltissimo. Gli inviti delle pagine a sinistra sono sempre più incoraggianti, come “Strofina l’albero per scaldarlo!” e compare così un bocciolo su un ramo , poi un frutto, e, via via, l’albero presenta novità significative come quella della neve o quella di un uccellino che si costruisce un nido tra i rami.
Matheson sa usare i colori come parole. A contrasto con il costante marrone del tronco e i rami dell’albero il verde tenero e quello forte, il ruggine e il giallo delle foglie, il rosa del bocciolo, il rosso vigoroso dei frutti, il grigio sommesso della neve, l’azzurro dell’uccellino che costruisce il suo nido e del suo piccolo che vi prende posto sono chiare parole agli occhi di un bambino che sfoglia le pagine e forse non ha ancora imparato a leggere. Sono parole mai disgiunte da un perché e da un quando. Si arriva così a una fine che vera e propria fine non è perché tutto è pronto e invitante a ricominciare da capo, sempre, si capisce, con l’attiva partecipazione della mano del lettore.
Carla Poesio
(da LiBeR 109)
L’albero magico
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