Il salice piangente che sorrideva
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Il salice piangente che sorrideva

Il salice piangente che sorrideva
David Foenkinos, Soledad Bravi
Trad. di B. Capatti
Rizzoli, 2013, p. 40
€ 13, 00 ; Età: dai 7 anni

Lui è tra gli autori francesi che negli ultimi anni ha venduto di più. Pluripremiato, tradotto in 35 paesi, ha una scrittura caratterizzata da una “leggerezza esilarante” dove, senza timore di ingenuità, ironia e umorismo fanno da tessuto a trame con protagonsiti generalmente invischiati nella tela del legame affettivo. Lei con i due soli album a cubotto tradotti da Babalibri (L’uccellino fa, 2005 e Casa mia, 2008) ha fatto subito capire la sua ricchezza di idee espresse da un tratto corposo ma dinamico, che ha i suoi riferimenti nei fumetti di Gipi, nei colori di Grégoire Solotareff, nella satira di Tomi Ungerer.
Il risultato di tale sinergia è un delizioso cartonato ricco di poesia e temi forti adatto a tutti: diversità, solidarietà, ambiente. A causa della crisi la famiglia di Shai Lin deve cambiar casa. La bambina però pone una condizione: trovarne una che abbia un salice piangente, pianta che adora. Trovata l’abitazione la protagonista si rende conto che “quel salice piangente non era come gli altri: non aveva mai pianto in vita sua”. Dalla rabbia ai dispetti, Shai Lin intraprende una relazione con l’albero che presto, nonostante l’appartenenza a un altro “mondo”, diventa amicizia. Quando poi la pianta deve essere tagliata per far posto a una ferrovia, la bambina chiama a raduno tutti i suoi amici che, legandosi al tronco e movimentando la stampa, riescono ad averla vinta. Non può non tornare in mente la storia di Julia Hill che nel 1997 rimase 783 giorni su una sequoia nel Nord della California, a 60 metri di altezza, per impedire che venisse abbattuta sfidando una multinazionale. Il salice, salvo, finalmente piange: di felicità.
Un’ opera fresca, toccante, priva di retorica che ci obbliga a riflettere sui codici di comunicazione con il diverso ma anche a “sentire”quella semplicità – tanto spiazzante quanto necessaria – dell’albero “che vedeva la vita come qualcosa di meraviglioso. Si sentiva ottimista, ed era pieno di speranza per il futuro”.

Elena Baroncini
(da LiBeR 99)