Il richiamo della palude
Davide Calì, ill. di Marco Somà
Kite, 2016, 32 p.
€ 16,00 ; Età: da 6 anni
La coppia Calì Somà torna con un delicato albo che ruota attorno al difficile tema della ricerca delle proprie origini, e ci racconta il tentativo di Boris di trovare le proprie radici come soluzione al sentirsi diverso, incompiuto. Quale protagonista migliore di un esserino antico e ormai estinto, una piccola salamandra di origine messicana con il potere di cambiare forma come l’axolotl, letteralmente mostro acquatico?
La vera natura del protagonista del libro rimane celata, ma ne riconosciamo le fattezze anfibie già dal primo sguardo: Boris si affaccia timidamente in copertina, seminascosto da un albero e immerso in acque paludose mentre le antenne colorate gli incorniciano la grande testa rosa e gli occhi, sgranati e curiosi, scrutano il lettore. Ma poco importa che abbia le branchie come un pesce o la testa così rotonda: quando i genitori adottivi di Boris lo trovano neonato vicino alla palude non si chiedono da dove venga, bensì gli danno un nome e lo portano con loro a casa, contenti di quel dono arrivato quando meno se l’aspettavano. Gli anni passano tranquilli, il bambino cresce e impara come tutti finché un giorno, all’improvviso, qualcosa cambia: si alza il vento e porta con sé un richiamo forte, un odore salmastro che è ricordo per Boris, memoria di un passato lontano.
Nelle minuziose e raffinate illustrazioni del libro, con particolari dal sottile rimando all’arte giapponese, vediamo arrivare insieme al vento dei pesci volanti fatti di foglie che attirano Boris come una calamita, spingendolo a uscire e camminare verso la palude, seguendone l’odore. Nella narrazione l’olfatto è un elemento ricorrente, un legame primitivo con il mondo al quale si appartiene, che arriva a pungerti al naso ovunque ti allontani, come accade al piccolo axolotl, convinto di aver trovato nella palude la sua famiglia, i suoi simili. Ma “quanto sono uguali le persone alle quali ci sentiamo uguali?” E “quanto uguali a noi devono essere le persone alle quali voler bene?”.
Il libro lascia intuire le risposte, mentre Boris si allontana con uno dei tanti messaggi in bottiglia che i suoi genitori adottivi gli avevano lasciato sul fondo della palude: ognuno è un messaggio d’amore, un seme che è riuscito a mettere radici.
G. Romualdi
(da LiBeR 113)
Il richiamo della palude
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