Il piccolo Zaccheo detto Cinabro
E.T.A. Hoffmann, ill. di Steffen Faust, a cura di Ginevra Bompiani; trad. di Carlo Pinelli
Edizione Nottetempo, 2016, 62 p.
(Luce mediterranea)
€ 19,00 ; Età: da 9 anni
“La fiaba del piccolo Zaccheo mi è sembrata fin dalla prima lettura un apologo del nostro tempo, come di qualunque tempo abbia perso la facoltà del giudizio, cioè la capacità di distinguere il vero dal posticcio, il posticcio dall'immaginario, l'immaginario dall'irreale”. Così scrive Ginevra Bompiani, nelle note poste a conclusione della storia de Il piccolo Zaccheo detto Cinabro, una delle favole di E.T.A. Hoffmann pubblicata quest'anno dell'editore Nottetempo.
La storia è quella di Zaccheo, un essere deforme, e della sua “educazione sentimentale” che si compì grazie alla pietà dell'unica fata superstite all'instaurazione dell'Illuminismo.
Dell'orribile mostriciattolo sappiamo subito che non ci sono aggettivi umani idonei a definire né la sua fisicità, né i suoi modi. È un aborto della natura, toccato in sorte alla povera vecchia comare Liese, d'altra parte piove sempre sul bagnato! Quel che nasce tondo si sa non può morir quadrato, ma se ci si mette di mezzo la magia qualche spigolo a cui appigliarsi lo si può sempre trovare.
Il piccolo Zaccheo, dopo l'incontro con la fata Rosabelverde, rinasce a nuova vita; quando si rinasce si ha bisogno di un nome nuovo, fu così che divenne Cinabro. Un nome nuovo di zecca non cambia però la natura malvagia di questa creatura deforme, anche sotto i bei boccoli che la fata s'impegna a pettinare, compiendo così i suoi prodigi per salvare Zaccheo dall'infame destino di povertà.
Ma Cinabro non potrà avere un destino diverso da quello che gli era già stato assegnato, la sua malvagità presuntuosa e opportunistica resterà l'ombra di un corpo che seppur non visto non può celare la sua natura. Della sua impostura saranno vittime solo coloro che non hanno mai dubbi, coloro che hanno abdicato a ogni facoltà di pensiero, accettando per comodità quel che accade senza farsi domande per non perder tempo a cercare risposte.
La “fiaba impertinente”, così amava definirla Hoffmann, è una piccola storia in cui la deformità di Zaccheo è specchio e pretesto per mostrare le deformità che nessuna magia può nascondere.
Steffen Faust, grafico e illustratore tedesco, ha realizzato le tavole che accompagnano il racconto presentato in quest'edizione.
Agata Diakoviez
(da LiBeR 112)
Il piccolo Zaccheo detto Cinabro
Hits: 3950
