Il mondo fino a 7
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Il mondo fino a 7

Il mondo fino a 7
Holly Goldberg Sloan; trad. di L. Baldinucci
Mondadori, 2015, p. 362
(Contemporanea)
€ 16,00 ; Età: da 12 anni

“Quando ti senti un pesce fuor d’acqua andare controcorrente è l’unica soluzione”. Questa è la regola che si è data Willow Chance, ragazzina di colore, adottata, orfana due volte, e con tre grandi ossessioni: le patologie, le piante e, soprattutto, il numero 7, che le consente di mettere un po’ di ordine nell’incomprensibile mondo che la circonda. Nonostante sia stata definita “altamente dotata”, non ha mai ottenuto grandi risultati a scuola, e non ha mai avuto molti amici. Ora che ha iniziato la scuola media, vuole però cogliere l’occasione per presentarsi in modo nuovo, coltivare nuove amicizie e mostrare finalmente al mondo il suo vero volto.
Sono sufficienti però poche settimane per ritrovarsi davanti al consulente psicologico della scuola, riuscendo a mettere in crisi il suo collaudato sistema di diagnosi. Ed è proprio qui che Willow conosce Mai Nguyen, una ragazzina di origini vietnamite con una grande fiducia in se stessa e una grande forza di volontà, dalla quale si sente immediatamente accettata. Tanto che quando il mondo le crolla improvvisamente addosso in seguito alla perdita dei genitori adottivi in un tragico incidente, Mai sarà disposta a condividere con lei la sua stessa famiglia e non esiterà ad accompagnarla dalla madre, che gestisce un salone di manicure, e che l’avvolge nell’abbraccio affettuoso di chi conosce il dolore e le sue lacerazioni, di chi è capace di condividere tutto pur disponendo di poco. E che riuscirà ad ottenerne l’affido temporaneo. Willow ha dentro di sé una dote preziosa: la capacità di rendere magica la normalità, di cambiare la vita delle persone che incontra, offrendo loro, attraverso il suo sguardo, una nuova possibilità. Non per niente si chiama Chance. E mentre coltiva il suo giardino, in realtà si prende cura della parte migliore che è dentro di sé e di quella che diventerà la sua nuova famiglia. Perché bisogna avere la possibilità di mettere radici, per sviluppare il proprio potenziale: “In questo preciso istante io sono il girasole. Sono temporanea, ma mi attacco con tutte le forze al terreno che è sotto di me.”
Un personaggio indimenticabile e struggente, che rimane nella mente del lettore come un piccolo seme pronto a germogliare. Una storia che a ragione ha vinto il premio Andersen come miglior libro oltre i dodici anni.

Gabriela Zucchini
(da LiBeR 107)