Il mio primo Kafka
Matthew Roth, ill. di Rohan Daniel Eason
trad. di R. Belletti
Atmosphere Libri, 2017, 32 p.
(Zucchero filato)
€ 12,50 ; Età: da 7 anni
È praticamente impossibile mangiare lo zucchero filato senza impiastricciarsi il viso e le mani. Chissà se hanno pensato a questo i tipi di Atmosphere Libri, quando hanno scelto di chiamare “Zucchero filato” la collana di classici illustrati per ragazzi. È infatti quel che avviene con certi libri, si resta impiastricciati nella storia, e dopo aver finito il libro, quella sensazione di appiccicaticcio resta nella testa.
Kafka e Dostoevskij sono i primi due autori scelti per questa collana. Ci vuole coraggio non solo a prendere tra le mani i capolavori di giganti della letteratura, ma a trovare la chiave per porgerli ai ragazzi affinché abbia inizio quell'amore fatto di passione per le storie che sanno raccontare quello che non si può dire, e gli autori di questa nuova collana hanno dimostrato che è non necessario infantilizzare dei testi per incominciare ad assaporarne la bellezza.
Il mio primo Kafka: piccoli fuggitivi, roditori & insetti giganti, include tre racconti. Centrale è quello in cui appare il più noto insetto letterario, quasi a indicare la chiave di lettura per avvicinarsi all'opera del grande autore praghese.
In questo lavoro, presentato con illustrazioni altamente oniriche, il lettore troverà degli adattamenti, non riduzioni né riscritture; vi è la scelta precisa di mettere in scena un incubo, forse quello più persistente, sentito da sempre dagli adolescenti e non, ossia l'incubo della solitudine, dell'oblio.
Una “combriccola di nessuno” si aggira in montagna, e prende tra le mani la bambina che potrebbe essere un’Alice persa in un paese che non ha meraviglie. Rohan Daniel Eason ha scelto di raffigurare la combriccola come personaggi che non hanno nulla di umano, esseri con uno sguardo perso, tutti uguali nelle loro divise che più che vestiti sembrano la membrana di corpi massa. Una combriccola in cui potremmo riconoscere la folla che ci circonda, tutta uguale, che sembra muoversi verso un'unica meta, circondando chi si sveglia dai suoi incubi e lasciandolo solo in quell'eterna solitudine che spaventa. Alcune delle tavole che accompagnano le storie hanno una prospettiva sghemba, e obbligano lo sguardo ad assumere un altro punto di vista, rimettendo così sempre in gioco la pluralità di senso che Kafka ha saputo narrare.
Agata Diakoviez
(da LiBeR 116)
Il mio primo Kafka
Hits: 1074
