Il mio amico immaginario
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Il mio amico immaginario

Il mio amico immaginario
A. F. Harrold, ill. di Emily Gravett
trad. di M. Salvi
Mondadori, 2015, p.233
€ 15,00 ; Età: da 10 anni

È difficile immaginare lo stupore che può provocare l’apparizione di un ragazzino dentro l’armadio della propria camera a una sua coetanea di tredici anni. Ma Amanda non è una bamboccia sprovveduta, bensì “un genio”, dotato di notevole scaltrezza. Così tace dinanzi all’imprevista visita, ma pensa velocemente che cosa deve dire alla mamma, che è entrata in camera in quel momento. Forse la scelta migliore è non dire niente considerando la logica incomprensibile degli adulti. Ma si accorge con sollievo che lo sconosciuto personaggio è visibile soltanto a lei. Intorno a questo mistero si svolge il romanzo, Il mio amico immaginario, del poeta e scrittore inglese A. F. Harrold, primo di una trilogia, come nella migliore tradizione del genere fantastico. I vividi e umoristici disegni di Emily Gravett scandiscono il testo in un perfetto equilibrio tra realtà e magie inaspettate. Inutile dire che la narrazione cattura l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine per la sequenza di situazioni esilaranti che sfociano, a tratti, in prodigi paurosi, un po’ horror. Basti pensare al sinistro e petulante signor Bunting, vera figura malvagia, sempre accompagnato da una ragazzina dall’aspetto un po’ depresso, sorta di evanescente figura dalle gelide manine e dalle “braccia pallide”. Una faccia lunga dal respiro mortifero. “Era la morte”, e, quindi, dotata di una forza soprannaturale.
Che cosa c’è di più terribile che essere dimenticati, svanire, evaporare? Se è vero che la memoria non sempre trattiene ciò che è avvenuto nella realtà, ancora più arduo diventa nel tempo ricordare le persone veramente esistite che non ci sono più. È piacevole pensare perciò che l’impossibile possa accadere e che la fervida immaginazione di alcuni bambini riesca a modificare il mondo circostante, come fare crescere alberelli in una squallida stanza d’ospedale, inventarsi “amici immaginari”, tanto da materializzarli e trasformarli in compagni inseparabili di avventure e sogni, superando così solitudine e paure. E accanto a loro gli animali, “il furbo e acuto gatto” Zinzan, il cane Frigo, fedele e intelligente, entrambi in grado di filosofeggiare sul bene e sul male, sul presente e sul senso dell’eternità, e di salvare i loro incauti padroni.

Paola Benadusi Marzocca
(da LiBeR 109)