Gli amici nascosti
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Gli amici nascosti

Gli amici nascosti
Cecilia Bartoli, ill. di Guido Scarabottolo
Topipittori, 2014, p. 64
(Gli anni in tasca)
€ 10,00 ; Età: da 7 anni

Le ragioni per leggere Gli amici nascosti di Cecilia Bartoli e per farlo conoscere a ragazze e ragazzi, a scuola e non, mi sembrano tante. E tutte forti e necessarie. Per cominciare, la sua capacità di andare oltre il racconto mediatico prevalente in “tema” di “migranti”: parole talmente lise da non rimandare più alcuna luce semantica, nonché quella terribile tendenza a ridurre il vissuto individuale nell’indistinto brutale del destino seriale, di massa – cosa da cui ci aveva messo in guardia Susan Sontag – nel bollettino numerico degli sbarcati, dei sopravvissuti, dei morti.
In questo, la letteratura – e penso per esempio a Bordiglioni, ad Antonio Ferrara o al lavoro più recente di Catozzella – o ancora un certo cinema come quello di De Seta, Olmi o Andrea Segre possono essere cruciali per riprendersi quella vita, quella soggettività, che la politica nel paese d’origine e, per motivi diversi, in quello d’approdo, tendono a erodere, a cancellare.
Qui poi, l’autrice ha dalla sua una bruciante materia autobiografica, da lei direttamente raccolta lavorando presso l’Associazione Asinitas di Roma (attiva dal 2005 nella cura psicologica e nell’accoglienza delle persone con vissuti di migrazione e violazione dei diritti umani, nonché nella comunicazione interculturale): quella di Taiba, coraggiosa donna etiope, esule attraverso Sudan, Libia, Italia e infine Norvegia, a causa della sua militanza nell’Olf, il Fronte per la Liberazione degli Oromo, comunità tra le più vessate del suo Paese.
È così che, dalla pienezza di vita e di vicissitudini del colloquio con la donna (2007), che Cecilia Bartoli, a distanza di qualche anno, ha immaginato la narrazione in prima persona di Robera, undicenne figlio di Taiba, nato a Khartoum a causa delle persecuzioni subite dai genitori.
Ne è scaturito un racconto – dedicato a tutti i ragazzi in bilico tra due mondi e alle loro madri – talmente curato, vivido ed empatico, da indurre Topipittori ad accogliere Gli amici nascosti tra le autobiografie de Gli anni in tasca, e Guido Scarabottolo a corredarlo di sensibili epifanie per inchiostro.

Maria Grosso
(da LiBeR 104)