Fino a quando la mia stella brillerà
Featured

Fino a quando la mia stella brillerà

Fino a quando la mia stella brillerà
Liliana Segre, Daniela Palumbo
Piemme, 2015, p. 197
(Il battello a vapore)
€ 15,00 ; Età: da 11 anni

Come un brutto male, di cui si spera la regressione. E invece il decorso è veloce, impietoso, sorprendente per la sua crudeltà. Liliana Segre si ricala nel tunnel della segregazione razziale e poi della deportazione trascinando con sé il lettore in un’escalation dove, neanche con il finale della liberazione americana del 1945 e il ritorno alla vita reale, si prova un senso di sollievo. Dall’infanzia serena, pur senza mamma, nella Milano centro di corso Magenta, tra nonni affettuosi e l’adorato padre Alberto, ai primi cambiamenti di vita con l’espulsione dalla scuola pubblica, la Segre rivive lucidamente le tappe del suo sconcerto di adolescente a cui sarà negata la salvezza in Svizzera, a cui sarà riservato un posto su un carro bestiame in partenza dal binario 21 della Stazione Centrale senza sapere che “quello era solo l’inizio”.
Emerge più di tutto, più dello strazio a cui non ci si abituerà mai leggendo i fatti di Auschwitz, il sentimento dell’autrice che dalla disperazione si trasforma in “desiderio selvaggio, primitivo, che era prima di tutto del mio corpo, che voleva farcela, che non voleva arrendersi”. I ricordi “filtrati” dell’infanzia le danno forza: si costringe a essere altrove, pensando alla sua casa, alla vita di prima. Seleziona cosa ricordare per non cedere allo sgomento della perdita. Non parla con nessuno, non si attacca a nessuno. Diventa egoista, ma questo le serve per sopravvivere, consapevole di privarsi dell’ultimo stralcio di umanità, dopo che i nazisti l’hanno trasformata in uno stuck, un “pezzo” con tanto di numero tatuato. Poi il difficile reinserimento nella realtà perché, come scrisse Primo Levi, “Chi è stato torturato, rimane torturato”. Auschwitz “macigno oppressivo”, “lupo mannaro che ti aggredisce alle spalle ”: solo nel 1990 la Segre diventa testimone della Shoah. A chi le chiede se ha perdonato risponde, senza falsi pudori, che perdonare “equivale a dimenticare”. Una lezione che supera i confini dell’odio per dar voce alla Memoria con l’irrinunciabilità della vita.

Elena Baroncini
(da LiBeR 107)