Con una rosa in mano
Antonio Ferrara,
Feltrinelli, 2016, 112 p.
(Up Feltrinelli)
€ 10,00 ; Età: da 13 anni
Il titolo fa pensare a un romanzo sentimentale YA, ma la copertina è inequivocabile: un giovane fermo davanti a un carro armato con stella rossa rinvia alla manifestazione degli studenti cinesi in piazza Tienanmen a Pechino nel 1989, dove simbolo fu il Rivoltoso Sconosciuto, uno studente che solo e disarmato si parò davanti a una colonna di carri armati. È anche la storia d’amore del timido e indifferente Wang per la bella passionaria Sue.
Ferrara, liberamente ispiratosi a fatti storici, immagina che Wang, di famiglia contadina povera vada all’università perché bravo in matematica, mentre l’amico Zhang, detto Lucertola perché si diverte a spezzargli le zampe, si arruoli nell’esercito. Ma è soprattutto una storia d’amore per la libertà, che unisce il privato al politico, come si diceva una volta.
Sue trascina l’innamorato, senza che questi comprenda bene il perché e il che cosa, nemmeno di se stesso, se non un confuso senso di insoddisfazione del proprio essere e del mondo circostante. Wang inizialmente resta ai margini delle agitazioni, dietro cui c’è la sempre più pressante richiesta di libertà e una sostanziale accusa di quello strano ircocervo rappresentato da uno stato sedicente comunista con uno sfrenato capitalismo e una grande miseria nelle campagne, nonché la repressione di ogni pensiero libero. Quando gli studenti innalzano una Statua Democrazia di cartapesta e stilano una Carta dei Desideri, il regime reagisce sgombrando la piazza con carri armati e mitragliatrici e lasciandola insanguinata.
Wang passa le giornate accampato in piazza o riunito con Sue e i compagni, anche se il suo contributo maggiore consiste nel rubare pere negli orti pubblici per sfamare gli amici. Intanto cresce la sua presa di coscienza, finché il giorno del massacro, il 4 giugno, compie quel gesto eroico e incosciente di fronte a un carro armato che sterza più volte per non investirlo. Il finale a sorpresa, l’ultimo incontro con Lucertola, è chiaramente inventato, in un contesto drammatico che a tratti sfuma nel fantastico, ma con un vivo senso narrativo e civile. Il Rivoltoso forse è vivo, è fuggito in un paese libero, ma si vergogna perché tanti compagni sono morti.
Fernando Rotondo
(da LiBeR 112)
Con una rosa in mano
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