Bruciare la frontiera
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Bruciare la frontiera

Bruciare la frontiera
Carlo Greppi
Feltrinelli, 2018, 172 p.
(Up)
€ 13,00 ; Età: da 13 anni

Bruciare la frontiera è la seconda fatica narrativa di Carlo Greppi, storico che alterna la scrittura di romanzi al lavoro di ricerca. I protagonisti sono Francesco e Kappa, che il lettore ha già conosciuto in Non restare indietro (Feltrinelli, 2016).
I ragazzi sono cresciuti: in occasione del diciottesimo compleanno, Francesco progetta di partire a piedi con l’amico inseparabile. La loro meta non è un paese lontano, né una metropoli europea: i due si dirigono in montagna, nelle Alpi che separano il Cuneese dalla Francia, per vedere com’è fatta una frontiera, per farsi raccontare dai sentieri storie che risalgono al passato, necessarie a Francesco per riannodare il filo degli affetti familiari e per mettere insieme il suo bagaglio da adulto. La loro storia si intreccia con quella del coetaneo Ab, che è partito da casa sua, in Tunisia, per raggiungere Céline, conosciuta on line; dopo aver tentato la via della frontiera lungo la costa, ormai impenetrabile, il ragazzo decide di risalire verso le montagne, per trovare un luogo in cui passare.
Greppi prosegue, con questo suo secondo romanzo, la sua opera meritoria nel ricordare ai lettori, ragazzi e adulti, che il dovere della memoria sfugge alla retorica solo se si fa insegnamento concreto per il presente: così il concetto stesso di frontiera diviene occasione di riflessione diacronica, mostrando come lo stesso luogo, il confine italo-francese, sia inaccessibile ai migranti oggi così come lo era agli ebrei in fuga dal nazismo negli anni ’30 o agli italiani che scappavano dalla povertà nell’Italia del secondo dopoguerra.
Contemporaneamente appare chiaro come l’idea di frontiera possa rimandare a una condizione esistenziale in cui ci si interroga sulla relazione tra sé e l’altro da sé, e attraverso questa indagine si cresce e si trova il proprio posto nel mondo. Ascoltando e leggendo storie diverse, lontane nel tempo, abitate da un’umanità sperduta, in fuga, i protagonisti, e insieme a loro il lettore, comprendono quanto le frontiere siano un dato umano, e come, per usare le parole di Pietro Germi, “sulla Terra come Dio la fece, per quanto si percorrano i mari, per quanto si cerchi e si frughi lungo il corso dei fiumi e sui crinali delle montagne, non ci sono confini, su questa Terra”.

Matteo Biagi
(da LiBeR 118)