Amor
Jorge Luján, ill. di Alejandra Acosta; trad. di T. Porcella
Carthusia, 2015, 36 p.
(Grandi storie al quadrato)
€ 19,90 ; Età: da 5 anni
Un albo che vale la pena di scoprire. Già dalla copertina in bianco e nero e magenta – uno stilizzato accenno di volto e sguardo di donna con rosa tra i capelli corvini, opera della cilena Alejandra Acosta – sono rimasta avvinta da quel profumo e ho desiderato scostare quei capelli che fanno da sipario alle tavole a seguire.
Erano buone le speranze che il tema dei temi non si perdesse nel banale e nel già visto. Anche “il lato b” dell’albo lasciava pregustare la stessa cosa, mostrando ancora quel viso, in parte coperto da una mano affusolata, istoriata con sottili decori in nero e un grande fiore, una mano portatrice di storie, appunto, come quelle femminili fotografate dell’artista iraniana Shirin Neshat. Dunque Amor è un albo sul mistero da Mille e una notte delle storie e dell’amore, amore che in un tempo lontano si schiude tra la principessa Maro “mora principessa dei Mori”e Omar, cavaliere che invece vuole condurla alla basilica di San Pietro. Ecco, qui la differenza non solo religiosa tra i due, che tanto ci dice sugli ostacoli che dovranno affrontare (da Shakespeare a Una bottiglia nel mare di Gaza), compresa l’arcaica ostilità del padre di lei, è materia viva e reale che noi tutti esperiamo e che il picturebook trasfigura in modo insolito e intrigante. E anche se, per volere di Jorge Luján, il tutto accade negli anni obnubilati e feroci dell’Inquisizione, non possiamo non sentire il pericoloso oscuro riverberarsi di certe atmosfere sul nostro presente. Dunque come contrastare il fanatismo che tanto ci ammorba e soprattutto la sua terrificante strumentalizzazione? A questo, Amor, col suo “piccolo punto di vista di albo per bambini”, risponde con la fantasmagoria di colori che Acosta ha forgiato, con rossi viola pervinca fucsia e amaranto, a esaltare la leggerezza delle parole di Luján, deliziosa teoria di anagrammi e calembour germinati dal nome della principessa e sue, pensando all’ultimo Tornatore, astrali “esoteriche” variazioni: Maro come Amro, come Roàm … e soprattutto, col cuore a Audrey e alle sue straordinarie vacanze, come Amor e come Roma.
Maria Grosso
(da LiBeR 110)
Amor
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