Logo LiBeRWEB Logo LiBeRWEBLogo LiBeRWEB
  • Home
    • Chi siamo
      • Contatti e staff
    • Fondazione Accademia dei Perseveranti
    • Login
  • Prodotti
    • LiBeR
    • LiBeR Database
    • Pubblicazioni
    • LiBeR in formato digitale
    • Download
    • Bookshop
  • Eventi
  • Newsletter
    • Archivio delle newsletter
  • Rubriche
    • Progetti
      • Buone pratiche
    • Segnali di lettura
    • Strumenti infanzia
    • Zoom editoria
    • Scelti per voi
    • La cassetta degli attrezzi
Dogger
Featured

Dogger

Dogger è un cagnolino di pezza marrone con un orecchio in giù e uno in su e appartiene a Dave, un bambino. Dogger è più di un cagnolino di pezza per Dave perché il bimbo lo considera il suo migliore amico e lo porta con sé ovunque. Per Dave, Dogger è abbastanza e non ha bisogno di dormire con il letto pieno di orsacchiotti come fa la sorella Bella. Un giorno però, prima di addormentarsi Dave si accorge che gli manca Dogger. Aveva fatto una passeggiata con la mamma, Bella e il fratellino Joe e si era anche fermato a osservare i preparativi per la Festa d’Estate nel cortile della sua scuola e da quella passeggiata aveva portato a casa tantissime emozioni, ma non il suo amato Dogger. Da qui, la narrazione si flette con tutta l’agilità che solo la migliore letteratura riesce a trovare; ed ecco che l’amato giocattolo ritorna nelle braccia del suo padroncino dopo minuziose ricerche dentro e fuori casa, dopo aver rifiutato di sostituire il vecchio e sgualcito cagnolino con un superbo nuovo orso giallo e ancora, dopo averlo ritrovato nella bancarella di giocattoli usati dopo aver vagato con lo sguardo deluso e smarrito. L’autrice inglese Shirley Hughes ha raccontato molto di più di una storia per bambini; con Dogger, vincitore del prestigioso Kate Greenway Medal for Illustration nel 1977 e portato in Italia dalla veneziana Storiedichi, si legge un manifesto sull’infanzia: la perdita di attenzione verso il giocattolo amato, la ricerca negli spazi quotidiani, la strada ripercorsa in senso contrario alla ricerca del peluche sono le tappe che tracciano il sentiero metaforico per la crescita e Dogger rappresenta il traghettatore. Alle ricche e dettagliate illustrazioni in doppia pagina o a unica pagina intera, nelle quali si trovano elementi di un’epoca passata, come la confezione di detersivo in polvere o la carrozzina del fratellino, ma anche i giocattoli stessi e gli scorci degli edifici, l’autrice alterna soluzioni geometriche per incorniciare particolari della narrazione, dalle quali sbordano elementi dei personaggi, offrendo un racconto smaltato di emozioni in cui ogni adulto e ogni bambino ritrova una parte di sé.

Adolfina De Marco

Dogger
Shirley Hughes;
trad. di C. Carminati
Storiedichi, 2025, 44 p.
€ 17,00; Età: da 4 anni

Hits: 328
Cucù
Featured

Cucù

Lucie Félix è un’illustratrice e progettista che, dopo gli studi, ha confezionato bellissimi libri per bambini molto piccoli: raffinati, dai colori perfettamente bilanciati, da sfiorare con gusto, poetici. Quando nelle scuole ha incontrato i piccoli lettori però ha percepito qualche intoppo, della distanza tra libro e bambini. Si è allora messa in gioco, osservando le azioni e decifrando le predilezioni dei bambini, insieme a loro. Ha sperimentato che una scatola è per un bambino molto piccolo già una meraviglia capace di accendere immediatamente l’interesse: chi vuole vedere cosa c’è dentro, chi vuole entrare, chi vuole batterci sopra. E se nella scatola c’è un buco? Si guarda attraverso, ci si infila un dito, magari si trova un altro dito. E se ciò che è perforato viene ricoperto di lucidi colorati? E se c’è qualcosa da mettere e togliere con attenzione?
Da tutti questi esperimenti sono nati dei libri che sono dei dispositivi di curiosità, come Prendi e scopri (2015, poi 2024) e Poesie in giallo (2024) pubblicati da Fatatrac, e ora Cucù destinato ai lettori precoci, persino neonati.
Da quando viene al mondo, infatti, ogni bambino è un lettore autonomo: questo leporello resistente può contornare la culla, essere messo a terra nella palestrina. Sarà una gioia accorgersi per la prima volta che lo sguardo di un piccolissimo si ferma sul nero e bianco del cartone o sui lucidi colorati o ancora che la sua mano faccia “suonare” le pagine. Ma Cucù non si legge soltanto da soli: se l’adulto imita il gesto del bambino, ecco che a suonare si diventa due, e insieme si entra in una relazione che è la lettura condivisa. Passano i mesi, e a terra Cucù diventerà un’occasione per rotolarsi, girarsi; poi sarà usato per fare torri, camminarci in equilibrio sopra o come capanna in cui trovare rifugio. Alla scuola d’infanzia sarà lasciato vicino a una finestra per osservarne i riflessi durante la giornata.
Cucù è quindi una macchina molto funzionante, che ci portiamo avanti a lungo oltre i primi mesi di vita e che non rinuncia a quella poesia e raffinatezza dei primi libri di Lucie Félix.

Leyla Vahedi

Cucù
Lucie Félix
Fatatrac, 2025, 20 p.
(Piccole gioie)
€ 24,00 ; Età: da 1 anno

Hits: 458
Lupo nero?
Featured

Lupo nero?

“Quando alla classe è stata mostrata la copertina del libro c’è stata un po’ di ilarità generale, come se fosse ridicolo proporre un albo illustrato a un gruppo di adolescenti. La lettura è quindi iniziata in un clima di scetticismo, tuttavia, sin dalle prime immagini, a suscitare l’attenzione è stato il contrasto tra il bianco della neve candida e il nero del bosco oscuro. La classe ha trovato interessante la scelta di raccontare la storia utilizzando solo due colori, il lupo nero era poi perfetto nascosto tra i rami degli alberi coperti di neve bianca.”: così Maria Rosaria Colagrossi della Biblioteca Lazzerini di Prato racconta su LiBeR 149 l’esperienza singolare della proposta di un silent book a una quarta liceo. Il ritmo della storia scandito dall’alternanza bicromatica ha stimolato una risposta empatica tale che al termine del racconto anche i ragazzi e le ragazze sono rimasti “senza parole”.

Hits: 1402
Come ho salvato la vita a Einstein
Featured

Come ho salvato la vita a Einstein

“Credo che questo Einstein abbia dimostrato che il tempo scorre in modo diverso da come comunemente si pensa. Il tempo è relativo esattamente come lo spazio”. Queste poche battute sono tratte dal romanzo Come ho salvato la vita a Einstein dell'autrice tedesca Cornelia Franz.
Bisogna, però, arrivare a oltre metà della lettura per incontrare Einstein, citato nel titolo. Lo studioso premio Nobel è un’esca narrativa. Il libro, che all’apparenza ha poco di divulgativo, si basa su un’interpretazione un po’ fiabesca della teoria della relatività (ristretta), di come tempo e spazio siano legati tra loro e di come il tempo non sia uguale per tutti. Su questa teoria, che ancora oggi ha il sapore della fantascienza, l’autrice immagina un viaggio nel tempo di tre ragazzini, catapultati, in momenti diversi della loro vita, in una nave che solcava i mari molti decenni prima della loro nascita, nel 1913.
L’intreccio narrativo è pieno di suspense, di prove di amicizia, di tentativi di tornare nel proprio tempo e dalla propria famiglia. Ma la trama è anche fitta di riferimenti storici reali. La nave su cui viaggiano i tre malcapitati è l’Imperator, il più grande transatlantico dell’epoca, diretto a New York, destinato, nella trama, a subire un incendio devastante. A bordo la rigida divisioni in classi, dalla lussuosa prima classe alle miserabili terza e quarta classe, rispecchia la geografia sociale dell’epoca, di un mondo diviso tra lussi e povertà di chi cerca un riscatto nell’emigrazione verso le Americhe. New York e Ellis Island sono protagoniste anch’esse del romanzo, palcoscenico di milioni di persone in cerca di fortuna e dove i tre protagonisti si muovono prima cercando Einstein e poi all’inseguimento della borsa piena di appunti scientifici sottratta allo scienziato.
Spetterà al lettore, se ne sente il desiderio, andare a caccia (altrove) di elementi che confermino l’autenticità di molti riferimenti presenti nel romanzo. Nel fare questo l’autrice assolve in pieno al suo ruolo di narratrice-divulgatrice sollecitando il giovanissimo lettore a cercare notizie aggiuntive o di conferma sollecitando, così, il transito da un contenuto a un altro. Se non lo fa, nulla di male. Resta il piacere della lettura di una storia ben congegnata che fa tenere il fiato sospeso.

Vichi De Marchi

Come ho salvato la vita a Einstein
Cornelia Franz,
ill. di Petra Baan;
trad. di M. Manzella
Iperborea, 2025, 240 p.
(I miniborei)
€ 16,00 ; Età: da 10 anni

Hits: 376
La casa dalla porticina rossa
Featured

La casa dalla porticina rossa

Leggendo l’album, ho ripensato a una frase de Il bambino e la balena di Linde Faas (Clichy, 2021): “Casa non è dove sei, ma… con chi sei.”
La casa della porticina rossa entra nel senso più profondo dell’abitare: condividere spazi, tempi, giochi. E trasformare l’architettura domestica in un luogo interno per saper accogliere e progettare le esperienze più importanti della vita. Il libro, attraversato da tutti i toni dell’azzurro con un controcanto di rosso, offre subito un’intensa lettura multisensoriale. I suoni (“il pavimento scricchiolava, le finestre sibilavano”), i colori (sfumature ed ombre tra gouache ed acquarello), i materiali (i die-cut flaps che ampliano la narrazione) creano una fascinazione che fa sostare su ogni tavola.
I particolari catturano (irresistibile l’appartamento verticale del topo nel tronco d’albero, con 18 stanze comprensive di cinema e pianoforte a coda), ma è la neve a fare da fil rouge: per tutta la parte centrale della storia tesse l’avventura tra Sofia e Topino. È il gioco di un pupazzo a forma di topo, è l’insidia gelata che fa cadere l’albero. Il roditore viene sistemato in una teiera, in un orologio a cucù e infine in una forma di Camembert. La soluzione sarà un vaso rovesciato in giardino, mentre una neve tra il bianco e l’azzurro continua a cadere creando una continuità tra il colore degli abiti di Sofia e la vecchia porta di casa del topo (azzurra), un ponte ideale tra due esseri sospesi nella notte. Nessuno dei due riesce a dormire. Fino a che Topino si presenta, col suo ragno in valigia, alla porticina rossa: “Quel minuscolo abbraccio fu il più grande che Olivia avesse mai ricevuto”. Tutte le tavole precedenti hanno preparato il lettore a questa frase. Nella splendida casa di Sofia non compare mai un adulto. Vive sola? Non si sa. Ma l’occhio di bue punta ormai su quella che è la solitudine infantile, il senso di isolamento che nasce anche tra mura domestiche e il bisogno di un alleato. Un libro fatato come un sogno d’inverno, quando ci si risveglia in una nuova stanza della nostra vita.

Elena Baroncini

La casa dalla porticina rossa
Grace Easton
L’Ippocampo, 2025, 32 p.
€ 18,00; Età: da 3 anni

Hits: 424
Il bosco segreto
Featured

Il bosco segreto

Il bosco segreto è un libro illustrato con un insolito formato rilegato orizzontale che si muove al confine dei linguaggi del graphic novel e del silent book.
Un esordio straordinario che si è già fatto notare all’estero dove ha vinto premi prestigiosi e che arriva in Italia grazie a Il Castoro.
Quella raccontata è una storia semplice e potente che celebra la meraviglia, la natura e il suo potere di cura.
Superati il frontespizio e la dedica, il libro, che è diviso in capitoli, si apre con una doppia pagina nera, quasi una quinta teatrale, un buio in sala cinematografica, e con le parole: “Fermati. Ascolta. Che lingua parla la natura?”.
Nella pagina successiva conosciamo la protagonista, Poppy, un’adolescente che sta uscendo a passeggiare insieme al suo cane, inizialmente inconsapevole, lontana, compie quel gesto di routine isolata dalle cuffie e dal telefono in mano, ma quando il suo cane la costringe a inseguirlo in una zona di bosco incontra Rob, un ragazzo con cui stringe subito amicizia. Giorno dopo giorno i due adolescenti si ritrovano nel bosco e Poppy scopre con Rob le piccole, continue sorprese che quel luogo riserva.
Nel frattempo, immagine dopo immagine, iniziamo a cogliere il contrasto tra il richiamo alla vita del “fuori” e l’atmosfera triste, silenziosa in modo pesante, che c’è “dentro”, tra le mura di casa, dove la mamma di Poppy è chiusa in un dolore che all’inizio non possiamo comprendere e che le impedisce di fare qualsiasi cosa.
Mentre Rob guida lo sguardo di Poppy nel cogliere la bellezza della natura che li circonda e i suoi cambiamenti nelle stagioni, lo stesso fa l’autore con il nostro sguardo: lo accompagna sui dettagli, mostra un incanto che ci circonda persino a un passo dai centri urbani e che la nostra disattenzione ci fa perdere.
Le illustrazioni ci avvolgono, ci trasportano completamente dentro quel paesaggio alternando sapientemente sguardi d’insieme e dettagli, dietro la scala di grigi/marroni “caldi” delle tavole riusciamo a immaginare perfettamente i colori.
Nella breve nota finale è l’autore stesso a condividere in poche righe l’allenamento del suo stesso sguardo nel compiere ogni giorno lo stesso percorso nel bosco mentre lavorava al libro.
Nel frattempo la storia ci prepara un lieto fine commovente.

Alice Bigli

Il bosco segreto
Kengo Kurimoto;
trad. di A. Zontini
Il Castoro, 2025, 224 p.
(Graphic novel)
€ 19,50; Età: da 9 anni

Hits: 412
  • 11
  • 12
  • 13
  • 14
  • 15
  • 16
  • 17
  • 18
  • 19
  • 20
Page 16 of 2632
  • Home
    • Chi siamo
      • Contatti e staff
    • Fondazione Accademia dei Perseveranti
    • Login
  • Prodotti
    • LiBeR
    • LiBeR Database
    • Pubblicazioni
    • LiBeR in formato digitale
    • Download
    • Bookshop
  • Eventi
  • Newsletter
    • Archivio delle newsletter
  • Rubriche
    • Progetti
      • Buone pratiche
    • Segnali di lettura
    • Strumenti infanzia
    • Zoom editoria
    • Scelti per voi
    • La cassetta degli attrezzi
  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube
  • RSS