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Officina Babùk

A febbraio in libreria

Hits: 333
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Tutto quello che brucia
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Tutto quello che brucia

 

Dopo 24 anni dai fatti del G8 di Genova ecco, finalmente in Italia, il primo libro per adolescenti interamente basato sulla cronaca di quegli avvenimenti, che tanto influirono sulle sorti dei movimenti antiglobalizzazione europei decretandone, a detta di molti, il lento declino. La storia, raccontata da Vicktor, sedicenne romano, studente del liceo Torquato Tasso, si svolge tra il 16 maggio e l’11 settembre di quell’annus horribilis che fu il 2001, culminato con l’attacco terroristico alle Torri Gemelle. Il tono febbrile, il ritmo incalzante della narrazione sono favoriti dall’uso del tempo presente indicativo e dal rapido periodare che bene illustra il punto di vista testimoniale del protagonista. Viktor è un ragazzo come tanti altri della sua età, intelligente, ma poco motivato, un ragazzo inquieto che parla molto con sé stesso, ed è chiuso in un “Io” che ancora non ha avuto accesso a quei sogni e a quei desideri che permettono il dispiegarsi di una “vita vera”, che non sia solo mero consumo di esperienze dettate da altri.
I suoi rapporti con la vita politica sono frammentari, osserva con distacco le dispute scolastiche tra Pariolini e Zecche, ma coltiva la sua coscienza pre-politica con buone letture, prima tra tutte Il sovversivo di Corrado Stajano, coinvolgente romanzo-inchiesta trans-generazionale sulla morte di un giovane anarchico. Ma è, soprattutto, la coetanea Chloé, “compagna di penna” francese, a indirizzarlo con decisione verso il Grande Movimento e verso Genova.
Sulla spinta di un inedito quanto struggente entusiasmo, Viktor si immergerà, così, nel caos di quei giorni, aprendosi a un mondo effervescente e multiculturale finora sconosciuto, fatto di relazioni spiazzanti e di forti emozioni, di vibrazioni di una piazza che al grido “Un altro mondo è possibile”, gli farà maturare la nuova consapevolezza di appartenere a un “Noi” inclusivo e liberatorio.
Il resto è storia. La violenta repressione delle “forze dell’ordine” si abbatte sui manifestanti, in una città che è un fortino inespugnabile e i suoi vicoli sono una trappola senza vie d’uscita, un cupo scenario da colpo di Stato sudamericano, dove gli innumerevoli abusi di potere (dal pestaggio nella scuola Diaz, alle torture nella caserma Bolzaneto) si consumano nella più completa impunità.

Riccardo Pontegobbi (da LiBeR 148)

Tutto quello che brucia
Daniele Aristarco
Feltrinelli, 2025, 175 p.
(Up)
€ 15,00 ; Età: da 14 anni

 

 

Hits: 418
Allora arrivò Sam
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Allora arrivò Sam

Ritorna in Italia, per Sinnos, Edward van de Vendel, uno dei maggiori scrittori olandesi per ragazzi. Allora arrivò Sam, come il precedente e bellissimo Misha, mette al centro bambini, animali e la loro relazione intensa e profonda. Questa volta un grande cane bianco entra silenziosamente nella vita di Kix ed Emilia, due fratelli che vivono nell’America rurale. Sam compare dal nulla, si avvicina alla loro casa ed è subito un colpo di fulmine. Da dove venga e a chi appartenga non si sa, ma Kix intuisce immediatamente quale canale comunicativo usare per avvicinarlo. “Voglio tenerti” sussurrò Kix al grande cane bianco “Io voglio tenerti”. E allora accadde, il cane si mosse verso Kix.”
Quello che si crea in questa storia è una lenta costruzione di relazione, pagina dopo pagina, affiancata a un lento dipanarsi della verità che sta alle spalle di Sam, ovvero la sua storia dolorosa. Van de Vendel ci racconta una dimensione relazionale tra i bambini e l’animale che sembra non ubbidire soltanto ai cinque sensi classici, ma arricchirsi di altre possibilità sensoriali, come teorizzato da Rudolf Steiner con i suoi dodici sensi. La comunicazione tra i bambini e il cane sembra affiancare ai sensi tradizionali, quello del pensiero, della parola e dell’anima, facendo vibrare il nostro cuore di lettori che assistiamo alla nascita di un amore.
Gli adulti non nascondono ai bambini ciò che pian piano emerge sul conto di Sam. “La verità, ecco cos’era. Kix sentiva di nuovo il sasso dentro, un sasso quadrato e nero. Sam aveva vissuto cose brutte. Brutte, cattive che non erano inventate.” In questo particolare sentire di Kix c’è la capacità non solo di comprendere il cane ma anche il suo primo padrone, un uomo ai margini, mentre gli adulti — soprattutto il padre— sembrano incapaci di ascoltare e vorrebbero risolvere tutto con l’azione, con la forza. Ma non è quella la strada, ci suggeriscono Sam e Kix, il mondo animale e il mondo bambino, ancora una volta uniti per farci capire in che cosa l’umanità deve cambiare.
Un ultimo elogio va alla copertina graficamente elegantissima e alle illustrazioni di Philip Hopman — entrambe fedeli all’originale — che accompagnano la storia, consegnando ai lettori il piacere di un iconotesto perfettamente a loro misura.

Cristina Busani (da LiBeR 149)

Allora arrivò Sam
Edward Van de Vendel
ill. di Philip Hopman;
trad. di L. Pignatti
Sinnos, 2025, 144 p.
(Narratori)
€ 14,00; Età: da 8 anni

Hits: 502
Adele
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Adele

Puntualmente intrecciando dimensione introspettiva e riflessione storica, Adele (Sinnos 2025), nuovo romanzo young adult di Anna Vivarelli, si apre – e si chiude, circolarmente – in un luogo preciso: un palazzo settecentesco “imponente e signorile” del centro di Torino. Qui vive Adele, protagonista di una storia di formazione che la ritrae in principio ancora bambina, alle soglie dell’adolescenza, e infine giovane adulta, cresciuta in anni e in altezza ma soprattutto in termini di costruzione della propria identità e di un senso compiuto del sé. Figlia unica di un operaio di fabbrica e della custode del palazzo, Adele vive invero negli spazi angusti della portineria, dormendo in un letto a scomparsa e giocando con la palla – nascostamente, poiché le viene proibito – nello stretto passaggio che i condomini chiamano “il vicolo delle biciclette”. A un’infanzia privata di spazi personali e di zone franche in cui essere, fino in fondo, bambina, l’autrice contrappone una figura adolescente (Giulio, figlio – anch’egli unico – della proprietaria del palazzo) che può godere del più ampio appartamento del piano nobile. La contrapposizione, tuttavia, è solo apparente, perché Giulio, pur occupando una posizione sociale elevata, condivide con Adele la medesima condizione esistenziale di solitudine. Adele e Giulio sono soli perché figli di madri anaffettive e abbandoniche, nonché di un’Italia, quella dei primi anni Sessanta, intellettualmente miope, gretta, perbenista e omofoba, di fatto soffocante le libertà e gli slanci immaginativi personali. Le solitudini dei due personaggi si incontrano, allora, in quello spazio interstiziale – il “vicolo delle biciclette” – che da anfratto marginale diviene innesco prezioso di un’amicizia e insieme di un duplice riscatto sociale. Fondato su un patto di verità che le avversità della vita talvolta rompono, il riscatto di Adele e Giulio si traduce in un ritorno ai luoghi d’infanzia con la consapevolezza, da parte di entrambi, che la libertà va ricercata nel profondo del sé, chiamato anzitutto ad accettarsi e ad amarsi se vuole, come i protagonisti di Vivarelli, vivere secondo le proprie virtù e le proprie idee di società e di famiglia.

Elena Guerzoni (da LiBeR 149)

Adele
Anna Vivarelli
Sinnos, 2025, 208 p.
(Zona franca)
€ 15,00 ; Età: da 14 anni

 

 

Hits: 482
Bianco: paesaggi, storie, montagne oltre i confini
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Bianco: paesaggi, storie, montagne oltre i confini

Ho passato la notte in bianco!”: l’origine del modo di dire risale al Medioevo, quando i cavalieri, prima della cerimonia di investitura, passavano la notte in preghiera, vestiti di bianco per purificarsi, in attesa del gran giorno. C’è il bianco dell’igiene e del pulito, il bianco dell’ospedale, l’essere neri in una classe di bianchi, l’alzare bandiera bianca, le morti bianche sui luoghi di lavoro. E ancora “hai carta bianca!”, “ho paura della pagina bianca”, il bianco del lutto in alcune culture, i bambini di ghiaccio che congelano le proprie emozioni, le Olimpiadi bianche Milano-Cortina 2026, le indagini di Lega Ambiente sulla neve che non c’è, i ghiacciai che scompaiono e la polar education: sono tanti i significati del bianco, nei modi di dire, nell’immaginario e nelle storie esplorati in questo numero “invernale” di LiBeR, e a volte sono significati ambivalenti. La radice linguistica indoeuropea di bianco significa “essere vivido”, “brillante”,” luminoso” ma bianco significa anche “pallido”, “vuoto”. Il bianco si pone ai due estremi della gamma cromatica, può essere opaco oppure brillante; la lingua latina li distingue, e usa due parole diverse: candidus è il bianco abbagliante, albis è il bianco opaco; può significare sia la somma di tutti i colori che l’assenza dei colori. Come di consueto, accanto ai numerosi interventi di approfondimento sulle declinazioni del nostro tema candido, non mancano bibliografie ragionate, e tanti consigli di lettura per bambini e bambine, ragazzi e ragazze.

Contributi di Vinicio Ongini, Fabio Tullio, Vanda Bonardo, Andrea Nicolussi Golo, Davide Schirò, Manuela Trinci, Giulia Mirandola, Elisa Palazzi, Francesca Brunetti, Alice Bigli; la copertina e le illustrazioni degli interni sono realizzate da Paolo Moretti, che ringraziamo per il prezioso contributo.

 

Hits: 1927
Tre dita
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Tre dita

 

Cosa accade nel cuore, nella mente, sul corpo di bambini e bambine quando si trovano costretti a vivere dentro una guerra. Considerato questo mondo, cercare di accostarci a quel sentire è imprescindibile. Muove da questo Tre dita di Massimo Canuti. E dal desiderio di indossare il vissuto del padre quando era un bambino di soli undici anni, perso nelle maglie della seconda Guerra Mondiale, nel frangente tormentatissimo dell’Armistizio – già arduo da capire allora per gli adulti – e nel contesto del paese toscano di Bettolle. Così, con la voce fresca e venata di umorismo di Nado e una scrittura sensibile e intelligente, emergono i ritratti della madre – presa in un rapporto “ravvicinato” con Dio – del padre, fine artigiano dei saponi che dissente dall’ossequio al fascismo, degli amici con cui condivide prima giochi e scherzi e poi, ispirandosi al più caro già vicino alla Resistenza, un gruppo d’azione e “di coscienza politica”. In tutto questo Nado conosce il dolore del lutto in famiglia, e il potere mortifero della guerra sul proprio corpo, quello della bomba che, ignaro di cosa si tratti, gli esplode tra le mani (sarà salvato da un tedesco e anche su questo rifletterà): non c’era scritto “Attenzione”, “come se a chi l’aveva costruita non fosse importato un accidente se a morire fosse stato un bambino, un adulto un nemico o un amico”. Resta con Tre dita, appunto, e il romanzo è scandito da resilienti liste di tutto quello che si può ancora fare … come “scolpire una saponetta” (diventerà uno scultore eccelso, raccontato nel documentario Nado di Daniele Farina, 2025). La sua è una progressiva struggente presa di coscienza di quello che, ancor più allo sguardo dell’infanzia, appare come l’inconcepibile atrocità della guerra: “esiste forse un ordine più stupido dell’uccidere un uomo?”. Nado si interroga su chi siano davvero i tedeschi (“avresti dovuto capirlo dove stavano i buoni e dove invece i cattivi...”) e, in bilico tra la fede strenua della madre e l’ateismo dell’amico, non esita a chiamare in causa Dio sul perché di tutto questo. Nel finale capolavoro, sempre a proposito di “cose che si possono fare con tre dita”, ci lascia per sempre l’immagine di una Resistenza “marcondirondera” secondo l’infanzia. Nado Canuti: che sarà artista partigiano.

Maria Grosso (da LiBeR 148)

Tre dita
Massimo Canuti
Uovonero, 2025, 264 p.
(I geodi)
€ 16,50 ; Età: da 11 anni

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