Storia piccola
Cristina Bellemo, ill. di Alicia Baladan
Topipittori, 2015, p. 34
€ 20,00 ; Età: da 5 anni
Le pagine di questo libro immergono i lettori in un paesaggio che è una mappa affettiva e un sogno d’infanzia. La visione d’insieme combina astrattismo, surrealismo, tradizione illustrativa fiabesca e molto senso dell’assurdo del paradosso (viene in mente, fra le altre, la lezione di Anthony Browne). Fra fiaba, poesia e moderno apologo illuminista è narrata con eleganza la storia del principe bambino e dei suoi Reginamamma e Reginapà. La fiducia è nella ragione e nelle conquiste dell’autonomia: bambino e genitori festeggiano ogni sua conquista, in particolare ogni parola, che Beniamino impara, e che è pensiero, mondo, emozione e orizzonte della sua crescita.
Ogni conquista del bambino non è però fonte di orgoglio dei genitori, in quanto qualcosa che loro ricevono in cambio del loro lavoro educativo, bensì è qualcosa che loro lasciano andare. Una piuma di quelle ali che, insieme alle radici, sono i poli della relazione genitori figli, come dice anche la saggezza popolare.
Le conquiste dell’autonomia di parola e di pensiero sono varchi verso le avventure e hanno come direzione ciò che è sconosciuto: mammepapà/io/sete/paura/Pietro/lontano.
Ogni parola, ogni pagina è una festa e un mondo di relazioni: una festa per gli occhi, nelle costruzioni di Alicia Baladan che invitano alla scoperta di costruzioni escheriane, paradossali, visionarie, dove più che binomi fantastici c’è tutta una geografia fantastica fatta di elementi naturali in cui il bambino sta nudo, oppure di una notte di cubi e lupi, lo spazio fra gioco e timore, fra natura e cultura, fra controllo e tenebra, in cui il bimbo è tenuto stretto e confortato, dicono le immagini, mentre il testo dice che anche i papà fanno cose strane come dormire con le ciabatte infilate. Una terra disegnata dove linee rette e curve convivono perfettamente, in giochi geometrici e cromatici che contrappuntano le immagini, dense di rimandi colti, e costruiscono un libro sognante pieno di poesia. È proprio il regno del sogno e delle cose immaginate, raccontato a parole da Cristina Bellemo, il regno “di ciò che è cercato e atteso,” il regno dei desideri, a essere degno del più bel concerto fuori programma, perché l’amore sano è quello che lascia andare, quello capace di dire “fai buon viaggio”.
Marcella Terrusi
(da LiBeR 109)
Storia piccola
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