Mia sorella è un quadrifoglio
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Mia sorella è un quadrifoglio

Mia sorella è un quadrifoglio
Beatrice Masini, Svjetlan Junakovic
Carthusia, 2012, p. 32
(Ho bisogno di una storia)
€ 15,90 ; Età: da 5 anni

Il libro nasce da un progetto con la Fondazione Paideia Onlus, l’Associazione Cepim-Torino (Centro Persone Down) e la collaborazione di insegnanti e alunni di varie scuole torinesi. La storia è narrata con uno stile chiaro, accurato ed elegante. La capacità di comunicazione dell’infanzia è messa in luce da un linguaggio semplice e limpido attraverso la voce di una bambina che racconta gli avvenimenti in cui è coinvolta con la famiglia dopo la nascita della sorellina diversa dagli altri bambini. Viola è un po’ gelosa di Mimosa dalle “guanciotte come un criceto” e “gli occhi [che] spariscono nelle pieghe della faccia”, ma nota che crescendo ha molte difficoltà e ci vuole tanta pazienza con lei. La gente la guarda, poi fa finta di ignorarla, ma con il sorriso, l’allegria e gli abbracci conquista tutti. Viola confessa a un’amica che i fratelli sono “una cosa complicata” perché sono più piccoli, “ti rubano lo spazio” e la cosa si accentua se la sorella è anche diversa. Viola non accetta tutto da Mimosa, certe volte si ribella e considera eccessiva la protezione che i genitori hanno per la piccola che la imita, anche nel voler sentirsi “grande” come lei. A scuola la prendono in giro, purtroppo Viola sa bene che Mimosa non è normale, anche se la considera speciale, perché pensa che tutti siamo diversi e tutti speciali. “In un prato c’è posto per tutto: i quadrifogli, le farfalle, le coccinelle, le formiche, i fiori” e Mimosa è un quadrifoglio. Quando giunge il momento per la piccola di andare a scuola,Viola pensa che non imparerà come gli altri, ma con i suoi bellissimi disegni viola e giallo conquisterà anche le maestre.
L’illustratore, con belle tavole dall’impostazione grafica di ampio respiro e di alto livello e con il dinamismo delle figure sorridenti e i colori caldi dominati da tenui viola e gialli, dà vita a un linguaggio che va oltre la vicenda narrata, dimostrando tanto rispetto per Mimosa, che è sempre vista di spalle o con la faccia che s’intravede appena. Il suo viso di piccola Down ridente, si vede solo quando è piccola, ripetuta in un festoso girotondo, e nell’ultima pagina quando abbraccia un pupazzo.

Maria Letizia Meacci
(da LiBeR 96)