La gita di mezzanotte
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La gita di mezzanotte

La gita di mezzanotte
Roddy Doyle; trad. di A. Peroni
Salani, 2012,p. 158
€ 11,00 ; Età: dai 10 anni

Non solo gli umani faticano a lasciare la terra. Tansey è morta di influenza a 25 anni e, come tutti quelli che se ne vanno lasciando un figlio piccolo, si è fermata nei “paraggi”, in qualità di fantasma, per vedere Emer “crescere ancora un po’”. Ora la sua bambina di anni ne ha... più di 80. “Perché sei rimasta così a lungo?” le viene chiesto, “Oh Signore, è proprio questo il problema.”
Così, quello che si presenterebbe come un romanzo per raccontare la complessità dei sentimenti legati alla morte, diventa un inno alla vita. Più introspettivo e poetico che in passato, Roddy Doyle mantiene la sua ben nota spigliatezza creativa, nonché il suo humor sapientemente dosato, dando vita, in un mix di realtà e fantasia con echi dickensiani (vedesi A Christmas carol) a una storia in cui si intrecciano due registri narrativi : uno di dialoghi, ironici e cadenzati a ritmo di sceneggiatura, uno più discorsivo riservato ai flashback. Protagoniste quattro donne di generazioni diverse: la dodicenne Mary, sarcastica e aspirante chef; Scarlett, la madre, forte e tenera che tiene testa a tre figli adolescenti; Emer, la buffa nonna “spilungona” che in ospedale, prossima ad andarsene, chiude gli occhi “per fare le prove”; Tansey, la bisnonna fantasma cresciuta nell’Irlanda di inizio secolo tra mucche e levrieri “che sembrano ombre”.
La vicenda, la storia di una reunion familiare con tanto di fantasma e di un breve viaggio, è semplice e Doyle si concentra sui personaggi che, rispecchiandosi l’uno nell’altro ed esaltando differenze e affinità, scoprono, come in un gioco di matrioske, lo stesso sentimento di nostalgia dolorosa per la vita che se ne va – per Mary sarà la fine dell’infanzia – e tuttavia la stessa tenerezza per l’esistenza capace di sorprenderci in ogni istante. E in questo senso la gita notturna da Dublino a Wexford, perché Emer possa rivedere per l’ultima volta la casa d’infanzia, diventerà gita-metafora: sarà un ritrovato senso del “viaggio” come irrepetibile occasione, oltre la meta e l’età, a sconfiggere la perdita.

Elena Baroncini
(da LiBeR 96)