Kill all enemies
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Kill all enemies

Kill all enemies
Melvin Burgess; trad. di L. Baldinucci
Mondadori, 2013, p. 280
(Chrysalide)
€ 16,00 ; Età: da 15 anni

Il nuovo libro di Melvin Burgess, romanziere inglese dallo straordinario talento nel descrivere vite marginali di adolescenti, ha un forza dirompente. La motivazione di fondo dello scrittore è di restituire voce alla verità di alcune storie di ragazze e ragazzi violenti, alla loro rabbia. Sono ragazzi veri che Burgess ha conosciuto, intervistato, ritratto qui con l’intento di restituire loro un poco di giustizia e dignità, di mostrare la bellezza della loro forza di riscatto, l’eroismo di chi riesce a diventare se stesso in contesti impossibili.
La lettura di questo romanzo può aiutare a ripensare agli stereotipi, a ciò che non si vede perché è nascosto, perché è indicibile, perché è rivestito di rabbia e dolore. Ci sono ragazzi coinvolti continuamente in episodi di violenza fra pari e non, risse e percosse che segnano i loro volti. A scuola sono i bulli, i violenti, i sociopatici, quelli incapaci di vivere in società, che vengono buttati fuori, nella migliore delle ipotesi in istituti speciali. Gli adulti sono tutti, tolte rarissime eccezioni, prime vittime e carnefici.
All’inizio il lettore è spaesato, i personaggi si confondono, gli eventi sono frammentati, assumono una crudezza stridente, perché sono solo fatti. Poi ci sono bugia e mistificazione, ciò che appare tradisce continuamente ciò che è, perché ciò che è, è un indistricabile groviglio di violenza, di relazioni impari, di sopruso. E le cose peggiori avvengono dentro casa, e dentro la scuola. Fa eccezione l’istituto Brant, ma il lettore non pensi di riposarsi troppo là dentro, dopo poche pagine si è già fuori di nuovo, e l’idea che una madre rifiuti la propria figlia, gli neghi protezione e accoglienza, è l’inferno più grande, che tutto sovverte, a cui non si riesce a credere. Tre i personaggi principali, fra loro il magnifico ritratto di Billie. Billie fugge, parla, si difende, aggredisce, è in allerta continua. Ha il pensiero della sorella minore e di uno dei tanti patrigni senza controllo. L’alcool, il sesso, il lavoro che c’è o più spesso manca, la famiglia come luogo centrifugo o carcere: questi sono gli elementi che ricorrono in un romanzo che si legge in due giorni. Leggendo si soffre, come quando si è testimoni impotenti di ingiustizie al danno dei più deboli, ma si impara anche a guardare oltre le apparenze, e a rispettare i destini degli altri.

Marcella Terrusi
(da LiBeR 100)