Io
Menena Cottin; trad. di I. Carmignani
Gallucci, 2011, p. 24
(Illustrati)
€ 10, 00 ; Età: da 3 anni
È un terreno franoso, che apre a scenari di complessità, quello su cui si muove la venezuelana Menena Cottin. Che per i suoi albi illustrati, adatti ai più piccoli, ha dimostrato di prediligere temi dallo spiccato spessore filosofico. Dopo aver esordito felicemente con Il libro nero dei colori – una digressione multisensoriale sul colore, condotta attraverso immagini e parole scritte anche in Braille – Cottin torna con due piccoli, si potrebbe definirli, saggi illustrati di filosofia per bambini, dedicati al concetto di identità (Io) e di tempo (Il tempo), editi ancora da Gallucci.
Si tratta di temi – com’è noto – astratti e sfuggenti, infiniti, su cui l’uomo si interroga dall’inizio dei tempi, riuscendo difficilmente a trovare certezze nonostante il ricorso alla scienza. Identità e tempo sono nondimeno questioni inerenti la crescita psicoemotiva e intellettuale del bambino, a cui si chiede precocemente di conoscere se stesso e il mondo in cui si trova a vivere.
Sfogliando le pagine di Io – albo che si è scelto di analizzare in questa sede – colpisce l’essenzialità del disegno e del testo, e al contempo la profondità del messaggio che insieme evocano. Nella prima pagina, un neonato in una culla si autodefinisce “io”. Di seguito egli nomina le sue persone e gli oggetti di riferimento: mamma, papà, nonni e una palla. Nell’immagine finale troviamo il bambino cresciuto accanto alla culla, in cui un fratellino (o sorellina), ancora, si autoproclama “io”. L'egocentrismo del bambino nella culla si abbandona crescendo e sviluppando la rete di relazioni con ciò che lo circonda. L’identità si forgia nel rapporto con l’altro ed è un processo che non si esaurisce, perché per tutta la vita siamo chiamati a gestire ciò che si pone come altra identità o altra cosa rispetto a noi. Per caso, contestualmente alla redazione di questa recensione, chi scrive ha scoperto una frase (ne Il traditore di André Gorz) che ben si associa al senso profondo dell’opera di Menena Cottin: “Dandomi Te, mi hai dato Io”.
Sara Deriu
(da LiBeR 93)
Io
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