Il sergente Agostino
Featured

Il sergente Agostino

Il sergente Agostino
Rosetta Spinelli, ill. di Amalia Mora
Pratibianchi, 2015, p. 91
(Le lanterne)
€ 9,00 ; Età: Età: da 12 anni

L’ampia cascina di una grande famiglia patriarcale in località Calpena, nel trevisano, una sera di novembre del 1919: la Grande Guerra è finita da un anno e Agostino Campo Dall’Orto, classe 1884, la guerra l’ha combattuta da sergente nei bersaglieri, in quanto unico figlio diplomato. Mentre la moglie Mita e i figli si preparano per la notte, Agostino apre il primo libro che gli capita sottomano e su una delle prime pagine bianche abbozza una lettera per la richiesta di indennità di guerra, indirizzata al Comando del suo Reggimento.
Da ogni passaggio della lettera ricostruiamo, insieme al protagonista che li sta dolorosamente ripercorrendo, gli episodi nei quali questo sottufficiale è stato direttamente coinvolto: il patriottico senso del dovere con il quale partì per il fronte; le tregue sul campo, le rare licenze, l’inferno delle trincee, l’orrore dei compagni massacrati. Infine il violento attacco delle forze austroungariche e lo sfondamento delle difese italiane a Caporetto, paesi in macerie saccheggiati e ridotti alla fame, i 300.000 prigionieri di guerra e le deportazioni. Anche Agostino finisce nel campo di concentramento tedesco di Zerbst, dal quale verrà liberato solo nel febbraio del 1919, ad armistizio già firmato. Il deperimento fisico e psicologico patito nei mesi di prigionia non è facile da superare: “i segni sul corpo e nell’anima non sarebbero mai scomparsi e, benché fossero passati più di otto mesi da quando era tornato a casa, Agostino ancora tremava la notte e rivedeva le facce e risentiva le voci dei suoi compagni rimasti lì, sepolti lontano da casa”. Inquietudini e paure che diventano una seconda prigione, per chi è sopravvissuto a un orrore e percepisce, dentro e intorno a sé, il vuoto incolmabile di non poterlo comunicare: “le parole giuste non esistevano, non le avevano ancora inventate”. Poi arriva la fine dell’anno, una festa di capodanno fra reduci giù in paese, fra canti e bottiglie di vino; e qualcosa si scioglie, uno spiraglio di futuro lentamente si apre.
In appendice al volume, la foto di Mita e Agostino e l’originale della bozza di lettera ci fanno capire che abbiamo appena letto la ricostruzione di una storia vera.

Fausto Boccati
(da LiBeR 107)