Il guerriero di Annibale
Janna Carioli, disegni di Giulia Orecchia
Mondadori, 2010, p. 91
(I sassolini a colori. Blu)
€ 7,50 ; Età: 8-10
Quasi tutti i libri di storia non dimenticano di annoverare tra i grandi condottieri e strateghi della storia il cartaginese Annibale, famoso per le sue vittorie durante la seconda guerra punica. L’eroe di Cartagine attraversò i Pirenei, la Provenza e le Alpi per sconfiggere i romani. La sua non fu però una vittoria definitiva. L’uomo che aveva guidato Cartagine fu in seguito sconfitto, costretto alla fuga, all’esilio, e infine scelse il suicidio pur di non cadere in mano nemica mentre la sua città era ormai ridotta a un cumulo di macerie.
La sua vita avventurosa ha ispirato migliaia di scritti, di rivisitazioni, di ricostruzioni grazie anche alle memorie del greco Polibio che assistette alla distruzione di Cartagine e la raccontò vestendo i panni di quello che oggi definiremmo un giornalista, embedded, cioè un cronista al seguito delle truppe che, nel caso di Polibio, erano quelle di un generale romano.
Tra i tanti modi di raccontare le gesta e la personalità di Annibale, Janna Carioli in Il guerriero di Annibale sceglie una ambientazione contemporanea e narra l’incontro fortuito tra un ragazzo dei nostri tempi e un soldato di duemila anni fa di nome Bomilcare che ancora spera di ricongiungersi al suo capo e di ritornare a Cartagine. In un felice incrocio tra contemporaneità e passato, l’autrice ci regala una doppia storia: ci sono Lorenzo e Caterina, due amici per la pelle, e c’è il soldato di Annibale che rievoca grandi gesta compiute da un esercito di 50.000 uomini e da 37 elefanti.
In effetti, la fama di Annibale forse non si sarebbe mai potuta radicare con tale forza e giungere sino a noi se non avesse avuto dalla sua i grandi pachidermi la cui sola vista, in battaglia, disorientava il nemico.
Che l’elefante goda di una popolarità antica ce lo ricordano anche la letteratura, il cinema o le cronache: dal piccolo Jumbo dello zoo di Londra, al re con proboscide Babar che tanto successo ha avuto nella letteratura per l’infanzia, sino all’elefante Salomone-Solimano che il premio Nobel José Saramago ha reso protagonista del suo fortunato romanzo Il viaggio dell’elefante. Anche Annibale aveva il suo elefante, si chiamava Surus e le cronache raccontano essere stato l’unico dei grandi mammiferi a non perire in battaglia o per gli stenti della guerra. Morì in seguito per una banale malaria ma non prima di aver regalato fama e lustro al suo condottiere Annibale.
Vichi De Marchi
(da LiBeR 88)
Il guerriero di Annibale
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