Giorno di neve
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Giorno di neve

Giorno di neve
Komako Sakaï; trad. di M. Kitamura
Babalibri, 2007, p. 36
€ 12,50 ; Età: 3-6

Occorre un talento particolare per narrare la neve, perché testo e immagini non possono essere realizzati secondo gli stilemi tradizionali dell’albo illustrato (colori accesi e testo accattivante). Il colore, innanzitutto: quale sarà quello adatto? Il bianco, verrebbe subito da dire, ma se così fosse non si distinguerebbe dalla pagina vuota. E il testo? Come rendere il silenzio e insieme la magia della neve che cade? Con quale ritmo? Sorprendentemente ci riesce la giapponese Komako Sakaï: sceglie il colore a prima vista meno adatto a un libro per bambini, il grigio, in diverse tonalità, ravvivato da rari tocchi di rosso e dal giallo chiarissimo degli abiti, rendendo perfettamente l’atmosfera. Nelle ultime pagine si accosta meravigliosamente al nero del cielo notturno, quando, la sera, il piccolo esce finalmente a giocare. Perché è questo che avviene ai bambini, quando nevica: desiderano sopra ogni altra cosa giocare con la neve.
La storia si svolge nell’arco di una giornata, da mattina a sera, con gli imprevisti che una abbondante nevicata causa: niente scuola, niente spesa, niente giochi in giardino. E così il piccolo coniglio è costretto a rimanere in casa, anche quando vorrebbe giocare; ma poi riesce a fare qualche palla di neve sul balcone di casa, e gioca a carte con la mamma. Nel frattempo giunge una telefonata dal papà lontano…
Se il libro riesce a raccontare quella sensazione di tempo sospeso (“Mamma, sembra di essere soli sulla terra”) lo fa grazie a frasi brevi, semplici, interrotte qua e là da puntini di sospensione, laddove si intrecciano due piani narrativi, quello cronologico e quello drammatico-emotivo, meno evidente ma motore del racconto, intessuto di attese – l’attesa di uscire di casa e di stare nella neve, l’attesa che smetta di nevicare, l’attesa dell’arrivo del papà (e, implicitamente, il timore che qualcosa gli impedisca di arrivare). Il tutto è reso in tono piano e di fatto rassicurante.
Narrato in prima persona, introduce il punto di vista infantile senza il filtro dell’esperienza adulta: prima d’ora solo Uri Shulevitz era riuscito a farlo con il suo Neve.
Bene ha fatto dunque l’editrice Babalibri a pubblicare questo libro che, raccontando l’incanto della nevicata, sa accordare in modo così lieve il reale e il surreale.

Angela Dal Gobbo
(da LiBeR 78)