La canzone di Orfeo
David Almond;
trad. di G. Iacobaci, W. Ricketts
Salani, 2018, 248 p.
€ 14,90 ; Età: da 11 anni
Ci sono territori in cui occorre entrare con cautela, con la capacità di sostare sospesi sulla soglia, interrogandosi e interrogando. Ci sono territori che è meglio lasciare alla mitologia se non si è narratori convincenti. Almond è di certo un grande narratore e può permettersi un incedere sicuro nel mito e la messa in scena di una storia di amore e di morte, agguantando quel serpente che uccide Euridice, seguendo Orfeo nell’aldilà, ponendo il passo proprio lì dove non solo Virgilio e Ovidio, ma anche Canova, Delacroix, Rodin e Waterhouse l’hanno già posto.
Costruisce, Almond, un incipit esemplare che agguanta e incanta chi legge senza lasciare possibilità, un incipit che anticipa la fine e lascia ogni interrogativo attorno al principio e allo sviluppo: “Io sono la sopravvissuta. Quella che racconta la storia. Li conoscevo entrambi, so come hanno vissuto e come sono morti.” Questa capacità di ingaggiare il lettore, di renderlo cosciente dei movimenti e delle intenzioni che lo sosterranno nella lettura è una cifra costante della narrazione. Almond si rivolge, attraverso le parole della narratrice, a chi legge, incalzandolo, spronandolo: “Seguitemi, una parola dopo l’altra, una morte dopo l’altra. Non esitate. Avanzate con me nella notte. Non ci vorrà molto. Non voltatevi indietro”. Il lettore tiene in mano la trama del mito e, sbirciando attraverso questa, struttura le sue aspettative, accoglie la storia dell’amicizia amorosa di Claire e di Ella, i movimenti di cuori giovani e desideranti, le serate ardite di alcol e canti, l’inevitabile amore fra Ella e Orpheus. Sfogliamo le pagine consapevoli di quel mazzetto di fogli neri che ci aspetta prima della fine, presentiamo e temiamo ciò che troveremo scritto bianco su nero.
Non ho letto il testo in lingua originale, ma la traduzione ci rende un ritmo sincopato, che rinfocola aspettative e suspense, unito a una ricchezza lessicale che rende spessa ogni frase.
Giovinezza, amore, predestinazione, morte: ci confrontiamo col dramma, con l’intensità. La giovinezza esce dal confine consolatorio di scuola, compiti, famiglia, crescita, e si confronta con le grandi passioni, con le tensioni ideali, col rischio, con la morte e con l’eternità.
Nicoletta Gramantieri
(da LiBeR 122)
La canzone di Orfeo
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