Dopo la straordinaria accoglienza di Radici, Else e Orecchio acerbo presentano
Animali
“Se incontri un leone, non guardarlo negli occhi”
Il pulcino romeno, il coccodrillo sudanese, il gatto ucraino, il toro etiope, l’ape regina algerina, il leone sudanese, l’araba fenice palestinese, il papagallo bengalese, la mucca maliana, le mucche gambiane, l’osayuki nigeriano, il cobra bangladese, il cavallo indiano, la pecora senegalese, l’elefantessa bangladese, il cammello afghano, la iena eritrea, il pesce rosso bangladese.
Un bestiario – sullo sfondo di fiumi, pascoli, montagne, foreste, villaggi e case africani, asiatici, europei – che racconta dolori, gioie, fallimenti, rivolte e speranze della nostra vita, di noi donne e uomini che il nostro paese e i nostri cari abbiamo dovuto lasciare.
“A valle, vicino al fiume, sotto un albero, aspettavano di far ritorno a casa.
Quel giorno, come sempre, avevano trasportato grossi tronchi di alberi dalle pendici della montagna, lì dove le macchine non potevano arrivare, fino giù alla strada. Per vent’anni avevano lavorato insieme, l’elefantessa e il suo padrone.
Lui l’aveva comprata ancora giovane, l’aveva allevata e addestrata. Adesso all’improvviso tutto si era capovolto, e Lokky con un terribile barrito, dopo averlo ucciso, si era scagliata contro la sua macchina distruggendola.”
Racconti, racconti reali, che diventano sogni, sogni a occhi aperti per dirci di un mondo in cui l’esistenza degli animali, soprattutto quelli selvatici, ci fa ancora sperare nell’esistenza dell’uomo. E così se per una volta fossimo noi a essere osservati da loro con occhi vigili e diffidenti? Ritroveremmo forse le nostre origini nello sguardo di esseri così simili e così diversi?
“Appena a casa, lo circondavamo e gli chiedevamo di raccontarci la sua storia,
la storia del cammello Deldal. Ci sedevamo in cerchio e ci coprivamo tutti con una grande coperta che aveva cucito nostra madre. Poi lui prendeva una dose di tabacco, la metteva tra la gengiva e il labbro e cominciava a raccontare. Nostalgia per il tempo passato, quando ci penso mi viene da piangere, come da bambino piangevo tutte le volte che nella storia il cammello Deldal veniva ferito e mio padre lo abbracciava.”
Raccontando dei nostri animali siamo tornati all’infanzia, in quel tempo dove bambini e animali sono capaci di vedere quella strana somiglianza fatta di innocenza e bellezza inconsapevole. Qui e ora, da adulti, è con gli occhi del bambino che ciascuno di noi ricorda l’animale, quello che ha lasciato una traccia. Una traccia che ci riporta a persone e paesaggi perduti, a eventi tristi,
al calore di casa prima della migrazione. Con nostalgia, certamente. Ma non di un ritorno al passato, piuttosto di un futuro che quel passato sappia comprendere e fare proprio.
Dal Magreb all’India, dall’Europa alla Palestina, dall’Africa all’Afghanistan diciotto storie in un libro artigianale, serigrafato e allestito a mano con le straordinarie illustrazioni di Slim Fejjari.
20 pagine a colori e 20 in bianco e nero, serigrafato e cucito a mano, tiratura limitata, in libreria dal 10 dicembre a 30 euro.
Informazioni: Orecchio acerbo editore, viale Aurelio Saffi 54, 00152 Roma, tel. 0039.065811861, cell. 0039.3387115534, www.orecchioacerbo.com
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Storie di animali, e di migranti
A dicembre in libreria esce Animali per Orecchio Acerbo
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