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Storia di una matita

I nuovi incontri

Sabato 26 Gennaio: Milano, Libreria dei ragazzi, ore 17
Martedì 29 Gennaio: Milano, Mondadori P.zza Duomo, ore 10
Mercoledì 30 Gennaio: Milano, La Fabbrica delle Parole, ore 9
(L’iniziativa prende il nome di “Io scrittore”. Incontrerò un gruppo di bambini e scriverò una storia, molto breve, sul momento, raccogliendo gli elementi narrativi che via via saranno inventati dai bambini.)
Sabato 2 Febbraio: Brescia, Libreria dei ragazzi, ore 17
Martedì 5 Febbraio: Porto Recanati, Istituto Comprensivo "E. Medi"

Segui gli incontri nelle scuole e nelle librerie su: www.facebook.com/StoriaDiUnaMatita 

Titolo: Storia di una matita
Autore: Michele D'Ignazio
Editore: Rizzoli
Pagine: 120
Anno di pubblicazione: 2012 - 5a Edizione Novembre 2012
Prezzo copertina: 8,90 €
I grandi raccontati ai bambini, disordinati e confusi come non mai: un racconto simbolico che invita a sorridere sulle fissazioni degli adulti.
Lapo ha quasi trent’anni e si è appena trasferito in una grande città per realizzare il suo sogno: diventare illustratore. Le cose non gli vanno tanto bene. Viene rifiutato ai primi colloqui di lavoro, non riesce a farsi nessun amico, però Lapo ci crede e questo lo porta a mettere ogni difficoltà in secondo piano. Ci spera talmente tanto che a un certo punto, a partire dalle mani, tutto il suo corpo comincia a prendere la forma di una gigantesca matita. È uno sconvolgimento nella sua vita quotidiana: anziché pettinarsi deve temperarsi, lascia segni ovunque e si fa sgridare dal custode del condominio che è stufo di ripulire i suoi scarabocchi. La sua testa è diventata una gigantesca punta di grafite. Per uscir di casa, ha bisogno di un viso con degli occhi, delle orecchie, una bocca, uno per ogni circostanza, per ogni emozione: ne disegna più di un centinaio, e ben presto si rende conto che non bastano. Ma superato lo shock iniziale, il ragazzo-matita non si perde d’animo: si inventa un modo per comunicare con gli altri, trova un lavoro e si lancia alla scoperta di un mondo che ha un gran bisogno di essere ridisegnato e in cui, a sorpresa, non è il solo a essersi trasformato nell’oggetto simbolo delle proprie ossessioni.