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La voce degli alberi

A Carpi le storie e le figure di Frédéric Back, Iela Mari e Tullio Pericoli Carpi, 18 aprile – 21 giugno 2009
mostra installazioni giochi letture proiezioni

L’inaugurazione della Torre dell’Uccelliera e del Cortile del ninfeo, riaperti nella loro veste originaria di belvedere e giardino così come li aveva progettati in epoca rinascimentale il principe Alberto III Pio di Carpi, è accompagnata dalla mostra La voce degli alberi che ha per tema la natura, intesa come ciclo della vita che si rinnova e, allo stesso tempo, luogo dello spirito.
Il percorso espositivo propone il lavoro di Frédéric Back, Tullio Pericoli e Iela Mari.
I primi due artisti, rispettivamente attraverso il cinema d’animazione e il disegno, hanno interpretato il racconto L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono, storia esemplare che propone in chiave moderna il rapporto uomo-natura.
Iela Mari, con le sue tavole tratte dal libro L’albero, ci racconta invece la vita di un albero nel succedersi delle stagioni, fondendo perfettamente rigore scientifico e intensità poetica. Le illustrazioni di Iela Mari fungono da raccordo tra la sezione di mostra dedicata al racconto di Giono e quella naturalistica che presenta testi, immagini ed elementi naturali della quercia e del suo habitat. In occasione della mostra, la Torre dell’Uccelliera, spazio segreto e privato del principe, si è trasformata nello speciale contenitore di un’installazione audiovisiva che mira a coinvolgere lo spettatore con la forza, la poesia e le suggestioni dei disegni del film di Frédéric Back.

Jean Giono (1895-1970)
L’autore del libro L’uomo che piantava gli alberi, è nato in Provenza da una famiglia di origine piemontese. Ha interrotto precocemente gli studi per motivi economici e ha iniziato a lavorare, coltivando però il suo forte interesse per la letteratura e la filosofia. La sua opera comprende una trentina di romanzi e saggi, tra cui Il ragazzo celeste, Guanda 1999, L’ussaro sul tetto, Corbaccio 2001, Il serpente di stelle, Guanda 2002, Due cavalieri nella tempesta, Guanda 2003. Nei suoi libri, scritti con uno stile limpido e vibrante, ricorrono con frequenza alcuni grandi temi: il pacifismo, la ricerca della felicità collettiva, l’amore per la natura, l’ammirazione per l’impegno tenace e silenzioso. L’uomo che piantava gli alberi, scritto nel 1953, è un racconto di speranza, una storia esemplare di tenacia e perseveranza. Protagonista del libro è Elzéard Bouffier, un pastore che in totale solitudine compie un’impresa che cambia l’ambiente in cui vive e la vita delle generazioni future. Per anni quest’uomo pianta semi di alberi in una landa desolata riuscendo a far crescere un’immensa foresta là dove prima c’era soltanto un terreno arido e incolto. Un attuale e lungimirante messaggio di riconciliazione tra l’uomo e la natura.

Frédéric Back
Quando, nel 1982, Frédéric Back cominciò a progettare il film L’uomo che piantava gli alberi, aveva già alle spalle una lunga carriera con opere pluripremiate quali Abracadabra (1970), Illusion? (1975), Tout-rien (1980), Crac! (1982). Prodotti dalla televisione pubblica Société Radio-Canada, i suoi film avevano uno stile diretto e asciutto sui temi della tradizione popolare e dell’ambiente. La lavorazione del film durò cinque anni. Back voleva utilizzare il linguaggio dell’animazione per esaltare la potenza quasi biblica dei protagonisti del racconto: l’uomo e la natura. La scrittura semplice e piana di Giono, eppure così densa ed esauriente, andava secondo lui assecondata da un’interpretazione visiva impressionistica di largo respiro. La sua tecnica  del pastello secco a cera su fogli di acetato trasparente era in effetti adatta a questo scopo. Ne risultarono migliaia di quadri in movimento ai quali il gioco delle metamorfosi e delle dissolvenze conferì un ritmo lento e maestoso, esaltato da una lettura stentorea del testo integrale (particolarmente apprezzabili la versione francese di Philippe Noiret e quella italiana di Toni Servillo) e dalla esemplare edizione sonora di Normand Roger.  Il successo del film fu universale. Al Festival di Annecy del 1987 l’animazione mondiale tributò al grande maestro una lunga standing ovation e l’anno dopo giunse in premio Oscar. Back non si limitò a portare magistralmente sullo schermo uno dei più potenti racconti sociali della letteratura francese ma volle emulare il protagonista, Elzéard Bouffier, piantando intorno alla sua fattoria più di diecimila alberi (perché: “ … il cinema è effimero, come le immagini dei primi amerindi”). Naturalmente la piccola foresta è dedicata a Jean Giono.

Tullio Pericoli
Pittore e disegnatore a cui sono state dedicate mostre in Italia e all’estero, ha esplorato diversi percorsi artistici: ritratti, paesaggi, fumetti, pubblicazioni di disegni e saggi, regie e allestimenti teatrali. Tra i suoi libri più recenti segnaliamo I ritratti, Adelphi 2002, Otto scrittori, Adelphi 2003 Viaggio nel paesaggio, Nuages 2004, La casa ideale di Robert Louis Stevenson, Adelphi 2004.
Ritratti e paesaggi sono da sempre al centro dei suoi interessi. E sono i paesaggi infiniti e fantastici che è solito inventare, i grandi spazi che invitano lo sguardo a perdersi e ad allontanarsi, che ritroviamo nelle riproduzioni delle tavole esposte in mostra, tratte dal libro L’uomo che piantava gli alberi, pubblicato da Salani nel 1998. La storia di Jean Giono è affrontata da Pericoli con scelte artistiche singolari: il testo è punteggiato da schizzi a matita – i visi dei personaggi, le foglie, le ghiande, le colline – che come annotazioni a margine delle pagine ci accompagnano nella lettura. Nella seconda parte del libro la storia è invece raccontata con le sole immagini a china e acquerello: fiabesche e misteriose, colorate con calde tonalità, prima deserte, poi pullulanti di fronde, frutti, uccelli, acqua per farci comprendere a pieno il messaggio di Giono. Da segnalare una splendida tavola che si ispira ai grandi maestri della pittura: da Giotto a  Klee, da Mantegna  a Picasso, Pericoli ci regala il suo singolare e introvabile catalogo di alberi.

Iela Mari
Dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dalla fine degli anni ’60, si è dedicata alla creazione di libri per l’infanzia che hanno rivoluzionato il panorama editoriale italiano e che sono diventati poi classici indimenticabili. L’artista infatti, esprimendo una visione assolutamente all’avanguardia, ha ideato libri senza parole con immagini molto innovative dal punto di vista grafico. Sono storie, quelle di Iela Mari, poetiche ed essenziali, storie circolari che sembrano non avere fine e che i bambini amano farsi raccontare più e più volte, come se nel tempo consolidassero la loro forza narrativa. La casa editrice Babalibri, compiendo un’importante operazione editoriale, in questi anni ha ripubblicato, nella stessa veste grafica, alcuni libri di Iela Mari. Così nelle scuole dell’infanzia, nelle case, nelle biblioteche, i luoghi del leggere, i bambini hanno potuto riappropriarsi di storie come Il palloncino rosso, L’uovo e la gallina, La mela e la farfalla, L’albero, quest’ultima esposta in mostra. L’albero racconta col linguaggio delle immagini i cambiamenti che avvengono in una quercia nel succedersi delle stagione. La stessa inquadratura dell’albero, ripetuta nelle diverse tavole, si modifica a poco poco: improvvisi spostamenti, variazioni di colore, piccoli mutamenti, che sanno narrare alla perfezione il mondo della natura, le sue sorprese, i suoi misteri, la sua ciclicità.

La mostra è a cura di Alfio Bastiancich, Cinzia Bonci (equilibri), Emilia Ficarelli, Roberto Papetti e Gianfranco Pavarotti.

L’installazione audiovisiva nella Torre dell’Uccelliera è un progetto di Articolture

Con il patrocinio di
Ambasciata del Canada in Italia
Associazione Italiana Film d’Animazione
Radio-Canada

Informazioni:
Il castello dei ragazzi
Palazzo dei pio
59, piazza Martiri
41012 Carpi (Modena)
059 649961/83 tel
059 649962 fax
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http://www.castellodeiragazzi.it/