22 marzo -15 giugno 2014
Inaugurazione 21 marzo
La mostra
La cameretta è il centro del mondo dei più piccoli. Lì c'è un mondo unicamente loro. È lo spazio di creatività, fantasia, poesia. Parlandone, si tocca molto felicemente un tratto decisivo della crescita infantile (Antonio Faeti).
Dalla seconda metà dell'Ottocento, in Occidente, la fase dell'infanzia cessa di essere percepita esclusivamente come passaggio verso l'età adulta e il bambino diventa un soggetto con una propria dignità, proprie esigenze, propri ritmi, propri consumi.
Artisti, architetti, pedagogisti, designer e industriali diedero da allora un apporto significativo alla creazione di ambienti specificamente pensati per i bambini, sia nel privato (la famiglia, la casa), sia nel sociale (la scuola).
Pensarono anche ai giocattoli, con la stessa attenzione allo specifico infantile, in particolare di ambiente borghese. Il giocattolo acquisì, in quegli anni, un importante ruolo pedagogico, si pensi ai materiali didattici ideati da Maria Montessori e si pensi agli intenti di Mussolini di modellare i bambini del fascio anche attraverso i giocattoli.
Il percorso
Si parte col grande illustratore del “Corriere dei Piccoli” Antonio Rubino di cui sono presenti due splendidi lettini, dei tessuti ed esemplari di altri giornali per ragazzi a cui collaborava tra cui “Il balilla” e “Mondo bambino”. È una porta sul mondo dell'illustrazione qui espresso con birilli, giocattoli, tessuti coi personaggi del Corrierino, da Fortunello a Ciccio e Checca, da Bonaventura di Tofano a Sor Pampurio di Bisi.
Né può mancare un capitolo su Pinocchio con una splendida poltroncina di Attilio Mussino, un visionario lampadario e speciali pinocchi in legno, da quelli tradizionali delle ditte gardenesi a quelli di Disney realizzati dalle manifatture più importanti come la Cavalli e Poli. che deteneva l'esclusiva della Disney per l'Italia e l'impero e la Norimberga .
E di Disney ecco vari personaggi di un topolino ancora col muso lungo degli anni trenta, realizzati dalla Sevi e dalla Saracco.
Poi una esemplare cameretta in bassorilievo che è un compendio dei personaggi delle illustrazioni da Pinocchio a Topolino agli animali delle favole di Fedro ed Esopo
Un posto speciale occupa la ditta Lenci di Torino che dal 1920 alle famose bambole Lenci affianca una produzione di mobili e suppellettili destinati all’infanzia molto fantasiosi e colorati, disegnati da Gigi Chessa, una cameretta con frutta fiori e cuoricini, a Mario Sturani (Ivan Benzina) un salottino con pupazzetti intagliati, poi svariati lampadari con personaggini, vasetti di fiori, uccellini e tanti pupazzi in pannolenci. Fanno grande tenerezza le bambole ispirate da Dudovich. Si finisce con una fantasmagorica teoria di ombrellini futuristi in pannolenci che ci introducono al nuovo capitolo.
Sulla scia del pittore futurista Giacomo Balla che nel 1918 disegna e fa eseguire una camera da letto per sua figlia, utilizzando con grande anticipo il concetto di gioco nell’arredo infantile, si assiste al fiorire di una produzione di coloratissimi giocattoli e piccoli arredi futuristi qui rappresentati con un repertorio pirotecnico di pezzi degni dei grandi nomi.
Decisamente più seriosi, ma non meno significativi gli esempi di stili che ebbero un notevole impatto nella società di allora, quello liberty con una cameretta completa realizzata da una cooperativa di reduci della prima guerra e quello deco con la cameretta disegnata da Giuseppe Pagano e Levi Montalcini nel 1930 per la famiglia Colli. E qui non si possono che evidenziare anche due straordinari pezzi: una sedia intarsiata di Carlo Zen del 1906 e uno scrittoio in vetro Vitrex di Giò Ponti del 1939.
Un altro interessante fenomeno preso in esame è quello dei mobili regionali espressione delle radici e della tradizione locale ma spesso reinterpretata in chiave modernista. Splendidi esempi in mostra il piccolo scrittoio con sgabelli in stile carretto siciliano del 1906 di Ernesto Basile e la bambola degli anni trenta dell'artista sardo Tavolara.
Una piccola sezione mostra i giochi e gli arredi all'aria aperta, giostre e scivoli in legno colorato, salottini e sedie in ferro e midollino.
E poi i giocattoli.
La casa e gli arredi per le bambole e una stupefacente cameretta adibita al gioco della bambola con al centro la poltroncina della bambina realizzata nello stesso stile.
Poi tanti tanti giocattoli, in legno, colorati, stilizzati, espressivi, originali, a volte col meccanismo:
i cavalli, i cani, gli animali del deserto e quelli da cortile e del bosco, i birilli, i marinai, i bambini del mondo, lo sport, lo spettacolo, carretti e automobiline.
Un tripudio che ci fa immaginare un formicaio di bambini intenti a giocare.
Poi, prima della Scuola, un repertorio di lampadari .
La sezione scuola, assai vasta, affronta le innovazioni significative e interessanti sia dal punto di vista del design sia dal punto di vista dei processi di scolarizzazione ed evoluzione culturale.
All’inizio del secolo Maria Montessori rinnova i metodi dell’insegnamento della prima infanzia occupandosi anche dell’ambiente e specificatamente dei mobili per gli asili, ideando degli spettacolari e coloratissimi materiali didattici.
Contemporaneamente nelle campagne infestate dalla malaria intorno alla capitale nascono piccole “Scuole Rurali”, e il loro ideatore, il pedagogo Luigi Marcucci, disegna sedili rustici e cattedre pieghevoli adatti a queste scuole itineranti che saranno poi diffusi in tutta Italia.
Durante il fascismo la scuola viene piuttosto "militarizzata"e anche gli arredi sono più austeri; il tubo in metallo curvato, spesso abbinato al linoleum, viene ampiamente usato dall’Opera Nazionale Balilla e nelle istituzioni pubbliche dedicate all’infanzia esempio spettacoloso un intero arredo di un asilo di Como disegnato da Giuseppe Terragni nel 1936 di cui la collezione possiede ed espone una paradigmatica poltroncina. Anche nei giocattoli si vede l' “attenzione”del regime per l'infanzia con l'introduzione delle simbologie e della retorica Mussoliniana: salvadanai e areodinamiche littorine col fascio littorio, bombardamenti aerei e battaglie navali autarchiche.
La collezione Marzadori
Maurizio Marzadori è un noto antiquario bolognese, fondatore e titolare di Freak Andò.
Venticinque anni fa, in occasione della nascita di Laura, la prima delle sue tre figlie, cominciò a ricercare e a collezionare mobili da bambino e giocattoli di legno. E fu subito un tormentone. Nella sua ricerca quotidiana nei mercatini, nelle botteghe degli antiquari, nei solai e negli scantinati e infine su internet, un occhio era per soddisfare i clienti e l'altro per impreziosire la collezione privata. Nel contempo la ricerca si è sviluppata anche sul piano scientifico con lo studio dei luoghi deputati delle arti decorative, le esposizioni, le riviste, gli archivi delle ditte e degli autori, il mercato antiquario, le collezioni dei privati e quelle degli eredi.
La collezione conta oggi circa 400 mobili da bambino per la casa e per la scuola prevalentemente italiani da quelli comuni e seriali a quelli di grandi autori che vanno dalla fine dell'ottocento ai giorni nostri e costituiscono una storia del design e mostrano lo sviluppo del costume dei mutamenti sociali e produttivi, culturali, storici e pedagogici della nostra società.
La sezione dei giocattoli di legno conta circa 350 pezzi della prima metà del 900.
Una parte della collezione è stata esposta per la prima volta nel 2003 nella mostra “A misura di bambino” che vide anche la pubblicazione del libro con lo stesso titolo scritto da Maria Paola Maino edito da Laterza.
Nel 2012 diversi pezzi della collezione sono stati esposti al Moma di New York nella mostra Century of the child.
Innumerevoli le opere pubblicate in libri e riviste prestigiosi.
In questa mostra viene esposto un segmento della collezione straordinaria, 400 pezzi dei primi 50 anni del 900
Promotori e patrocinatori:
Comune di Bologna: Istituzione Biblioteche, Biblioteca Salaborsa e Salaborsa Ragazzi, Settore Istruzione,
BolognaFiere - Fiera del Libro per Ragazzi
Alma Mater Bologna: Crli - Centro di Ricerca in Letteratura per L’infanzia, ModE - Museo Officina dell’Educazione
Urban Center Bologna
Accademia di Belle Arti Bologna
in collaborazione con Freak Andò, Unicef Bologna, Salamanca design &Co
Cura e coordinamento:
Maurizio Marzadori e Biblioteca Salaborsa -Tiziana Nanni e Tiziana Roversi
Testi catalogo e consulenza scientifica: Antonio Faeti
Contributo scientifico: Maria Paola Maino
Ricerca e catalogazione: Annalisa Zoffoli
Progetto allestimento: Salamanca design & Co-Div. Design Kid in collaborazione con Alessandro Pasolini BFS
Comunicazione: Domenico Del Prete
Fotografia: Giulio Paolini e altri ( Paolo Righi, Carlos da Silva, Gruppo Giovannini-Gilli, Merlo Pich)
Catalogo: Pendragon
Grafica: Chialab
Post produzione fotografica: Giacomo Gerbi e Bruno Fronteddu
Progetto didattico a cura del Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell'Arte dell'Accademia di Belle Arti di Bologna
Informazioni:
Ufficio stampa Domenico Del Prete: 0039 3482419946,
Informazioni: Maurizio Marzadori: 0039 051 704757 o 0039 3356569151,
Salaborsa:
