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Gli Invisibili - Il paese del non ritorno

In uscita per De Agostini

A Sleepy Swamp, ricca cittadina della Louisiana, gli abitanti vivono nella paura. Nessuno  osa avvicinarsi alle paludi dove sorge Noreturn, il villaggio dei lavoratori delle piantagioni di tabacco della famiglia Leloup, ma soprattutto dove si dice si aggiri il leggendario Tonton Macute, protagonista di un’inquietante filastrocca. Douglas, Crystal, Peter e Magica, ovvero la banda degli Invisibili, si troveranno coinvolti in una vicenda agghiacciante e dovranno cercare di sottrarre se stessi e il “reporter del mistero” Robert Kershaw all’atroce destino dei non-morti.

Temi
Il lavoro nero. Lo sfruttamento degli immigrati. La responsabilità e la scelta di inconsapevolezza di gran parte delle civiltà industrializzate.
Parole chiave: paura, superstizione, ignoranza, razzismo, accoglienza, integrazione, fiducia.
Il seguente brano è tratto dai Ringraziamenti del romanzo Il paese del non ritorno.
Poiché i miei due ultimi lavori, L’enigma di Gaia e Acqua tagliente, tra ideazione, documentazione, scrittura e revisione mi avevano impegnato per anni, per questa nuova avventura degli "Invisibili" desideravo una storia che non richiedesse ricerche troppo laboriose, che fosse più breve e scorrevole. E facesse paura.
Cominciai a guardarmi intorno alla ricerca di un tema che mi appassionasse. Ogni mio libro infatti rappresenta il tentativo di capire meglio me stesso e la realtà che mi circonda.
Riflettei che la cosiddetta “società dei consumi” sembra spingerci a rinchiuderci sempre più fra le mura domestiche, in un continuo accumulo di beni non di prima necessità, apparentemente inconsapevoli che il nostro benessere poggia sulle spalle di altri esseri umani quotidianamente in lotta per la sopravvivenza. Mi domandai quindi se dentro ognuno di noi non si nasconda del malessere per questo stato di cose.
Ritenevo di avere trovato un interrogativo degno di un’avventura degli "Invisibili".
Non mi restava che individuare una metafora adatta ad affrontare questo argomento. Nella mia mente comparve l’immagine del film Zombi, in cui i morti viventi affollano le scale mobili di un ipermercato. Il regista George A. Romero fu il primo a vedere i morti viventi come simbolo di una società in crisi, i cui membri si sentono minacciati dai loro stessi simili, ottuse marionette senza raziocinio intente a ripetere all’infinito i gesti cui erano abituate in vita.
Sentivo che questa metafora poteva adattarsi anche alla mia storia e che, nel mio piccolo, avrei potuto affrontarla in un’ottica in parte inedita.
Il seguente brano è tratto da un’intervista che verrà pubblicata sul numero di marzo della rivista sulla letteratura per ragazzi “Pagine giovani”.

Spesso i romanzi degli "Invisibili", oltre a raccontare storie avvincenti per i ragazzi, affrontano temi “importanti”, come la difficoltà di diventare grandi, l’importanza del dialogo tra genitori e figli, il bullismo, la salvaguardia dell’ambiente… Anche Il paese del non ritorno, la nuova avventura che presenti quest’anno a Bologna, affronta problematiche di questo tipo?
È vero, come lettore preferisco storie che mi lascino dentro qualcosa, che stimolino in me domande e riflessioni, come Il buio oltre la siepe di Harper Lee, che per me è sempre un punto di riferimento, o la serie a fumetti "Sandman" di Neil Gaiman, di cui apprezzo appunto l’uso metaforico del fantastico. Perciò, quando poi mi trovo a inventare storie, dopo avere individuato una o più scene-chiave intorno alle quali tessere una trama, sono solito chiedermi: qual è il tema della storia? Non per insegnare qualcosa ai lettori, per carità, ma perché come autore sento sempre il bisogno di un argomento o di un ideale che mi  “infiammi”.
Venendo a Il paese del non ritorno, da anni mi sembrava di percepire un disagio diffuso, leggevo spesso articoli che parlavano di come ormai il “male di vivere” affligga sempre più persone, anche tra i giovani. E il fatto di essere benestanti o in buona salute non sembra migliorare la situazione. Cominciai a chiedermi il perché di tale fenomeno e poi, nel corso del lavoro di documentazione per il mio libro precedente, Acqua tagliente, mi capitò di leggere alcuni saggi sul fenomeno attuale della convergenza tra scienza e spiritualità.
Il fisico e filosofo Henry Margenau riteneva che la realtà fosse un unico grande sistema all’interno del quale si possono estrapolare un’infinità di sistemi, come per esempio l’essere umano, un sistema al cui interno convivono ancora altri sistemi minori. Secondo lo studioso, esisterebbe una Mente Universale di cui la mente individuale è solo un sottosistema, come aveva intuito Jung quando aveva teorizzato l’Inconscio Collettivo. Trovo stimolanti ipotesi di questo tipo, in quanto offrono lo spunto per riflessioni etiche e morali.
Ho pensato dunque che il nostro malessere potrebbe nascondere a livello inconscio un disagio profondo, poiché facciamo parte di una società che fonda il proprio “benessere” sulle spalle di altri esseri umani quotidianamente in lotta per la sopravvivenza, i popoli dei cosiddetti Terzo e Quarto Mondo, che tuttavia farebbero parte della stessa Mente Universale.
I romanzi degli "Invisibili" attraversano molti generi, ma quello predominante è l’horror.
Sentivo che i morti viventi potevano costituire una metafora adatta al mio nuovo libro, dove gli abitanti di un ricco paesino del profondo Sud degli Stati Uniti soffrono di un malessere diffuso e si sentono minacciati dai lavoratori neri di una tenuta agricola, giungendo a temere che si tratti addirittura di zombi. Per gli Invisibili sarà l’occasione di considerare come in realtà tutti noi che in questa società ci ostiniamo lasciarci vivere in maniera inconsapevole e a non aprire gli occhi sullo stato di cose di cui parlavo, rischiamo in un certo senso di trasformarci in zombi.
Ma anche questo, come gli altri miei libri, contiene un messaggio di speranza. Ci troviamo di fronte a un momento di grave crisi economica e spirituale, ma ogni crisi porta con sé l’opportunità di un cambiamento. Mi auguro che finiremo con l’aprirci a una nuova consapevolezza e, chissà?, a un modo più giusto di concepire il nostro modo di essere e la società in cui viviamo, con maggiore rispetto verso gli altri esseri viventi e l’ambiente.

Informazioni: www.giovannidelponte.com