Featured

Donzelli Editore

Tre imperdibili novità in libreria nel periodo estivo Sempé a New York
Charles Perrault – Tutte le fiabe
Frank Tashlin – L’orso che voleva essere un orso 
 
Sempé a New York
Nel decimo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle, arriva in libreria Sempé a New York, che sarà presentato, in occasione dell’uscita italiana, al Festivaletteratura di Mantova.
Dopo la fortunata avventura editoriale con le storie del Piccolo Nicolas, e Il segreto di Monsieur Taburin, una nuova uscita nell’ambito di un progetto editoriale di ampio respiro di edizione dell’opera di Sempé in Italia che Donzelli sta portando avanti con l’intento di far scoprire ai lettori italiani l’opera dell’illustratore forse più importante al mondo.

Se esiste un tempio della “newyorchesità” quello è il «New Yorker», il settimanale che dal 1925 porta nelle case degli americani notizie e commenti, affidandoli a una copertina che snobba volutamente l’attualità e sfoggia illustrazioni firmate dagli umoristi e i vignettisti più raffinati. Eppure ben 101 di quelle copertine, e altrettante vignette interne, negli ultimi trent’anni sono state affidate alla matita più celebre di Francia: Jean-Jacques Sempé.
Prodigi di quell’impalpabile «poco più di niente» di cui sono fatti i disegni di Sempé, che da quella loro infinità di dettagli all’apparenza mimeticamente modellati sul reale, emanano l’essenza più celata di luoghi e situazioni. Piccole e grandi folle, grattacieli sgomitanti, crocevia ingorgati, parchi brulicanti, ma anche interni silenziosi, solitudini inaspettate, giardini incantati – mille scorci in cui s’insinua l’occhio dell’artista e che tutti insieme illustrano gli ultimi trent’anni della città «che non dorme mai».
Raccolti per la prima volta in volume, tutti i disegni newyorchesi di Sempé si accompagnano a una lunga intervista in cui l’artista racconta il suo tanto agognato quanto inaspettato approdo sulle pagine del leggendario «New Yorker», e il suo peregrinare a piedi o in bicicletta tra le vie della Grande Mela, in cerca d’ispirazione.
Un atto d’amore, un inno a New York nel decimo anniversario dell’attentato che l’ha colpita al cuore.
Lo sguardo scanzonato, ironico e folgorante del più grande disegnatore francese sui mille volti della Grande Mela.
Jean-Jacques Sempé è uno degli illustratori più famosi del mondo. Le sue vignette sono state pubblicate in un’infinità di giornali e riviste. Nato a Bordeaux nel 1932, Sempé fu espulso dalla scuola per cattiva condotta. Dopo aver fatto i lavori più diversi – dal rappresentante di dentifrici all’istruttore nei campi estivi –, si è dedicato con grande successo al mestiere di disegnatore, pubblicando oltre venti volumi in più di trenta paesi. Tra le sue creature, il monello più famoso di Francia, il Piccolo Nicolas, ideato insieme con Goscinny, edito in Italia da Donzelli (Il piccolo Nicolas, 2008; Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, 2010; Storie inedite del Piccolo Nicolas, 2010). Di Sempé Donzelli ha pubblicato anche Il segreto di Monsieur Taburin (2011).
Collana "Fiabe e storie"
pp. 320 – euro  32,00
Traduzione di Camilla Diez
Isbn: 978-88-6036-621-4

Charles Perrault
Tutte le Fiabe
Cenerentola, Barbablu, Le fate, Pollicino, La bella addormentata Il gatto con gli stivali, Enrichetto dal ciuffo, Cappuccetto rosso. Esce nella collana "Fiabe e storie", premio Andersen 2011 come miglior collana di narrativa, la raccolta completa delle fiabe più famose del mondo: le fiabe di Perrault in edizione integrale, con ottanta illustrazioni di Èlodie Nohuen, in una nuova traduzione italiana. 
Centinaia sono le versioni originali o rimaneggiate, riscritte o reinterpretate da penne illustri, delle storie messe per la prima volte nero su bianco nel 1697 da Charles Perrault. Fu all’epoca, infatti, che il celebre letterato francese decise di intraprendere un ambizioso progetto: trasformare alcune storie della tradizione orale in racconti letterari, con tanto di morale, da destinare ai salotti letterari della Francia di Luigi XIV. La scelta di Perrault era di una modernità sorprendente e s’iscriveva nella famosa «Querelle degli antichi e dei moderni», che lo vide contrapposto al drammaturgo Racine, difensore della tradizione letteraria risalente all’antica Grecia e Roma. L’intento dichiarato di Perrault era di innovare – oggi si direbbe «contaminare» – la cultura e la letteratura del tempo, attraverso il recupero delle credenze pagane e dei motivi superstiziosi e magici del folclore. La forza intrinseca di quella sfida è dimostrata dai tre secoli che le sue storie hanno trascorso migrando di bocca in bocca, di penna in penna – prima fra tutte quella dei fratelli Grimm. L’ironia della sorte ha dunque voluto non solo che l’originario intento modernizzatore di Perrault abbia dato vita a dei «classici» per antonomasia, ma anche che la popolarità di ciascuna delle sue storie abbia preso il sopravvento sull’autore, a tal punto dal prendere una vita propria.

Charles Perrault (1628 – 1703) scrittore francese e membro dell'Académie française dal 1671. Le sue più celebri fiabe (come quelle dei Grimm o di Andersen) sono universalmente note e parte indelebile della nostra cultura; i riferimenti a esse in altre opere d'arte e in altri contesti sono semplicemente incalcolabili, così come sono numerosissime le trasposizioni in opere liriche, teatrali, cinematografiche, musicali.
Collana "Fiabe e storie"
Traduzione di Maria Vidale
pp. 250 – euro 21,00
Isbn: 978-88-6036-622-1

Frank Tashlin
L’orso che voleva essere un orso
C’era una volta un Orso che un giorno – era un martedì – si rintanò nel bosco per il suo lungo sonno invernale… Ma quando a primavera si risvegliò… niente più alberi, niente più erba, niente più fiori. Tutto attorno c’erano solo capannoni, macchinari, ciminiere e un grande recinto. Come poteva mai immaginare d’essere finito nel mezzo di una fabbrica?
«Torna al lavoro!» gli sbraitò un uomo non appena lo vide. «Ma io non lavoro», disse l’Orso, «Io sono un Orso». L’uomo scoppiò a ridere: «Niente male come scusa per fare lo scansafatiche. Ma non credere di darmela a bere. Non sei altro che un babbeo in pelliccia che ha bisogno di una bella sbarbata».
Ha inizio così una lunga trafila che porterà l’Orso «a rapporto» prima dal Capo-reparto e poi dal Vice-direttore, dal Direttore, dal Vice-Presidente e infine dal Presidente della fabbrica. E malgrado lui continui a ripetere che è solo un Orso, tutti gli rispondono che non è altro che «un babbeo in pelliccia». Riuscirà l’Orso a evadere da quell’incubo?
Una deliziosa fiaba moderna, sulla tenacia di rimanere se stessi, malgrado tutto e tutti, e sulla stupidità di tante dinamiche del mondo meccanizzato. Una storia per ogni età, capace di mescolare la vena comica e malinconica del Chaplin di Tempi moderni a quella demenziale e assurda dei cartoni animati, grazie alla leggerezza del tratto di un autentico maestro.

Una fiaba moderna sulle orme di Chaplin, firmata da un pioniere della commedia americana, che ha contribuito a inventare Topolino e che ha scritto i testi dei film di Jerry Lewis.
Frank Tashlin (1913 – 1972) è stato uno dei primi autori di cartoni animati americani. Nato a New York, ben presto si trasferì a Hollywood dove cominciò la sua brillante carriera di regista e cartoonist per la Warner Bros e la MGM. Subito dopo, passò nella squadra di Walt Disney, dove fu tra i primi disegnatori delle storie di Topolino e di Paperino. A metà degli anni 40, decise di smettere con i cartoni e passare al cinema, come autore di commedie. Le sue collaborazioni più riuscite furono con Jerry Lewis e Bob Hope, per i quali scrisse alcuni dei loro film più popolari. A quel medesimo periodo risale la creazione del suo L’orso che voleva essere un orso (1946), una piccola gemma di comicità, nonsense e malinconia che Tashlin considera «speciale e prezioso».

Collana "Wallpapers"
pp. 80 – euro 12,00
Traduzione di Bianca Lazzaro
Isbn: 978-88-6036-625-2

Informazioni: Maddalena lucarelli, ufficio stampa donzelli editore, Via mentana 2 b - Roma 00185, T. 06 4440600, C. 328 42 84 400