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EDIZIONI EL

Al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026

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PIEMME

In libreria da aprile

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Guardare per imparare
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Guardare per imparare

“Se il viaggio educa allo sguardo, educa anche all’altro: alla scoperta che le persone incrociate lungo il cammino sono spesso la parte più trasformativa dell’andare. Per molti protagonisti della narrativa contemporanea per ragazzi, viaggiare significa imparare la disponibilità all’ascolto, riconoscere che ogni incontro è un’occasione per rivedere le proprie certezze. In Hoopdriver di Pierdomenico Baccalario, ambientato lungo le strade del Regno Unito, il protagonista affronta un viaggio in bicicletta che è insieme prova di autonomia e scoperta dell’altro. A scandire il percorso non sono solo le tappe, ma i volti: adulti eccentrici, coetanei imprevedibili, sconosciuti capaci di aprire brevemente finestre di senso.”: questo scrive Matteo Biagi in LiBeR 150, educare al viaggio significa osservare, incontrarsi e crescere in un movimento profondamente umano e responsabile.

Matteo Biagi in LiBeR 150

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INTERNAZIONALE KIDS

Festival di giornalismo per l'infanzia

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Blu
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Blu

Blu comincia nei risguardi. Lo sbuffo di una teiera sparge il colore del mare su un portatile aperto tra molte tazzine; nel frontespizio, una casetta rossa disegnata a mano ha contorni nitidi dentro una sbavatura di caffè: il rapporto tra immaginazione e creatività, mediato dalla relazione materno-infantile, è il tema del racconto.
Ci troviamo in un interno in cui una madre è al lavoro, china sul proprio computer, nell’atto di scrivere o, almeno, di provare a farlo. C’è una bambina che s’ingegna per riempire il tempo di una lunga attesa. Nel grigiore di una stanza senza luce, la connotazione dei personaggi è minima: nessuna caratterizzazione di dettaglio è necessaria di fronte a una maternità e a un’infanzia che condividono lo spazio della stessa stanza. Il punto di vista infantile presto accoglie quello materno: mentre la parola bambina conduce la narrazione, rivolgendosi continuamente a un ‘Tu’ per cui immagina di costruire una casa sul mare, l’impossibilità adulta di esprimersi con voce propria trova la strada del pensiero visivo.
L’ambientazione, che nel segno ci appare eterea e sospesa, richiama il nucleo narrativo di Un grande giorno di niente di Beatrice Alemagna. Ma qui la fuga dell’infanzia non corre verso l’esterno, alla ricerca di un altrove che sia fuori della porta. Stavolta il tappeto della bambina si sovrappone a quello materno: nel cuore dell’inverno, l’acqua del bicchiere si fa acquerello finché il blu non punteggi anche il tappeto più grande. Le sequenze narrative ci mostrano con precisione visiva come alla stasi creativa della madre corrisponda il levarsi in volo di un uccello blu che origina dall’immaginazione della figlia. È quando gli uccelli iniziano a moltiplicare il blu nel cielo immaginativo della bambina, fino a investire tutta la stanza, che l’adulta riprende a scrivere. Mentre una colora di rosso la porticina della loro casa in riva al mare, l’altra può alzarsi e far uscire dalla propria finestra creature nuove, blu: per metà uccelli, per metà pesci, parti di stelle. Le doppie pagine finali sono mute: chi vola ora si confonde con chi nuota, mentre la porta della casetta a poco a poco scolora. È per entrambe il privilegio del blu.

Martina De Lucia

Blu
Fabiana Canale
Balena Gobba, 2025, 56 p.
(L’isola)
€ 20,00 ; Età: da 5 anni

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Il berretto magico
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Il berretto magico

È in libreria Il berretto magico, un bell’albo di grande respiro e generoso formato, dall’ambientazione fiabesca di due autrici canadesi: Mireille Messier, scrittrice per ragazzi originale ed eclettica, che è anche doppiatrice, sceneggiatrice, regista e traduttrice e l’illustratrice Charlotte Parent. La bellezza e la fedeltà ai ritmi fiabeschi è garantita dalla bella traduzione della libreria Radice Labirinto, di cui avevamo già apprezzato la traduzione di Streghetta nocciola di Phoebe Wahl.
Che abbiamo a che fare con il mondo della fiaba emerge già infatti dalla lingua: l’uso dell’imperfetto, presenze come una minuscola casetta ai margini del bosco, addirittura dai versicoli al punto di scioglimento del racconto: “Berretto magico, rosso scarlatto / Cosa hai trovato per questo baratto? / Non so resistere a un dono perfetto / È notte fonda e lo scambio io accetto”.
Lo capiamo dal fatto che i due protagonisti, Isaura e Arlo, sono due fratellini che vivono soli con Crispin, il loro riccio domestico come unica compagnia. Come nelle fiabe, i bambini hanno un’urgenza, una missione da realizzare: devono trovare uno gnomo per guarire Crispin, e per farlo dovranno uscire di casa, partire in missione.
Fiabesca e piovosa è anche l’atmosfera delle illustrazioni pulite ma ricche di dettagli gustosi, realizzate con una tecnica tradizionale come le matite colorate su pagine opache, morbide.
L’originalità dell’albo risiede però in particolare nella magia che avviene allo snodo della storia: quando i bambini escono di casa e si avventurano nel bosco. Da quel momento infatti l’albo diventa anche un cerca-trova e il testo suggerisce ai lettori di aguzzare la vista, perché tra quei colori morbidi spuntano dei berretti a punta rossi, che ai protagonisti restano invisibili. I piani narrativi della fiaba si moltiplicano ed entriamo in gioco noi lettori, che possiamo seguire una storia ulteriore.
Infine, lo scioglimento dell’albo lo conferma come una fiaba, perché a un focolare anche Isaura e Arlo tornano, ma rinnovati e con una nuova compagnia, visibile e invisibile.

Leyla Vahedi

Il berretto magico
Mireille Messier,
ill. di Charlotte Parent
Il Castoro, 2026, 52 p
€ 18,00; Età: da 4 anni

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