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Il centro del mondo
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Il centro del mondo

Qualcosa di nuovo si muove nell’editoria che si rivolge ai giovani adulti. Uno dei segnali (e non l’unico) arriva da La Nuova Frontiera, casa editrice che ha un solido catalogo ragazzi e un ricco catalogo adulti e che ha deciso di creare, con la nuova collana programmaticamente chiamata Oltre, un trait-d’union tra i due. Aidan Chambers in L’età sospesa ci ha invitato ad abbandonare l’etichetta per lo più commerciale di Young adult e a parlare invece di Youth fiction: non più categoria di marketing, ma vero e proprio genere letterario che pone al centro storie di ragazzi e ragazze che stanno per affacciarsi all’età adulta, storie che mettono al centro lo specifico sguardo di quell’età. Il centro del mondo, con cui questa collana si apre, sembra andare esattamente in questa direzione. Libro non solo per adolescenti ma con al centro il punto di vista di un diciassettenne, Phil, voce narrante della storia. Siamo davanti a un vero e proprio romanzo di formazione, robusto nella qualità della scrittura, nell’ampiezza dello sviluppo, dell’intreccio complesso fatto di numerosi flashback, nella capacità di creare personaggi a tutto tondo. Al centro del mondo di Philip c’è la sua anticonvenzionale famiglia, a partire dalla madre, scappata dall’America in Europa giovanissima e incinta di due gemelli: Philip e la sorella Dianne. I due ragazzi sono cresciuti in una grande e cadente dimora appena fuori dal paese abitato dalla “Piccola Gente” costantemente intenta a gettare su di loro giudizi e disapprovazione. Ora che Phil è grande quella famiglia insolita, ma che è stata anche rifugio, sembra mostrare tutte le sue crepe. La sorella gemella, un tempo inseparabile, si è allontanata da lui. Il dialogo con la madre è pieno di omissioni. Il padre che non ha mai conosciuto continua a essere per lui un vuoto a cui dare almeno un nome. Infine c’è l’amore per un ragazzo, un altro terreno nuovo in cui sperimentarsi, e quel dubbio tra restare e partire che sono altri nodi da sciogliere nella faticosa strada per diventare grandi. Un romanzo che piacerà anche agli adulti che amano le storie di crescita. È la prima perla di una collana che fa sperare grandi cose e ci invita a tener desta l’attenzione sui prossimi titoli.

Alice Bigli (da LiBeR 137)

Il centro del mondo
Andreas Steinhöfel;
trad. di A. Ricci
La Nuova Frontiera, 2022, 448 p.
€ 18,50 ; Età: da 13 anni

 

 

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Lupoguido editore

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Il cortile delle sette fate
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Il cortile delle sette fate

 

Torna la Sicilia, fonte inesauribile di storie e ispirazione per Nadia Terranova, in un’ambientazione palermitana, nella fiaba Il cortile delle sette fate, edita da Guanda nella prestigiosa collana che ospita i long sellers dell’amato Luis Sepúlveda e illustrata dalla bravissima Simona Mulazzani. Il luogo dell’accadimento è piazzetta Sette Fate, nel quartiere Ballarò a Palermo. La storia la suggerisce all’autrice la lettura di Giuseppe Pitrè, ottocentesco raccoglitore di fiabe e racconti della tradizione popolare siciliana. Lì, in quella piazza che ancora esiste, ai tempi dell’Inquisizione si davano appuntamento meravigliose e misteriose donne che formavano un cerchio magico di canti, suoni, balli. La fiaba rivisitata da Nadia Terranova si arricchisce di altre protagoniste che si ritrovano, nella notte di San Giovanni del 1586, una delle più corte e magiche dell’anno, in quella piazzetta di Palermo. C’è Artemide, detta Arte, gatta che rifugge gli uomini dell’Inquisizione per via del suo manto nero, visto come l’incarnazione del diavolo. E c’è la piccola vagabonda Carmen, che conosce il linguaggio delle piante e degli animali, “che si guarda dai pericoli senza rinunciare all’avventura”, e che finisce nelle grinfie dell’Inquisizione. I suoi aguzzini sono uomini che vedono in ogni donna o bambina libera i segni del demonio e che per questo la imprigionano. Ma si accaniscono anche contro Arte, vogliono darle fuoco, proprio come nei roghi delle streghe. Sarà per fuggire a una terribile fine che la gatta Arte si ritrova, per incanto, tra le donne misteriose, di cui ancora non conosce i poteri. I loro nomi sono Pia, Sara, Viola, Giuseppina, Antonia. Saranno loro a aiutare la piccola Carmen a fuggire e sarà una di loro – Pia, la donna che di mestiere dà “una mano alle altre vite a venire fuori” – a rivelare a Carmen le sue doti “magiche” e le sue origini. Fiaba antica eppure moderna, Il cortile delle sette fate parla di identità femminile, di costrizioni e di libertà. Getta uno sguardo sui sentieri da percorrere per diventare ciò che si aspira a essere, malgrado i vincoli imposti dalla società. Rende omaggio alla sorellanza, a quel vincolo reciproco che sostiene. E ci regala un tuffo nel mondo incantato delle fiabe dove tutto può accadere.

Vichi De Marchi (da LiBeR 137)

Il cortile delle sette fate
Nadia Terranova,
ill. di Simona Mulazzani
Guanda, 2022, 112 p.
(Le gabbianelle)
€ 13,00 ; Età: da 8 anni

 

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Gribaudo editore

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Certe cose non cambiano mai
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Certe cose non cambiano mai

Qual è il passo dei ricordi? Qual è il tempo in cui presente e passato diventano indivisibili? L’immagine di copertina della graphic novel di Hanaor e Phillips risponde già in parte a queste domande. Il passo dei ricordi, della memoria, è lento e non va vissuto da soli. Benji, il giovane protagonista, cammina di fianco alla sua bubbe, che significa nonna, come riportato nel glossario di alcuni termini ebraici e yiddish utilizzati nel libro, trascina un carrello della spesa, in lontananza si stagliano i grattaceli di New York. Il rapporto tra la città e il primo piano dei due protagonisti è la sintesi perfetta della storia che viene raccontata. Non esiste un presente che non sia abitato dal passato, dalle persone che si sono incontrate, dai luoghi che si sono attraversati. Questi potranno pure cambiare, ma c’è un tempo in cui verranno ripercorsi con lo stesso sguardo, perché quella memoria aiuta a ritrovare i ricordi, i volti, i sapori, il dolore di quando si era bambini e qualcuno decise che non si aveva diritto a restare a scuola perché ebrei. È una storia delicata quella narrata da Ziggy Hanaor, in cui il tratto di Benjamin Phillips ha saputo rendere visibili le emozioni e i sentimenti della nonna e del nipote che l’accompagna mentre riattraversa la sua vita. Tu non sai proprio niente – dirà bubbe a Benji – nemmeno cosa significa essere ebrei. Non è semplice raccontarlo, infatti bubbe non sempre ci riesce: i suoi silenzi, i suoi sguardi, vengono esplicitati dal segno di Benjamin Phillips. Ogni cosa accaduta è rimasta nella sua testa, come i luoghi a lei più familiari, che non ritrova più perché tutto cambia; quel che non cambia mai lo scopriranno i lettori. Un libro con una grande forza in cui il confronto tra ieri e oggi è mediato dalla dolcezza del nipote che si mette di fianco alla nonna, e anche quando quest’ultima va fuori dalle righe, si ferma ad ascoltare, non sempre comprende, ma scopre che realmente non sa niente. Qui i ruoli si ribaltano: chi è senza memoria è Benji, che sicuramente sa muoversi bene tra le strade della città, ma non sa nulla di quei tatuaggi che erano un marchio e non un ornamento del corpo. Il passo della memoria è lento, è una strada da percorre insieme a chi sa per non rischiare di non riconoscere nulla.

Agata Diakoviez (da LiBeR 137)

Certe cose non cambiano mai
Ziggy Hanaor,
ill. di Benjamin Phillips;
trad. di L. Pelaschiar
Einaudi Ragazzi, 2022, 80 p.
€ 15, 90 ; Età: da 9 anni

 

 

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C'è un fantasma in questa casa
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C'è un fantasma in questa casa

 

Un tratto stilistico comune ai lavori di Oliver Jeffers, accanto allo spirito speculativo e al contenuto etico di cui spesso si fa portatore, è sicuramente l’elemento sorpresa; la costruzione narrativa dei suoi albi illustrati è quasi sempre giocata su repentini ribaltamenti dei punti di vista (del protagonista e del lettore), con svolte finali di grande effetto che aprono a illuminanti prese di coscienza. Vale anche per questo piacevole albo, che possiamo invece accostare ai più giocosi e meno riflessivi di Jeffers. Qui l’autore si diverte con trovate compositive e soluzioni cartotecniche che sono parte della struttura narrativa stessa, sfoggiando grande padronanza delle immagini, del linguaggio grafico complessivo, del libro in quanto oggetto. La piccola protagonista, disegnata e colorata nei toni acidi di giallo e verde, si staglia sugli ambienti interni di una nobile residenza d’altri tempi, fotografati invece in bianco e nero. Dal salotto al bagno, dalle ampie scalinate alle camere da letto, la bambina si aggira circospetta controllando dietro gli armadi, sotto i letti e su per il camino: le è sembrato di sentire la presenza di un fantasma, ma lei un fantasma non l’ha mai visto, non saprebbe riconoscerlo. Ora che abbiamo varcato la porta d’ingresso e siamo suoi ospiti, possiamo gentilmente aiutarla a trovarlo? Ingaggiato nella ricerca, ecco che il lettore diventa presto complice dei tranelli che l’autore le tende ad ogni pagina: svolazzanti spiritelli in lenzuolo bianco si mimetizzano sul grigio-opaco di fogli semitrasparenti in carta da lucido che, svoltati, li proiettano sullo sfondo della pagina sinistra; ben visibili per il lettore, adesso, ma fuori dalla visuale della protagonista che continua ignara la sua ispezione. Un meccanismo semplice, basato sulla paradossale contrapposizione fra ciò che il testo afferma e quello che vediamo, ripetuto più volte per prolungare il nostro divertimento nel prenderci gioco della piccola ghostbuster. In perfetto stile Oliver Jeffers, però, le sorprese non finiscono con l’ultima pagina: il risguardo finale del libro riserva al lettore un ulteriore colpo di scena che è l’unico, vero punto di svolta di tutta la storia.

Fausto Boccati (da LiBeR 137)

C’è un fantasma in questa casa
Oliver Jeffers
Zoolibri, 2022, 84 p.
(Gli illustrati)
Età: da 4 anni

 

 

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