Silvana Sola, in occasione del Salone del libro di Torino ha intervistato la scrittrice svizzera Marie-Christophe Ruata-Arn. Autrice con una doppia formazione - da architetto e da sceneggiatrice - oltre a insegnare, progettare e scrivere sceneggiature per spettacoli teatrali e programmi televisivi, romanzi per ragazzi e fumetti, Marie-Christophe Ruata-Arn suona la tastiera in un gruppo rock tutto al femminile: The Lawdy Mamas. Con la casa editrice Sinnos ha pubblicato Sette rose per Rachel, Matilda un'ora indietro e il recente Segreti di famiglia.
L’incontro con maestre e maestri capaci di aprire prospettive nuove e inattese è al centro di questo nuovo saggio in cui Franco Lorenzoni illustra la sua pedagogia innovativa e necessaria. «Perché le differenze non si trasformino in discriminazione è necessario educare controvento, mettere in atto una ribellione nonviolenta. Educare alla libertà è un artigianato difficile, che ha bisogno di ispirarsi a chi ha saputo incarnare una rivolta tenace e quotidiana, in grado di costruire strumenti culturali capaci di accrescere le possibilità di scelta di tutte e tutti. Ma per educare controvento è necessario moltiplicare le domande e seminare inquietudine».
Gli elementi che fanno un bel libro di narrativa sono i personaggi, l’ambientazione, la trama, il tema e la scrittura. Delitto alla Tesla Academy li possiede tutti, al meglio: un thriller avvincente con un’intrusione spaziale condita da buon umorismo. La Tesla Academy è un istituto sperimentale per giovani talenti nelle cosiddette discipline STEM (scienza tecnologia ingegneria matematica), ma anche in letteratura, musica e arti, che collaborano liberamente e creativamente insieme, ciascuno con le proprie doti peculiari, per battere nuove strade e arrivare a risultati rivoluzionari, soprattutto nei rapporti tra umanità e natura. Ogni personaggio è ben caratterizzato. L’undicenne fisico-matematica Etta, chiacchierina e molto empatica, vorrebbe completare lo smaterializzatore di Nikola Tesla, lo scienziato da cui prende nome il collegio; l’ombroso Marcus, assillato da una fastidiosissima sorella, è un matematico geniale; Paul, detto Paracarro biondo perché grande grosso, è un chimico provetto; Jian fa musica e pensa alle ragazze; Deepti, riservata e saggia, a 12 anni aveva già scritto tre romanzi tradotti in 12 lingue. Ovviamente non mancano i cattivi: il capo del Comitato Via la Tesla è un grande inquinatore del territorio; un professore trama per sostituire la direttrice con una linea di studi improntata a “meritocrazia” (dice niente?), rigore, individualismo e controllo; qualcuno si finge altro per portar via qualcosa di prezioso. E c’è una presenza aliena che osserva e riferisce al Consiglio Interplanetario di una remota galassia per decidere se cancellare la specie umana per salvaguardare le altre, e solo la flebile speranza offerta dai giovani studenti lo trattiene, mentre il suo supporto robotico fa le bizze. Succedono incidenti che si rivelano sabotaggi e un professore viene addirittura assassinato. Riusciranno i nostri cinque geniali detective ecc. ecc. Durante la festa virtuale per il completamento dello smaterializzatore con avatar di studenti e prof tutti i nodi al pettine vengono sciolti. Con doppia sorpresa finale. Più un’altra proprio nell’ultima riga del libro: “nel buio del parco si stava aggirando qualcosa di terribilmente minaccioso…” (continua?).
Fernando Rotondo (da LiBeR 138)
Delitto alla Tesla Academy
Sarah Savioli
Feltrinelli, 2023, 216 p.
(Feltrinelli kids)
€ 15,00 ; Età: da 11 anni
Linette ha i piedi perennemente scalzi, uno spirito intraprendente, la predisposizione a mettersi nei guai e una fantasia galoppante: i requisiti per animare pagine buffe e rocambolesche si direbbe, dunque, non manchino. Spericolato e mosso da vivace curiosità, il suo è un avanzare fragoroso, in cui un’idea in bilico tra la monelleria e l’esperimento può innescare imprevedibili reazioni a catena. In Concime per piedi – primo titolo di una serie che la vede protagonista – Linette prova a far crescere una folta chioma sulla testa calva del nonno con del fertilizzante liquido, il cui uso le era stato chiaramente proibito. Se funziona con i pomodori, perché non dovrebbe farlo con i capelli? L’innaffiatoio però è pesante, così il concime finisce per sbaglio sui piedi della bambina che in un attimo diventano enormi. Prova evidente del divieto infranto, quei piedi da dinosauro vanno nascosti: cosa che Linette, in effetti, si impegna a fare, anche se questo porta con sé una lunga scia di complicazioni in cui non mancano soprammobili rotti, salti acrobatici, mastini da guardia e fantasmi in fuga. In una manciata di pagine, né più né meno di quelle di un albo illustrato, Catherine Romat e Jean-Philippe Peyraud danno vita a una movimentata avventura molto domestica e poco addomesticata, in cui l’immaginazione fa capolino quel tanto che basta per dare un twist e una piega inaspettati a un tranquillo pomeriggio di giardinaggio. Ciò che rende, però, davvero peculiare Concime per i piedi è la sua formula narrativa. Il libro procede, infatti, come un fumetto privo di parole in cui anche i pochi balloon presenti prediligono un contenuto di tipo iconico. Scandite da una partitura molto regolare e costruite in modo da accompagnare per mano il lettore, limitando al minimo ogni elemento di contorno, concentrandosi sulle azioni e rendendo evidente ogni passaggio, le vignette danno forma a un racconto visivo singolare, immediato e in definitiva molto fruibile.
Elena Corniglia (da LiBeR 138)
Concime per piedi
Catherine Romat,
ill. di Jean-Philippe Peyraud
Logos, 2023, 31 p.
(I fumetti della Ciopi)
€ 13,00 ; Età: da 5 anni
Grazie a LupoGuido arriva in Italia il primo episodio della serie dedicata al rospo detective nato dalla penna di uno dei più premiati e prolifici autori svedesi, Ulf Nilsonn, illustrato dal tratto delicato di Gitte Spee. Colpisce, questo primo volume, e non solo per la scrittura raffinata a cui ci ha abituate la traduttrice Laura Cangemi. Ci sono il mistero, le false piste e tutto quello che un giallo per i lettori alle prime armi deve possedere per risultare godibile: e, soprattutto, ci troviamo davanti a un protagonista che porta con sé una dose significativa di complessità – quanto basta per risultare intelligibile per i suoi lettori ideali (quelli tra i sette e gli otto anni, ma anche di cinque o sei se la lettura è condivisa).
Quando sparisce una quantità ingente di nocciole di proprietà dello scoiattolo, il Commissario Gordon comincia a indagare. Certo, preferirebbe sorseggiare tè caldo e mangiare i suoi dolcetti, ma si avventura lo stesso in un appostamento sulla neve alla ricerca del colpevole. Sfortunatamente si addormenta e, quasi congelato, viene salvato da una topolina che, però, ha appena rubato una nocciola. Gordon non ha dubbi: non è lei la ladra che tutti stanno cercando. Certo, è sbagliato rubare, ma è un’ingiustizia anche morire di fame. La piccola, battezzata Buffy, diventerà l’inseparabile assistente dell’investigatore e lo aiuterà a risolvere il mistero grazie alla sua agilità e al suo spirito d’iniziativa. Tra i due personaggi nasce un legame che ricorda quello di un nonno con la nipotina: Gordon è costantemente d’esempio con le sue opinioni, i suoi gesti, le sue decisioni. E anche se è anziano e ormai stanco di rincorrere i delinquenti, è capace di smontare un tassello dopo l’altro quel “giustizialismo naif” che purtroppo a volte non termina con l’infanzia. E così, senza appesantire la narrazione di nozionismo, Nilsson sfiora temi importanti e sempre attuali, come la necessità di una pena commisurata al reato che aiuti a tornare nella società chi si macchia di un errore, oppure la pericolosità delle armi... La pistola, ad esempio, il commissario la lascia sempre sottochiave; ma il timbro, col sonante ca-dunc onomatopeico che lo accompagna, è sempre, sempre in funzione!
Dina Basso (da LiBeR 138)
Il commissario Gordon e le nocciole scomparse
Ulf Nilsson,
ill. di Gitte Spee;
trad. di L. Cangemi
LupoGuido, 2023, 92 p.
€ 14,00 ; Età: da 6 anni
