Produzioni dal basso: con il Sud, con i libri.
Il Grinta è un gruppo di lettura nato nel 2014, che si riunisce nella Casa Circondariale di Bologna Rocco D'Amato della Dozza di Bologna, tutti i mercoledì mattina.
A coordinare il gruppo è il bibliotecario Enrico Massarelli della Biblioteca SalaBorsa di Bologna, che ci ha inviato queste interessanti considerazioni del gruppo dopo la lettura del libro La ragazza dei lupi di Katherine Rundell (Rizzoli, 2018): le condividiamo con i nostri lettori.
"Abbiamo letto il libro in 6 incontri (dal 7 giugno al 19 luglio 2023) e possiamo tranquillamente dire che ci è piaciuto molto e che ve lo consigliamo, è un libro di grande fantasia ambientato nell’imminenza della rivoluzione russa, in cui una bambina, che si occupa di lupi da re-inserire nella foresta, riesce a liberare la propria mamma dal carcere di Pietroburgo, insieme ai molti altri bambini incontrati nel suo viaggio. La figura più bella ce la fanno i lupi, veri amici dei bambini. Questo detto in due parole, ma c’è tanto di più. Ecco di seguito alcune delle cose che ci hanno particolarmente colpito.
I lupi: in questo libro i lupi sono i buoni (i cattivi sono gli uomini, specie gli adulti, specie i militari, specie i ricchi). I lupi rappresentano un modo di vivere con coraggio, con dignità, con generosità con rispetto. Si sacrificano, sacrificano anche la propria vita per i bambini che proteggono.
I bambini: sono come i lupi, non vanno educati, avete letto bene “non” (se leggerete questo libro fate attenzione alle prime pagine che sono molto importanti e belle). Vanno lasciati liberi e incoraggiati ad essere se stessi. Devono cercare la loro vita senza subire né l’umiliazione né le ingiustizie che gli adulti accettano come naturali. Devono sapere ululare e ridere.
L’ingiustizia, che non è naturale, non va accettata, bisogna ribellarsi.
La rivoluzione: è possibile ma i rivoluzionari sono fastidiosi.
La paura: è naturale ma bisogna superarla se si vuole arrivare a vivere degnamente (se leggerete questo libro c’è una bella descrizione della paura).
Bisogna seguire il proprio istinto come fanno i lupi, che ricordatevelo, sono i buoni. Inutile quindi dire perché ci è piaciuto, era facile identificarsi coi lupi. Inutile però dire anche come questo libro ci ha messo in difficoltà, proprio perché noi siamo in prigione e dovremmo uscirne da veri uomini (o lupi se preferite) e non da animali ammaestrati. Il libro, poiché c’è tra noi chi i lupi li conosce davvero, ha sollevato un mucchio di discussioni e di pareri, ha fatto discutere di comportamento animale: come vivono veramente i lupi e cosa è veramente il branco. Ha animato le nostre riflessioni sia sull’essere umano sia sulle sue possibilità di liberazione e di rieducazione. Ci ha invitato a pensare a come vivere da uomini. Tutto il racconto corre verso un finale forse troppo rosa, ma prima del finale c’è il momento culminante del discorso di Feo ai bambini. La ragazza non ha il coraggio di parlare alla folla, di incitarla a entrare in città. Allora i due lupi superstiti la raggiungono sul palco e le si mettono vicino, per indicare a tutti che siamo tutti insieme, tutti insieme presi in questa storia e che non abbiamo paura. Ecco, il culmine del testo è non avere paura. Questo è davvero difficile, specie per noi. Ma qualcuno dice che forse stiamo imparando. Aggiungiamo che ci sono piaciuti molto anche i disegni e che ci piacerebbe leggere qualche altro romanzo di questa autrice. Aggiungiamo ancora che ci piacerebbe conoscere la ragazza dei lupi. Se esiste. La invitiamo nel gruppo, la vogliamo con noi".
Le stagioni dell’animaso mi ha subito attratto. Come uno dei tasselli di quello che in tanti cerchiamo. A cominciare dal neologismo nel titolo, attaccato in modo tenace alla parola ‘anima’ e al tempo stesso impastato della trama fluida delle stagioni. Il tutto inseparabile dalla copertina: come antichi graffiti da decifrare, immersi in un fondo blu, dove umani – una donna, un uomo – animali, piante, oggetti della vita domestica e della campagna, convivono in una cartografia armonica di simboli. O come una molteplicità di punti di vista, che porta il nostro sguardo a soffermarsi sulla figura di donna nella parte centrale dell’immagine: sul suo vestito dei primi del ‘900 e sul cielo stellato sopra di lei… Giungiamo quindi al sottotitolo, Storie di montagna attorno a un tavolo di larice, che evoca racconti di matrice antica confortati dal calore di una stufa. Si tratta dei ricordi e del diario quotidiano di Gianna Tavernaro, germinati nei suoi luoghi di sempre, nel tepore del “maso” in cui vive col marito Cornelio e con i loro animali, nel bosco tra le Dolomiti del Primiero in Trentino. Sono testimonianze finemente curate da Germana Cabrelle, col corredo visivo delle tavole di Chiara Banchini. Così, mentre il pensiero va a Chandra Candiani o a Sara Gasperini di Infinito Moonlit, per ogni capitolo si srotola un mese tutto da scoprire: dai giorni più algidi dei “Mercanti della neve” ai dolci insegnamenti del padre, alle piante medicinali e al fare le cose una alla volta, ai mille profumi e suoni, mentre per l’enrosadira le cime si tingono di rosa e nella “quinta stagione” (vedi i versi di Franco Marcoaldi), causa pandemia, ci si ferma a pensare a che cosa davvero immettiamo nel mondo, se siamo abbastanza grati. Una progetto così profondo si deve anche a un doppio esordio: quello della scrittrice e quello della casa editrice, la veneziana Storiedichi di Silvia Zanardi. Che, con questo volume lega il suo tracciato a una sensibilità ecologica pulviscolare. Al rispetto di sé e di ogni più infinitesimale essere, alla consapevolezza interiore, alla valorizzazione degli antenati e agli scambi tra le generazioni. A quelli che Virginia Woolf chiamava “piccoli miracoli quotidiani” e alla ricerca dei sensi perduti delle cose.
Maria Grosso (da LiBeR 138)
Le stagioni dell’animaso
Gianna Tavernaro,
testi raccolti da Germana Cabrelle
ill. di Maria Chiara Banchini
Storiedichi, 2023, 100 p.
€ 16,00 ; Età: da 11 anni
