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Tutto in una notte. La notte della tregua tra le gang, stipulata con l’obiettivo di “ammazzare quanti più sbirri possibile” e “trasformare l’intera città in una zona di guerra”. O, almeno, questa è la versione che circola: il vero scopo della sommossa è eliminare indisturbati i capi che non intendono sottostare a un comando unificato delle gang. Tra le vittime designate di questa specie di notte dei lunghi coltelli, Bad Castro, uno dei più giovani e pericolosi criminali di Londra, che, proprio all’incipit del romanzo, si trova in arresto dentro un’auto della polizia diretta alla centrale, con l’accusa di aver ucciso il capo della sua gang. Con lui due poliziotti corrotti, che di lì a breve concluderanno nel sangue la loro carriera e Judy Ray, 19 anni, agente di fresca nomina quanto di solida e intatta etica. Nello scenario di violenza e devastazione in cui si trasformeranno le strade della città, le due giovani prede – il delinquente e la poliziotta – protagoniste loro malgrado di un’educazione sentimentale sui generis, dovranno diventare tutt’una per sopravvivere, a costo di dover mettere in discussione la loro stessa identità. Se il noir metropolitano è oggi uno specchio del clima di violenza che attraversa la società, allora Brooks è l’autore di ambito narrativo Young Adult che, più insistentemente e efficacemente, ha donato rinnovate modalità espressive a questo genere, grazie anche a una abilità di sceneggiatura che pare sgorgare direttamente da un preciso immaginario cinematografico. Con Bad Castro si rinnova, infatti, la suspense di due adrenaliniche pellicole degli anni ’70, icone della violenza metropolitana nascente. Si corre a perdifiato per le strade di New York con i Guerrieri della notte, dopo la rottura della tregua tra le bande e lo scatenarsi degli scontri; si trepida per la lotta disperata di Napoleone Wilson, condannato alla pena capitale, a cui in Distretto 13 – Le brigate della morte è affidata la difesa del presidio di polizia assaltato dalle gang. Non casualmente, il teatro di Bad Castro, come il set (virtuale) dei film citati, contiene elementi di realtà londinese, mescolati a luoghi e spazi di immaginazione dell’autore, capace come in altri suoi lavori di donarci un’opera aperta a molti significati.
Riccardo Pontegobbi (da LiBeR 140)
Bad Castro
Kevin Brooks;
trad. di B. Reale
EDT-Giralangolo, 2023, 183 p.
€ 15,00 ; Età: da 13 anni
Nelle pagine dell’albo illustrato L’architetto e l’albero, pubblicato per i tipi di Uovonero e tradotto per l’edizione italiana da Sante Bandirali, il giovane architetto francese Thibaut Rassat esprime il proprio talento. L’autore presenta Eugenio, un architetto riconoscibile per una precisione quasi maniacale che definisce il mood nel lavoro e nella vita privata. Le sue opere devono corrispondere all’ideale categorico di edificio, ovvero essere perpendicolari, bilanciate, stabili, dritte, ordinate, visibili, equidistanti (anche eleganti), così come gli attrezzi nel cantiere, perché il disordine visivo gli crea disagio esistenziale. Orgoglioso del nuovo edificio che sta realizzando, l’architetto si lamenta della sua città fatta di costruzioni dalle forme e dai colori diversi, sognandone una a modo suo, per sentirsi meglio. Sarà la Natura, che segue un ideale di perfezione diverso, a suggerirgli un vocabolario alternativo per dare una svolta decisiva al progetto: un albero è caduto nella nuova costruzione mettendo in subbuglio tutto il cantiere. L’architetto Eugenio, di fronte a questo squarcio, riguarda con occhi diversi l’imperfezione e fa nascere nuove idee perfettamente in linea con le esigenze di socialità degli abitanti, dall’albero ai cani, dagli insetti agli anziani. Prospettiva rivoluzionaria, che mette da parte una misura dagli orizzonti ridotti e sposta l’attenzione sul contesto ambientale visto con realismo poetico, da un lato, e con fiducia nella spinta sociale dell’architettura dall’altro. L’autore di Mauvaise herbe – questo il titolo originale del libro – ispirandosi liberamente all’opera Conical Intersect (1975) dell’architetto americano Gordon Matta-Clark, ribalta l’idea di edificio, in quanto re dello spazio abitabile inerte e statico, e lo trasforma in artefice di narrazioni urbane. Rassat ha scelto una palette di pochi colori per creare tinte piatte su fondo bianco con l’uso di acquerelli e disegni al tratto, linee sottili e minuscoli effetti di stencil per comporre le illustrazioni e dare vita a una trama alquanto singolare da consegnare ai giovani lettori come suggerimento per costruire spazi di convivenza comune e per ripensare in modo diverso alla parola “inclusione”.
Adolfina De Marco (da LiBeR 140)
L’architetto e l'albero
Thibaut Rassat;
trad. di S. Bandirali
Uovonero, 2023, 40 p.
(I geoidi)
€ 16,00 ; Età: da 6 anni
"Ritengo che la retta via stia nella possibilità di rivedere le nostre parole prestando maggiormente attenzione alla diversità senza, però, farsi prendere dalla foga censoria di fronte a qualsiasi contenuto potenzialmente “brutto” o offensivo. Penso che talvolta occorra affrontare anche ciò che fa male, per imparare a non riproporlo, e che abbiamo tanto bisogno di fare l’unica cosa che, a mio avviso, ci può salvare dagli estremismi: studiare. Un’attività necessaria, ma che richiede un tempo e una dedizione che molte persone pensano di non avere": Vera Gheno, sociolinguista e scrittrice, nel suo articolo su LiBeR 140 riflette su convivenza delle differenze e linguaggio ampio. Illustrazione di Peppo Bianchessi per LiBeR 140.
Che cosa direbbe oggi Charles Darwin del percorso evolutivo compiuto dall’uomo a oltre centosessanta anni dalla pubblicazione dell’Origine delle specie? E a quali adattamenti sarà sottoposto il corpo umano nel prossimo futuro in relazione all’uso delle tecnologie?
Una visione allarmante è quella dell’artista venezuelano Sandro Bassi, che nel silent book Altroquando ci presenta uno scenario distopico neppure troppo fantasioso.
Siamo nell’affollata metropolitana di una grande città; il convulso via vai di una moltitudine di individui ricurvi sullo schermo di uno smartphone è ormai consuetudine e non provoca in noi stupore, se non fosse che qui uomini, donne e bambini hanno teste mostruose da cui fuoriescono tentacoli, globi oculari, lunghe propaggini e spunzoni, forse sviluppati nell’adattamento del corpo all’uso smodato del telefonino, oppure – com’è più probabile – per effetto di una regressione dell’essere umano. In questo scenario sconvolgente, un bambino distoglie l’attenzione dal proprio smartphone per afferrare un vetusto telefono a tastiera che troneggia, nel disinteresse generale, sul sedile di un vagone del treno. Il gesto provoca un temporaneo cortocircuito scollegando ogni dispositivo dalla rete, mentre le teste chine delle persone si scompongono in mille frammenti nella rappresentazione efficacissima di uno smarrimento diffuso, ben riflesso nello schermo dei telefoni ora divenuti specchi di un’impietosa realtà. Ma è il tempo di un attimo e le spunte blu delle chat tornano al loro rassicurante funzionamento, mentre il reperto antidiluviano resta abbandonato in metro. Il tratto chiaroscuro delle illustrazioni dà nitore ed esattezza alla narrazione, che non ha certo bisogno di parole: l’albo inscena un mondo capovolto nel quale il rapporto uomo-macchina volge indubbiamente verso derive apocalittiche; la riflessione a cui ci invita l’autore non prescinde tuttavia da un’esperienza di lettura che è anche un viaggio sensoriale tra tavole a tutta pagina di straordinaria bellezza.
Chiara Lepri (da LiBeR 140)
Altroquando
Sandro Bassi
Kite, 2023, 56 p.
(Le voci)
€ 22,00 ; Età: da 12 anni
Hai scoperto qualcosa che prima non avevi notato e non sapevi? Questa è la formula “magica” alla base dell’attività che Federica Buglioni conduce da anni in ambito educativo. Avevamo fatto esperienza del suo lavoro attraverso Uovo Sapiens, pubblicato da Topipittori nella collana I topi saggi, un volume ricco di spunti e proposte, di percorsi per conoscere e a recuperare il reale valore di gesti vitali e quotidiani. Quando è uscito Alfabeti naturali. Piccola guida all’osservazione della creatività dell’Universo, non immaginavo che quel percorso di conoscenza avviato così bene potesse essere solo all’inizio. Federica Buglioni ha un pregio che le permette di presentare ogni volta qualcosa che prima non avevamo notato: lei, dell’universo non si sente il centro. Per chi si occupa di educazione direi che è questa una qualità primaria. Guardare e osservare è qualcosa che bisogna imparare a fare, soprattutto in un momento storico come quello in cui siamo immersi, frastornati da immagini che semplificano le informazioni, a volte deformandone il contenuto anzi costruendo un contenuto vuoto di significato. L’operazione educativa portata avanti con studio e passione dalla Buglioni, e con lei dalla casa editrice Topipittori, è quella di chi si sottrae alle semplificazioni. Ingrandire e avvicinare, confrontare, osservare nel tempo, riprodurre, creare, sviluppare uno sguardo scientifico, sono le azioni proposte nella seconda parte del volume, dopo un percorso in cui il lettore, forse per la prima volta, si è reso conto di avere nel suo corpo simmetrie simili a quelle che esistono in altri corpi presenti in natura. Decentrarsi resta quindi la prima azione da compiere per notare qualcosa e riconoscere di non sapere. E non poteva che essere Luogo Comune l’illustratore e urban artist di questo lavoro. Il suo segno dà spazio alla creatività dell’universo, senza sovrapporsi e il suo lavoro realizza appieno la formula magica di Federica Buglioni. Non esiste un unico punto di vista e imparare a riconoscere i pattern presenti nella natura, oltre a renderci degli osservatori più partecipi e consapevoli, è un’ottima preparazione alla complessità che ci circonda e che possiamo notare solo se qualcuno è capace di svegliare la curiosità che conduce all’incontro e alla scoperta.
Agata Diakoviez (da LiBeR 140)
Alfabeti naturali
Federica Buglioni,
ill. di Luogo Comune
TopiPittori, 2023, 48 p.
(PiNO)
€ 16,00 ; Età: da 7 anni
