Dall'8 all'11 aprile, stand B30 al padiglione 26
Lisa Balavoine, nata e residente ad Amiens, nel Nord della Francia, insegnante con la passione per la musica, la fotografia e la lettura, dopo un primo romanzo di successo per adulti, Éparse (Lattès, 2018), con Un ragazzo è quasi niente, che apre la collana YA Slanci di Terre di Mezzo, si cimenta in un racconto sulla complessità del mondo adolescenziale. Romeo, il protagonista sedicenne, è alla ricerca del suo posto in un contesto maschile brutale nel quale non si riconosce. E si interroga in modo critico sul concetto tradizionale di mascolinità, sull’amicizia, l’amore, la solitudine, ma anche su problematiche sociali come il bullismo e il revenge porn. La sua è una storia sulla parola e sul silenzio, sulla capacità generativa dell’adolescenza, in grado di tracciare nuovi percorsi identitari e relazionali, e della parola, capace di esplorare altre possibilità. Attratta dalle forme brevi, l’autrice coniuga brevità e musicalità: frammenti, microfiction, flussi di coscienza, una rapida successione di immagini che velocemente ricostruiscono la trama di una storia. Per meglio capire le ragioni del successo del suo romanzo “ado”, le abbiamo posto alcune domande, a cui Lisa ha risposto conducendoci nel cuore del suo mondo letterario e poetico.
N.G. L’estate balena è un romanzo in qualche modo coraggioso. Mi pare che sovverta in stile, tempo, ritmi, scrittura, un canone che sembra essere condiviso nella letteratura attuale per l’infanzia del nostro paese, che prevede spesso un certo umorismo ammiccante, un ritmo incalzante e avvenimenti inaspettati. Qui l’incedere è approntato alla lentezza, gli eventi sono quotidiani e c’è spazio per una riflessione che appartiene ai personaggi e non al narratore. Quanta intenzionalità d’autore c’è in questo?
Loredana Farina mi riceve nella sua biblioteca studio. Prima di iniziare la conversazione, mi mostra un libro della collana Storie di carta, da lei diretta per La Coccinella. Si tratta di Cappuccetto di carta, il progetto è di Carlo Alberto Michelini, le illustrazioni sono di Elve Fortis De Hieronymis. Il libro esce nel 1991, ed è l’ultimo lavoro di Loredana realizzato all’interno della casa editrice da lei fondata, insieme a Domenico Caputo, Giuliana Crespi e Giorgio Vanetti, nel 1977.
L’arte di Elsa Beskow ritorna sugli scaffali delle librerie grazie ai tipi di Pulce con l’albo I bambini del bosco, un’opera che esprime la ricchezza artistica dell’autrice svedese vissuta a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Con lo stile che le appartiene, intrecciato tra realismo e magia, la Beskow illustra una storia utilizzando due linguaggi diversi che orientano il lettore nella ricerca di elementi narrativi: le pagine sulla destra invitano a immergersi nell’ambiente boschivo – riccamente illustrato nei minimi dettagli – e a esplorare, assieme ai personaggi, il mondo che appartiene alle creature fantastiche: elfi, fate, troll. Sono illustrazioni che riprendono lo stile degli artisti che si sono ispirati all’Art Nouveau. A sinistra, sulle tavole in bianco e nero campeggiano i versi scritti in rima con carattere in stampato maiuscolo incorniciati dai personaggi disegnati a tratteggio e da altri con silhouette. I protagonisti sono una famigliola di elfi composta da papà, da mamma e quattro figli riconoscibili per un berretto rosso a pallini bianchi che indossano, simile al cappello dei funghi. I quattro elfi sono vivaci e interagiscono con gli abitanti del bosco: giocano con le rane dello stagno, con gli scoiattoli; si difendono da formiche e stanno allerta dai serpenti; dalla civetta imparano la geografia della foresta. Il bosco, nella traduzione italiana di Elisa Mazzoli, è un richiamo alla più autentica scuola di vita: il mondo cambia sotto gli occhi voraci dei quattro elfi che sperimentano il calore e il gelo, che si prodigano per accumulare le provviste per l’inverno, che dispensano cibo agli amici animali in difficoltà, che esplorano il mondo là fuori per conoscere e rispettare il loro ambiente. Un mondo brulicante di emozioni, di tante attività che indicano una direzione di crescita tutta incentrata sullo sviluppo naturale. La Beskow usa la metafora del bosco e della famiglia degli elfi per parlare di infanzia, caratterizzando la storia della dimensione collettiva cui spesso l’infanzia odierna non è resa partecipe: i bambini “del” bosco appartengono a una comunità educante che si prende cura della loro crescita naturale. Una riflessione pedagogica di grande attualità.
Adolfina De Marco (da LiBeR 142)
I bambini del bosco
Elsa Beskow; trad. di E. Mazzoli
Pulce editore, 2023, 48 p.
€ 12,90 ; Età: da 4 anni
