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Canzoni funebri per ragazze quasi morte
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Canzoni funebri per ragazze quasi morte

 

“Ma tu chi sei? Le tue ossa cosa dicono che sei?” Orfana di madre – una bellissima donna Métis, morta nel metterla al mondo – e unica figlia di padre inglese, la sedicenne Winifred non sa inizialmente dare risposta a queste domande. Non riesce a sentire le ossa, dice. La sua “identità divisa” è per lei motivo di un disagio che si unisce al senso di colpa nei confronti di una madre mai conosciuta e alla sofferenza per un padre affranto che per la figlia non ha più parole. Con Canzoni funebri per ragazze quasi morte arriva per la prima volta in Italia l’opera di Cherie Dimaline, pluripremiata autrice canadese appartenente alla comunità Métis di Georgian Bay, che in questo romanzo a tratti gotico e a tratti umoristico esplora i moti interiori di un’adolescente definita “strana”, affetta da un particolare tipo di nevrosi che la porta a effettuare calcoli, ricercare simmetrie, compiere rituali che in qualche modo tengono a bada le sue paure più radicate e indicibili. Win vive con il padre – responsabile del crematorio – e il suo adorato cane all’interno del cimitero che ospita le ceneri della defunta madre. Dorme su un’amaca in soffitta, colleziona nidi d’uccello e tesori di vario genere, e visita volentieri le tombe abbandonate, dove trova rifugio e possibilità di nascondimento. Quando nell’estate del sedicesimo compleanno la vita di Win viene stravolta da perdite e cambiamenti dolorosi, sarà lo spirito di Phil, una ragazza morta all’età di quindici anni nei pressi del cimitero, a guidare le scelte della protagonista. Phil condurrà Win a interrogarsi sul proprio Io, sul significato della vita e della morte, sull’amore e sull’appartenenza al luogo che chiamiamo “casa”, restituendole infine un senso pieno di identità. In un’opera commovente in cui riecheggiano tracce del romanzo di formazione, Dimaline sfoggia una scrittura brillante capace di alternarsi su registri differenti e di toccare questioni esistenziali complesse, veicolando una consapevolezza spesso taciuta: per sentirsi pienamente e autenticamente vivi, dunque per essere, è necessario un attraversamento nel non-essere. Con altre parole: per amare e apprezzare la vita occorre accogliere – e amare – la morte.

Elena Guerzoni (da LiBeR 142)

Canzoni funebri per ragazze quasi morte
Cherie Dimaline; trad. di A. Mantovani
Bompiani, 2024, p. 312
€18,00 ; Età: da 14 anni

 

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Leggere l'inatteso
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Leggere l'inatteso

Cambiamento, distacco, morte e lutto narrati negli albi illustrati: un’accurata selezione di albi illustrati per affrontare temi come il distacco, la morte e il lutto grazie al potere della finzione narrativa e dell’immaginazione. Con interventi di counseling per instaurare una comunicazione efficace e rassicurante.Tutto cambia. I bambini, le cose del mondo, noi stessi. Eppure il cambiamento ci spaventa e spesso ci impedisce di affrontare con serenità i mille e più quesiti sulla vita e sulla morte che i bambini ci pongono. Attraverso un’accurata selezione di albi illustrati, l’autrice Irene Greco permette di creare gli spazi ideali per “incontrare l’inatteso” e affrontare temi come il distacco, la morte e il lutto grazie al potere della finzione narrativa e dell’immaginazione.
Leggere l’inatteso si arricchisce degli interventi della counselor Anna-Maria Brusaferro che guidano gli adulti verso una maggiore consapevolezza, per poter instaurare con i bambini una comunicazione efficace e rassicurante.

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La lettura ad alta voce e i docenti
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La lettura ad alta voce e i docenti

Il volume presenta i risultati della ricerca condotta da indire nell’ambito della politica educativa Leggere: forte!, promossa dalla Regione Toscana con il coordinamento scientifico dell’Università di Perugia e in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale della Toscana e il CEPELL. La ricerca ha dimostrato non solo che la lettura ad alta voce quotidiana e condivisa incide sulla percezione di autoefficacia personale e professionale dei docenti, sull’arricchimento lessicale degli alunni, degli educatori e degli insegnanti, e sul modo di fare scuola; ma anche che favorisce una maggiore disponibilità a leggere ad alta voce a scuola e nella vita privata. Introdurre questo tipo di lettura come attività didattica quotidiana, però, non può essere una scelta del singolo insegnante, poiché lo sviluppo professionale e il miglioramento nella didattica presuppongono il coinvolgimento e il contributo della comunità scolastica. La lettura ad alta voce quotidiana, intensiva e sistematica può quindi divenire una pratica sostenibile per il singolo docente e una scelta consapevole dell’intera comunità scolastica solo collaborando con i colleghi per individuare modalità, tempi e scelte bibliografiche.

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La cabina telefonica di Yuan Huan
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La cabina telefonica di Yuan Huan

 

“Tutti hanno una storia, Ilhami: il custode di questo parco, il cane che rovista tra i rifiuti, tutti quelli che passeggiano al parco. E tutte le storie sono preziose.” Basterebbe questa citazione del libro per spiegare il senso dell’opera della scrittrice turca Miyase Sertbarut. Del resto l’autrice non ha mai fatto mistero di credere nel potere di “cura” delle storie. A scuola, al lavoro, nella sua vita adulta Miyase Sertbarut ha sempre sofferto di un inspiegabile mal di pancia sparito d’incanto solo quando ha cominciato a scrivere. Perciò crede, anzi ne è sicura, d’essere guarita grazie alle storie che ha narrato. Storie che si trovano ovunque. 
La cabina telefonica di Yuan Huan – titolo entrato nella Ibby Honour List 2022 e l’autrice candidata al prestigiosissimo Premio Hans Christian Andersen 2024 – è, in realtà, un romanzo che contiene tanti racconti, sono storie dentro la storia, piccole perle letterarie cucite su una trama non priva di colpi di scena che prende avvio da una consegna scolastica. La professoressa vuole che i suoi studenti leggano un libro ogni settimana e ne riferiscano in classe. Ilhami, che non ama leggere, mette subito in atto una strategia “antilettura”, prendendo in prestito dalla biblioteca un libro per bambini piccoli. Ma il destino ha in serbo per lui altro. Tornando verso casa scopre che il circo se n’è andato lasciando dietro di sé una vecchia cabina telefonica. Incuriosito, afferra il ricevitore telefonico e, con suo grande stupore, sente una voce che gli dice: “Ascolta… ho una storia per te”. Impossibile che il telefono sia collegato, eppure la voce inizia a raccontare. Superato il primo momento di stupore, il giovane decide di sfruttare a suo favore la situazione. Fingerà di aver letto quella storia in un libro, basterà inventarsi il nome di un autore. Così l’indomani in classe Ilhami prende un bel voto per una storia di un tal scrittore cinese Yuan Huan che nessuno conosce. La cabina telefonica continuerà a fornire un eccellente materiale per evitare a Ilhami di leggere per davvero un libro. Sino al giorno in cui il Comune manda a ripulire l’area asportando anche la cabina telefonica. A terra, quasi sommerso dal fango, resta solo un libro. E lì il nostro protagonista trova tutte le storie che la voce misteriosa gli aveva narrato.

Vichi De Marchi (da LiBeR 142)

La cabina telefonica di Yuan Huan
Miyase Sertbarut; trad. di M.C. Cantelmo
Emons Edizioni, 2024, 168 p.
(Emons raga)
€ 14,00 ; Età: da 10 anni

 

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Al canto del gallo
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Al canto del gallo

“Una triste sera, però, il re morì all’improvviso mentre mangiava un gigantesco mandarino”. Nelle immagini che precedono il frontespizio un paesaggio acquerellato, privo di ogni segno della modernità, ci accompagna in un mondo “altro” al quale si accede attraverso un tendaggio rosso che ricorda il sipario del teatro e, come il campanellino delle fiabe sonore, ci introduce nel regno del “C’era una volta” e cioè un posto “lontano nel tempo e perduto nello spazio” dove non si parla di principi in cerca di moglie o di matrigne cattive ma dell’improvvisa morte del sovrano e dello strampalatissimo modo in cui si elegge il suo successore.
Fin dalla copertina è chiaro che i protagonisti sono due: i bambini e i galli, sì, proprio loro, quei “pennuti con la cresta rossa” che determinano il governo del paese poiché “il nome del prescelto deve essere cantato in coro da tutti i galli del reame” e poiché, come si sa, mettersi d’accordo è cosa difficile, in genere ogni successione è preceduta da periodi tremendi di guerra civile e carestia. Tuttavia questa volta le cose andranno in modo diverso e il mondo sarà salvato, ancora una volta, dai ragazzini, più precisamente da uno di loro in particolare, grazie anche all’astuzia dei suoi genitori.
Non sarebbe strano se si trattasse di un richiamo al dibattito coevo italiano sulla riforma elettorale, visto che da sempre il genere fantastico dialoga e allude al proprio contesto storico, politico e sociale, ma questo non possiamo saperlo. Possiamo invece osservare come la storia di Fabian Negrin – illustratore argentino interprete di moltissime raccolte di fiabe classiche e loro riscritture, da molto tempo nel nostro Paese e qui in veste di “solo” autore – si sposi magnificamente con le illustrazioni di Maria Chiara Di Giorgio: entrambi “Premio Andersen come miglior illustratore” hanno saputo creare una storia breve in forma di fiaba dove sono le persone semplici che, dal basso, riscrivono le regole del gioco ed evitano il prolungarsi della notte nera, presentando all’alba un mondo nuovo, dove il malgoverno è solo un cattivo ricordo e poco importa se la scelta più importante resta, ancora, delegata ai galli.

Serena Marradi (da LiBeR 142)

Al canto del gallo
Fabian Negrin, ill. di Maria Chiara Di Giorgio
Edizioni corsare, 2024, 36 p.
(Area ragazzi)
€ 19,00 ; Età: da 7 anni

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I nostri libri persi - Mignolina
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I nostri libri persi - Mignolina

La fiaba di Andersen che ha la piccola Mignolina come protagonista è una storia di rinascite, incontri e scelte. Minuta, nata per magia da un tulipano, Mignolina affronta nel suo viaggio il rifiuto, la solitudine e il freddo ma incontra anche gratitudine e generosità, riuscendo finalmente a liberarsi dalle costrizioni, ad avere il permesso di “uscire al sole caldo” fino a divenire regina di tutti i fiori, col nuovo nome di Maia. A illustrare la preziosa edizione della fiaba, uscita per le edizioni C’era una volta nel 1989, è una giovanissima Lisbeth Zwerger, che l’anno successivo riceverà il prestigioso Hans Christian Andersen Award. Il tratto dell’illustratrice austriaca, considerata una delle più importanti, innovative e raffinate illustratici del secolo scorso, è inconfondibile, delicato e potente, quasi sempre riservato al mondo dei classici, che ha saputo reinterpretare con straordinaria sensibilità. Lo sguardo di Mignolina ritratta sulla copertina del libro, seduta nel tulipano con le mani in grembo, è assorto e brilla di un’intelligenza viva, pensante, forse ferita. Zwerger ha saputo donare ai personaggi delle fiabe un’epressività limpida e sfuggente allo stesso tempo, che li rende vivi, moderni, affascinanti. Le edizioni C’era una volta, dirette da Alfredo Stoppa, sono le stesse che, proprio negli anni in cui usciva Mignolina, ebbero finalmente il coraggio di pubblicare Rosa Bianca, illustrato da Roberto Innocenti, che era già stato pubblicato negli Stati Uniti ma stentava a trovare un editore italiano che facesse uscire i suoi splendidi libri. Quello a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento è stato un momento innovativo, fertile e incredibilmente vitale per l’editoria per l’infanzia, fatto anche di piccole case editrici che amavano sperimentare, di grandi autori e autrici che per la prima volta venivano pubblicati nel nostro paese, di storie con nuove tematiche, libere da intenti educativi e pedagogici: come biblioteca, eravamo fieri di possedere tante testimonianze di quel periodo, tanti libri usciti in quegli anni straordinari. Purtroppo le trenta pagine della nostra Mignolina illustrata da Zwerger dallo scorso novembre si sono compattate in un unico blocco, a causa dell’acqua, e non possiamo più tenere il libro sugli scaffali per darlo in prestito. Lo tengo sulla scrivania, accanto a me, perché mi pare di sentirla lo stesso, lì dentro, Mignolina che si asciuga dalle disavventure e cerca il sole.

Ilaria Tagliaferri (da Il pensiero non si ferma - supplemento di LiBeR 142)

Mignolina
Hans Christian Andersen, ill. di Lisbeth Zwerger
trad. di L. Battistutta
C’era una volta, 1989
30 p.

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