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Che cosa senti?
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Che cosa senti?

 

Nel paesino di San Sperate, a pochi chilometri da Cagliari, esiste un giardino che ha del magico. Chiunque lo abbia visitato, si dice, è tornato cambiato. In questo giardino ci sono pietre di tutte le dimensioni, alcune enormi, altre più piccole. Sono pietre posizionate lì da un artista sardo, Pinuccio Sciola (1942-2016), che prima le ha ascoltate e poi le ha incise perché il suono interno potesse risuonare anche fuori. Perché la scoperta straordinaria di Sciola, così ci racconta Daniela Palumbo in questo libro incantevole, è di aver intuito che anche le pietre, cioè gli oggetti inanimati per eccellenza, avessero un’anima sonora. “Che cosa senti?” – chiedeva Pinuccio Sciola ai bambini delle scuole che affollavano il suo giardino. Accarezzava le pietre, Pinuccio, quelle pietre da lui amorevolmente scelte, trasportate nel giardino e incise. Le accarezzava e chiedeva ai bambini cosa sentissero. “Un suono”: un suono antico, primordiale, dell’Universo stesso. “Ogni pietra ha la propria memoria del mondo” – diceva lo scultore. Un giorno lo scultore, nell’incidere una pietra, sentì una lunga vibrazione: stupito, iniziò a indagare da dove provenisse quel suono; incise, usò altre pietre, fece vari tentativi, finché la pietra, stimolata nel modo giusto, si aprì di nuovo al suo ascolto. Ogni tipologia di pietra conserva il suono della natura dalla quale proviene: così le pietre calcaree, che si formano sott’acqua, emettono suoni acuti e leggeri, il basalto, invece, ha suoni che sembrano urla. Che cosa senti? non è soltanto un libro, ma anche un laboratorio in divenire: l’autrice stimola i lettori al confronto, a farsi domande, a giocare con le parole.
Le suggestive immagini di Tostoini, infine, ci portano esattamente lì, nel giardino sonoro. Con un pizzico di immaginazione e molta precisione, le illustrazioni fanno sognare il lettore, invitato a una totale immersione. Immagini e parole, dunque, creano un libro suggestivo, ritmico, che invita all’ascolto della natura e alla magia dell’arte.

Angela Catrani (da LiBeR 143)

Che cosa senti?
Daniela Palumbo,
ill. di Tostoini
Albero delle matite, 2024, 80 p.
(Extra-ordinario)
€ 15,00; Età: da 7 anni

 

 

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Bye bye, Benny!
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Bye bye, Benny!

Bye bye Benny è la prima riuscita prova narrativa di Filippi, affermato studioso del fascismo e delle sue radicate espressioni di consenso popolare, specializzato nell’analisi della memoria storica collettiva e delle forme di rimozione sociale. Il romanzo si muove con perizia nell’area letteraria dell’ucronia, contrassegnata dall’uso della controfattualità, che agisce rispondendo alla domanda “cosa sarebbe successo se…?”. Qui l’ipotesi è che il regime fascista sia sopravvissuto agli eventi degli anni ’40, che anzi, grazie alla diplomazia mussoliniana, dopo la morte per attentato di Hitler nel 1939, si sia evitato il conflitto mondiale, mentre nei maggiori paesi europei, tolta la Spagna franchista, il Portogallo di Salazar e l’Italia di Benny, sia scoppiata la democrazia. Un ferreo controllo sociale, un’efficace repressione del dissenso e la chiusura a ogni influsso proveniente da oltre confine hanno messo al riparo il regime dalle crisi che hanno segnato la storia europea, dalla Guerra Fredda, alla caduta del muro di Berlino nel 1989, fino all’aprile del 2024, anno in cui è ambientata questa vicenda di rap e libertà.

Italo, sedicenne figlio di funzionari del Partito, frequenta con l’amico Giacomo l’istituto d’arte, dove è frustrato ogni suo anelito di libertà intellettuale, schiacciato dalla gabbia di imposizioni create dal sistema scuola-organizzazioni giovanili-famiglia. Queste confliggono con le sue aspirazioni e con la passione per la musica rap, che tra i giovani circola clandestinamente. La televisione propina musica addomesticata e i social controllati rigidamente dal Minculpop non offrono che propaganda martellante, mentre Italnet (l’internet nazionale) è chiuso al mondo esterno e funziona a singhiozzo. In uno degli spasmi del medium i ragazzi accedono a un sito francese che invita a partecipare a un festival rap a Lione. Arrivarci sarà per loro e per una coraggiosa ragazza conosciuta a un’adunata, l’avventura della vita, segnata da una fuga rocambolesca in treno, con l’aiuto di un’insegnante antifascista, autrice di un pamphlet clandestino di storia alternativa, un’ucronia libertaria nella quale il 25 aprile è davvero avvenuto, e potrebbe avvenire a breve in quel mondo dove l’antifascismo scorre sotto le vene del sistema.

 

Riccardo Pontegobbi (da LiBeR 143) 

Bye Bye, Benny!
Francesco Filippi
Feltrinelli, 2024, 175 p.
(UP)
€ 15,00 ; Età: da 14 anni

 

 

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Come Michaela ha imparato a volare
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Come Michaela ha imparato a volare

Michaela De Prince, ballerina professionista originaria della Sierra Leone, racconta la sua storia di sofferenza e riscatto sulle punte in questa intervista di Paola Benadusi Marzocca in questa intervista del 2016, pubblicata su LiBeR 109, che riproponiamo all'indomani della sua scomparsa.
La storia di Michaela De Prince è particolare e ha tutti gli elementi per colpire l’attenzione dei giovani e meno giovani. La sua professione di danzatrice è nata dal nulla o dal destino. “Mi sembra ieri – racconta nella sua autobiografia intitolata Ora so volare (Mondadori, 2015) – quando ero un'orfana, una piccola pikin con la faccia sporca, affamata, spaventata e tenacemente aggrappata alla vita e al sogno di diventare ballerina”. Nata in Africa occidentale, nella regione sud-orientale della Sierra Leone, da una famiglia povera, ma che si distingueva dalle altre per l’anticonformismo e l’intelligenza dei suoi genitori che, contrariamente, alle consuetudini del villaggio in cui vivevano, accolgono con gioia la sua nascita. “Una femmina inutile e tutta macchie”, Mabinty Bangura, come era stata chiamata, era nata infatti con la vitiligine, che non è una malattia contagiosa né infetta, ma le sue macchie, simili a quelle di un cucciolo di leopardo, spaventavano adulti e bambini per cui stava sempre sola, seduta sulla veranda della loro capanna

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Sabir editore

FILO FILO D’OMBRA - ciclo di presentazioni

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Zic! Book Festival
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Zic! Book Festival

Chiusi, 20-21-22- settembre

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Bombo-Lardo
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Bombo-Lardo

I genitori di Bombo-Lardo hanno messo subito le cose in chiaro con lui: “Niente feste qui da noi!” nemmeno per il compleanno, e così è stato, finché … mamma e papà non sono finiti in salmì e zia Adelina lo ha adottato. Da lei il porcellino Bombo-Lardo riceve, per i suoi nove anni, un bellissimo vestito da cow-boy (con tanto di lazzo), torta e candeline (una per ogni anno!). La zia prepara anche una cenetta speciale, poi se ne va a lavorare. Ed è in questo frangente che in Bombo-Lardo cresce la smania di una festa “come si deve” aperta a chiunque passi di lì. Maurice Sendak torna a mettere in scena – con chiarezza da manuale – una dinamica precisa che prende avvio da un bisogno profondo, naturale e istintivo legato all’affermazione di sé: come Max nel Paese dei mostri selvaggi Bombo-Lardo viene trasportato da un sentire che cresce cresce cresce e divampa senza freni, nonostante – o meglio: proprio perché – c’è accanto a lui una presenza solida, che lo ama profondamente, ne rispetta un certo grado di libertà e cucina per lui.

È la presenza di un adulto interessato e responsabile, infatti, che fornisce una base sicura da cui muoversi verso il mondo, anche in chiave oppositiva, per affermare “Io sono, e sono come mi pare!”. Sendak questo lo ha colto benissimo: osservava con attenzione le relazioni interpersonali e ne ha svelato aspetti spesso celati, come quelli che si annodano nei momenti di rottura emotivi dove si squilibra la capacità di autoregolazione personale e uno slancio iniziale assume una forma smodata, smisurata, sregolata – una sorta di finimondo (così la bravissima Lisa Topi ha ammodernato la ridda selvaggia di Antonio Porta). La voglia di festa, che ha covato inascoltata per anni, travolge Bombo-Lardo che, di nascosto da zia Adelina, inviti orde di maiali per una epica festa mascherata, approfittando della sua assenza.
Esattamente come Max (Nel paese dei mostri selvaggi), Ida (Nel mondo là fuori) e Mickey (La cucina della notte) Bombo-Lardo tocca con mano luci e tenebre. La traduzione di Sergio Ruzzier ha reso accessibile questo capolavoro che chiude la produzione di Maurice Sendak, ora finalmente disponibile grazie al pregiato lavoro di recupero portato avanti da Adelphi con la collana Cavoli a merenda.

Francesca Romana Grasso (da LiBeR 143)

Bombo-Lardo
Maurice Sendak;
trad. di S. Ruzzier
Adelphi, 2024, 32 p.
(I cavoli a merenda)
€ 22,00 ; Età: da 6 anni

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