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Il regalo delle fate formiche
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Il regalo delle fate formiche

 

Un libro da cortocircuito. Nell’albo Il regalo delle fate formiche della coreana Shin Sun-Mi convivono due velocità e due direzioni diverse: l’incedere orizzontale pacato e sospeso, attraverso tavole di straordinaria raffinatezza ispirate alla pittura orientale (centrale l’elemento decorativo dell’hanbok, abito tradizionale), e il procedere in verticale a piombo, verso il basso, l’interiorità, col tema della ferita emotiva tra madre e figlia che chiede di esser riparata. Tre generazioni a confronto – una mamma, una nonna, un bambino – un gatto e le gaemi yojeong, le fate formiche, creature minuscole, viste “da bambini innocenti o da animali con sesto senso acuto”, che l’autrice immaginò da piccola durante una febbre e a cui ha dedicato l’omonimo precedente album (Topipittori, 2018). Su questa umanità operosa e mignon è già stato detto molto: rappresentano l’aggancio con la magia che gli adulti perdono, simboleggiano le nostre diverse parti che nel mondo ego-riferito, secondo i parametri della personalità, fatichiamo ad accogliere. Interessante è che queste figure, che rimandano a folklore e fiabe di molte culture da sempre sconfinate nella letteratura per l’infanzia e non – elfi, lillipuziani etc, – sembrano essere nate nel primo libro per svolgere in questo la loro vera missione: ridare un’opportunità e mostrare al mondo come si sconfigge il tempo. Il mantello cucito dalle fate per la mamma e la nonna compie un atto magico e le porta anni indietro. È una magia narrativa e non lo è: nei riti sciamanici, sempre più usati in sinergia con la psicologia, è il cambiamento di uno stato di coscienza (con respirazioni e, appunto, “cappe magiche”) dove si parte per un viaggio nell’underworld. La dimensione temporale delle mente abituata al prima e al dopo si annulla in un presente in cui le memorie perdono ogni interpretazione per ricondursi alla loro radice emotiva. Viaggio che il lettore compie con le due donne e per cui quel “Ti voglio bene” finale, semplice e sincero, risuona travolgente, ci scuote dandoci la chiave, il regalo, per rileggere le nostre occasioni perdute.

Elena Baroncini (da LiBeR 145)

Il regalo delle fate formiche
Shin Sun-Mi;
trad. di L. Topi
Topipittori, 2024, 36 p.
€ 20.00 ; Età: da 5 anni

 

 

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Il primo gatto nello spazio mangia la pizza
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Il primo gatto nello spazio mangia la pizza

 

A dieci chilometri di profondità nel cuore della Terra, sotto un vulcano ancora attivo, i più dotati scienziati del nostro Pianeta stanno alacremente lavorando sotto le direttive dei Generali dell’Esagono, per attuare un segretissimo piano di emergenza, il “Progetto 47”. Obiettivo della missione: liberare il nostro satellite dall’invasione di ratti arrivati da una lontana galassia. La Luna sta infatti per essere ridotta a un colabrodo a forza di morsi, e restano solo tre giorni per evitare che i famelici roditori intergalattici finiscano per masticarla e digerirla del tutto. C’è solo un eroe in grado di intervenire, ed è lui che verrà al più presto lanciato in orbita per scongiurare la catastrofe: un gatto. Un super-micio, naturalmente, munito di microchip nel cervello e tuta cibernetica; straordinariamente intelligente per quanto poco loquace (non articola una frase compiuta che sia più lunga di “Miao”). Secondo i calcoli degli ingegneri, le probabilità di successo sono ridotte a meno di una su un milione. Già problematica in sé, la spedizione del primo felino nello spazio si complica ulteriormente per la presenza di un viaggiatore clandestino: un robot tagliaunghie dai tristi trascorsi, alla ricerca del fine ultimo della sua vita nel vasto Universo. Sotto la guida – non sempre ineccepibile – di sua Maestà la Regina della Luna in persona, a bordo di auto e vascelli spaziali, l’improbabile compagnia si inoltra verso il lato oscuro della superficie lunare, per il più imponente ed esilarante esperimento di derattizzazione nella storia dell’umanità. Il primo gatto nello spazio mangia la pizza, scritto da Mac Barnett e illustrato da Shawn Harris, è un fumetto che si divora una pagina dopo l’altra, per il ritmo serrato di testo e immagini, i personaggi dalla comicità irresistibile e l’umorismo graffiante. Uno humor raffinato che lo rende sicuramente adatto a lettori non piccolissimi, per il ricorso a doppi sensi e allusioni non sempre immediati. A corredare il tutto, uno scoppiettante repertorio di brani musicali è scaricabile seguendo le indicazioni riportate alla fine del volume.

Fausto Boccati (da LiBeR 145)

Il primo gatto nello spazio mangia la pizza
Mac Barnett,
ill. di Shawn Harris;
trad. di S. Ragusa
Terre di mezzo, 2024, 320 p.
(Uau!)
€ 18,00 ; Età: da 9 anni

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Identità arricchita: storie di multicultura e plurilinguismo a scuola e in biblioteca
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Identità arricchita: storie di multicultura e plurilinguismo a scuola e in biblioteca

La presenza in Italia di bambini e ragazzi che hanno origini familiari in altri paesi è un dato diffuso in una società che è destinata a divenire sempre più multiculturale e multilingue. In questa dimensione le nuove generazioni sono maggiormente coinvolte e consapevoli. Gli alunni “con cittadinanza non italiana” nel nostro Paese (così sono definiti nei Rapporti annuali del Ministero dell’istruzione) sono quasi un milione, ma in grande maggioranza sono nati in Italia, e rappresentano da tempo una componente viva delle nostre comunità. Frequentano le scuole, i parchi, i campi da gioco, le biblioteche. Avere un compagno o una compagna di banco o di gioco la cui famiglia viene da contesti diversi non è considerato un problema, né suscita timori o stupore nei ragazzi. Ma non sempre è così per i genitori, per gli adulti, per la politica. L’educazione alla convivenza e alla cittadinanza per tutti ha bisogno di cura, intenzionalità, di parole e azioni efficaci. E di storie e buone pratiche come quelle raccontate e raccolte in questo numero attraverso le esperienze di scuole, biblioteche, ospedali, con i contributi di docenti, scrittori e studiosi che operano in realtà grandi e piccole del nostro Paese. Come di consueto le esperienze sono accompagnate da tanti consigli di lettura sul tema.

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La piccola violinista
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La piccola violinista

 

Nel 2023 il norvegese Jon Fosse ha vinto il Nobel per la letteratura coronando una carriera ricchissima di opere: romanzi, poesia, saggistica, testi teatrali e per bambini. Nella drammaturgia Fosse affermava di aver trovato il modo di esprimere il silenzio, cosa che la letteratura gli consentiva con difficoltà. Da molti descritto come autore melanconico, talvolta aspro, appassionato di musica, con un senso dello humor sottotraccia, nelle opere per i più piccoli ha saputo infondere la magia del fantastico, il richiamo antico delle fiabe, i silenzi e le paure che servono a crescere.

I suoi albi illustrati sono approdati nel 2024 alla Fiera internazionale del libro per Ragazzi e alla fine dell’anno Iperborea, casa editrice specializzata in letteratura nordica, ha pubblicato La piccola violinista con le illustrazioni di Øyvind Torseter, anch’egli artista nato tra i fiordi, vincitore nel 2008 del Bologna Ragazzi Award.

Fosse racconta la storia di una bambina che con il suo violino sa suonare meravigliose melodie. Ha anche un altro dono: talvolta riesce a vedere cose particolari, che forse nessun’altro vede. Ed è proprio in uno di questi “speciali momenti” che le compare suo padre, seduto su uno scoglio nel mare, triste, quasi sfinito. Decide allora di mettersi in viaggio per rincuorarlo. A lui piace tantissimo sentirla suonare, così porta con sé il violino.

Inizia un viaggio solitario e difficile, pieno di incognite e ostacoli. Una montagna altissima si erge lungo il cammino, una palude insidia la sua avanzata, il mare è una massa d’acqua impossibile da solcare senza una barca. Il padre se ne sta lì, sullo scoglio, sempre più triste, ancora più sfinito. A salvarlo sarà la magia della musica della piccola violinista: le sue melodie creano una breccia sulla montagna e fanno ritirare le acque.

Il racconto, stringato, ha il tono e il dono della fiaba. Mette in scena le paure, gli ostacoli da superare e il potere salvifico dell’infanzia. Solo che nell’album di Fosse i ruoli sono invertiti. Non c’è un adulto cattivo o eroico. C’è, invece, un uomo fragile, un padre che attende di essere salvato dalla figlia. L’autore celebra così, con un’inversione di ruoli, il potere dell’infanzia che, con i suoi doni, è in grado di salvare il mondo degli adulti.

Vichi De Marchi (da LiBeR 145)

La piccola violinista
Jon Fosse,
ill. di Øyvind Torseter;
trad. di E. Valvo
Iperborea, 2024, 32 p.
(I miniborei)
€ 16,00 ; Età: da 4 anni

 

 

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Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2025 - Migliore Narrazione per Immagini

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