Fin dall’antichità la costruzione di nuovi ponti ha rappresentato per gli uomini una doppia possibilità: quella di fare nuove scoperte e conoscenze ma anche di incorrere in conflitti e divisioni: Vinicio Ongini, nel suo articolo Piccoli costruttori crescono, pubbblicato su LiBeR 123, riflette sulle prime tecniche di progettazione e costruzione dei ponti nel passato, che rimandano alle strategie attivate dai bambini nella quotidianità per realizzare piccole e grandi opere ingegneristiche nel vero senso della parola. Dunque con quali storie si possono costruire ponti? con quali combinazioni? Secondo Ongini esistono veri e propri personaggi ponte, condivisi, portatori di materiali interculturali e di molteplici appartenenze, che diventano elementi di unione. Personaggi come questi sono Giufà, Cenerentola, i Folletti, il Lupo. Anche il crossover narrativo, ovvero quel processo di attraversamento che nel marketing editoriale diventa fenomeno multigenerazionale, può essere definito letteratura-ponte? Ne parlano Stefano Calabrese e Valentina Conti, che riflettono su uno dei tratti più evidenti del mercato editoriale globale, ossia la difficoltà di distinguere oggi modelli estetici e in particolare letterari per adulti o per l’infanzia. Il loro contributo si intitola Crossover e letteratura-ponte e si concentra sulle nuove forme narrative ibride legate all’adolescenza - età che viene vista dall’origine come l’unione degli opposti, il "ponte" in cui tutto interagisce con tutto - caratterizzate dall’accavallamento dei codici di genere, come accade per esempio nei film della Pixar, dove il linguaggio della pop art si creolizza con l’immaginario disneyano. Illustrazioni di Roberto Abbiati.
Fin dall’antichità la costruzione di nuovi ponti ha rappresentato per gli uomini una doppia possibilità: quella di fare nuove scoperte e conoscenze ma anche di incorrere in conflitti e divisioni: Vinicio Ongini, nel suo articolo Piccoli costruttori crescono, pubbblicato su LiBeR 123, riflette sulle prime tecniche di progettazione e costruzione dei ponti nel passato, che rimandano alle strategie attivate dai bambini nella quotidianità per realizzare piccole e grandi opere ingegneristiche nel vero senso della parola. Dunque con quali storie si possono costruire ponti? con quali combinazioni? Secondo Ongini esistono veri e propri personaggi ponte, condivisi, portatori di materiali interculturali e di molteplici appartenenze, che diventano elementi di unione. Personaggi come questi sono Giufà, Cenerentola, i Folletti, il Lupo. Anche il crossover narrativo, ovvero quel processo di attraversamento che nel marketing editoriale diventa fenomeno multigenerazionale, può essere definito letteratura-ponte? Ne parlano Stefano Calabrese e Valentina Conti, che riflettono su uno dei tratti più evidenti del mercato editoriale globale, ossia la difficoltà di distinguere oggi modelli estetici e in particolare letterari per adulti o per l’infanzia. Il loro contributo si intitola Crossover e letteratura-ponte e si concentra sulle nuove forme narrative ibride legate all’adolescenza - età che viene vista dall’origine come l’unione degli opposti, il "ponte" in cui tutto interagisce con tutto - caratterizzate dall’accavallamento dei codici di genere, come accade per esempio nei film della Pixar, dove il linguaggio della pop art si creolizza con l’immaginario disneyano. Illustrazioni di Roberto Abbiati.

Nel numero 123 di LiBeR (lug.-set. 2019) , su idea di Vinicio Ongini, viene sviluppato un tema delicato, complesso e di strettissima attualità: quello dei ponti e dei muri. È passato un anno dalla tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova, e nel panorama internazionale l’innalzarsi di muri, metaforici e non è un fenomeno in continua espansione. L’approfondimento sul significato che ponti e muri rivestono nell’immaginario e nella letteratura è sembrato quindi necessario e urgente, ed è stato realizzato, oltre che con una rassegna di narrativa, albi illustrati e opere di divulgazione, anche con una riflessione sui personaggi ponte, che si fanno portatori di materiali interculturali e diventano elementi di unione, un approfondimento sulla letteratura crossover che si lega all’età dell’adolescenza, e sguardi al mondo della Cina, dove i ponti hanno un ruolo sociale, e del Mediterraneo. Contributi di: Vinicio Ongini, Stefano Calabrese, Valentina Conti, Pino Boero, Michela Monferrini, Angela dal Gobbo, Giancarlo Ascari, Pia Valentinis, Maria Omodeo, Maria Luisa Albano, Enrica Battista, Vichi De Marchi. La copertina e le illustrazioni sono di Roberto Abbiati, che oltre a fare l’attore suona la cornamusa, disegna e progetta manifesti e teatri.
La disabilità va raccontata ai più piccoli? E se sì con quali parole? Luigi Dal Cin, su LiBeR 122, racconta come la forza vitale della narrazione sia necessaria per rispondere alle domande più difficili dei bambini, che hanno "una vitalità e una generosità straordinarie, ma perché si attivino è necessario che l’adulto spieghi la verità utilizzando il loro linguaggio, che è proprio la narrazione". Dal Cin, nel suo articolo "Raccontare la disabilità" riflette su una significativa esperienza di condivisione e narrazione, nata in una classe dove la difficoltà di comunicazione dei bambini con un loro compagno disabile, Andrea, che stava diventando per lui motivo di disaffezione alla scuola. Attraverso il linguaggio narrativo Dal Cin è riuscito a riattivare nei bambini la relazione emotiva necessaria per superare ogni sorta di stereotipo sulla disabilità, e per riuscire ad entrare realmente in contatto con Andrea. L’approfondimento sulla lettura inclusiva di LiBeR 122 comprende anche una rassegna di progetti specifici dedicati all’inclusione: le attività promosse dall’Associazione Galline volanti, tra le quali c’è anche il teatro di strada, vengono raccontate da una delle loro fondatrici, Ada Francesconi; Elena Rocco, Giovanna De Appolonia e Carolina Laperchia parlano di Radio Magica, nata per avvicinare tutti i bambini al piacere dell’ascolto; Michela Tonelli e Antonella Veracchi propongono i loro progetti speciali del Palazzo delle Esposizioni di Roma, caratterizzati dal superamento di barriere socio-culturali e sensoriali.
Nella letteratura fantasy i manufatti hanno spesso grande carisma e suscitano invidia, per poi rivelarsi capaci di ingannare e corrompere, fino a veicolare dolenti scoperte esistenziali. La riflessione su come, anche nella letteratura fantasy, gli oggetti ci consentano di vivere un’avventura di "spessore", rendendo più autentica tale esperienza, è al centro del contributo di William Grandi su LiBeR 122, dal titolo "Incanti e metafore". E come si traduce il fascino esercitato dagli oggetti nei libri per l’infanzia? risponde Federica Mantellassi, che nell’articolo "Inseparabili: ciucci, orsetti e bambini" analizza la quotidianità che dietro alle minuzie nasconde potenti segreti, ironici e vitali. "Il rapporto dell’individuo con gli oggetti che fin dai primi mesi di vita entrano nel suo campo di esperienza passa dai fenomenti transizionali alla strutturazione di una rete di senso" scrive Mantellassi, e proprio alla riflessione su oggetti e simbolizzazione è dedicato un altro articolo pubblicato nel nostro focus sugli oggetti, a cura di Luigi Paladin, dal titolo "Il fascino del cassetto proibito", che sottolinea come il rapporto tra le cose presenti nella realtà del bambino e la loro rappresentazione nei libri sia fondamentale per facilitare i processi di pensiero, linguaggio e crescita dei piccolissimi. Nel testo, Paladin ripercorre i luoghi dove il piccolo espolratore preferisce andare (dove lo porta il dito, il gattonare, la curiosità...) ricordando come per il bambino tutto sia soprprendente, anche le cose che a noi appaiono scontate: "premere l’interruttore per accendere o spegnere la luce è paragonabile a una magia".