Piovono maiali in libreria
La scuola e le biblioteche come luoghi di democrazia sono al centro del convegno in programma per il prossimo 22 novembre 2025, organizzato da Fondazione Accademia dei Perseveranti e dal Centro regionale servizi biblioteche ragazzi toscane, con sede nella Biblioteca Tiziano Terzani, e promosso da Regione Toscana in collaborazione con il Comune di Campi Bisenzio e LiBeR. Una giornata all’insegna dell’approfondimento e della riflessione, che partirà con i contributi di studiosi e docenti sullo stato attuale della scuola e sulla sinergia con le biblioteche, luoghi di emancipazione e uguaglianza, per tracciare prospettive future, fino ad arrivare a condividere nel pomeriggio buone pratiche intorno alla lettura, con l’aiuto di esperti. Il convegno si svolgerà al mattino in modalità mista, in presenza e in streaming sulla pagina facebook della Biblioteca Tiziano Terzani, e al pomeriggio solo in presenza.
È sempre un’ avventura confrontarsi con la poesia sperimentale, perché l’esperienza riconnette a una forma primigenia del linguaggio e sorprende nella rottura degli automatismi verbali (e di pensiero). È quanto accade leggendo il terzo libro della collana Poesia a vela diretta da Grazia Gotti per le edizioni La Linea, Questa poesia non era scritta male, dell’autore basco Iñigo Astiz. Le poesie, efficacemente tradotte dal castigliano da Ilaria Rigoli (già autrice della raccolta A rifare il mondo, Bompiani, 2022), invitano a giocare con la lingua con “alfabeti segreti, parole all’incontrario, pensiero a testa in giù”, scrive la curatrice: il poeta chiede di divertirsi, proprio come Palazzeschi, e lo fa già dall’indice – che non è un indice ma il percorso di una cavalletta che salta sulla tastiera e scompagina tutto – e poi dai primi versi al limite della leggibilità: “Hop, hop, di corsa,/ apri il libro, in fretta.// Comincia a nevicare/ e a p c a po/ e f occ a fioc / la po sia sc mp re”… e così di seguito ci sono rime e assonanze, allitterazioni, boutade, sciarade, immagini surreali, provocazioni testuali e grafiche che disorientano i grandi ma chiamano a gran voce i piccoli lettori, finalmente coinvolti nel godimento degli effetti pirotecnici della parola e delle sensazioni percettivo-sensoriali che essa provoca tra suono e segno.
Siamo nel campo di quella ricerca intraverbale che consente un incontro con la materialità poetica, un incontro che si dovrebbe praticare sin dai primi anni di scuola, come ci indicava Gianni Rodari, perché stimola i pensieri divergenti e la libertà espressiva, fa della parola un campo di ricerca, abitua alle potenzialità polisemiche della lingua. Nel caso di questa raccolta va detto anche che la lettura si avvale in maniera integrata tanto dei versi quanto delle illustrazioni, ideate nel rispetto del concept della collana, caratterizzata a ogni uscita da soli due colori: sin dalla copertina l’effetto è travolgente e introduce perfettamente al contenuto del libro attraverso stilemi che ricordano le avanguardie artistiche (si veda il cuneo rosso alla El Lissitzky in quarta di copertina). Il risultato è un’esperienza sensoriale piena, che sollecita l’immaginario a partire dalla consistenza concreta di parole e figure.
Chiara Lepri (da LiBeR 147)
Questa poesia non era scritta male
Iñigo Astiz,
ill. di Massimo Pastore;
trad. di I. Rigoli
La Linea, 2025, 88 p.
(Poesia a vela)
€ 16,00 ; Età: da 6 anni
Venezia è una città che esprime la sua unicità nelle giornate meno colorate, quando la calce si confonde con il selciato delle calli e dei campielli e il cielo si dilegua a grandi pennellate nell’acqua. Nella quiete di luoghi lontani dal tempo, dalle rive e dalle piazze, piccoli passi e battiti d’ali incerti trovano il loro rifugio; pertanto, non poteva essere scelta una città diversa per raccontare le vibrazioni dell’anima che due esseri provano a ogni loro incontro. Una storia d’amore? Tutt’altro. Nell’albo Paura a Paura, Chiara Mezzalama mette in scena la paura che si fa protagonista attraverso le voci di una bambina e di un piccione che si dichiarano fortunati ad abitare in questa città, se non fosse per la loro paura. Prima l’una, poi l’altro, a ogni giro di pagina si raccontano, svelando già dall’inizio come si manifesta il turbamento che hanno l’uno verso l’altra, consapevoli che si tratta di fobia. Il loro incontro avviene una sera d’autunno su una riva; bambina e animale riconoscono dell’altro la paura e la fragilità. Si fermano a distanza, si studiano e si chiedono come fare per proseguire ognuno per la propria strada. L’aiuto arriva in modo inaspettato e, infatti, è il canto stonato di un gondoliere che li fa ridere, fa sciogliere la tensione e spinge ciascuno a fare un passo verso l’altro. Il loro incontro quotidiano allevia la paura e la trasforma in amicizia. I due personaggi vengono invitati dal gondoliere a fare il giro della città cullati dalle onde e da nuove emozioni. Paura a Paura chiede al lettore di compiere un salto empatico e di comprendere la tirannia di uno stato d’animo che impone di prendere decisioni irrazionali, quelle che cambiano la qualità delle relazioni sociali. Un racconto dal tono pacato e dal respiro lungo, accompagnato dagli straordinari acquerelli di Mariachiara Di Giorgio che ha colto le sfumature dell’incontro tra i due personaggi in una doppia pagina, nella quale i pennelli mettono in risalto uno scorcio della città lagunare immersa nei caldi colori della stagione autunnale.
Adolfina De Marco (da LiBeR 147)
Paura a paura
Chiara Mezzalama,
ill. di Mariachiara Di Giorgio
Emme, 2025, 48 p.
€ 14,90 ; Età: da 6 anni
Otta è un albo rivolto ai piccoli di 3-4 anni, che affronta un argomento grande: la timidezza. Proprio a questa età ci troviamo per la prima volta a fronteggiare sentimenti come il timore, l’imbarazzo, la paura di fare cose nuove che ci fanno uscire dalla nostra comfort zone; per la prima volta dobbiamo trovare il coraggio per affrontare nuove sfide. Otta è una gufetta che vive in una via di una cittadina molto francese, più precisamente abita nell’incavo di un grande albero lungo il fiume: la casa di Otta è confortevole e calda, ma un tantino a malincuore la gufetta deve uscirne tutte le mattine per recarsi a scuola. E proprio a scuola, in una giornata come tante, ecco arrivare l’ostacolo: la maestra assegna come compito a ogni alunno di portare un oggetto al quale è particolarmente legato e presentarlo alla classe l’indomani. Otta si vede costretta a fare ciò che le fa perdere il fiato: parlare davanti a tutti. La gufetta ha un carattere introverso e timoroso, è acuta, curiosa, è anche una grande osservatrice: dalla sua casa tante volte ha passato il tempo scrutando gli altri uccelli che là fuori schiamazzavano e giocavano, desiderando unirsi a loro. Non è difficile immedesimarsi in Otta e ricordare come può apparire spaventosa l’idea di esporsi, lanciarsi in una nuova prova o parlare per la prima volta davanti a tanti occhi che ti fissano. È una montagna bella alta da scalare, ma Otta avrà la fortuna dalla sua oltre che l’ingegno, che non le manca affatto. Grazie allo zampino di alcuni uccelli migratori, Otta riceverà in dono un germoglio di banano che la porterà a scoprire un nuovo lato di sé e ad affrontare le sue paure. La protagonista di questo albo è un personaggio delicato ma efficace, come le illustrazioni ad acquerello di Juliette Lagrange, luminose e fresche. Nell’arco di questa piccola storia, Otta acquisisce sicurezza di sé, padronanza, fiducia nel mondo. Adesso forse anche lei farà una capatina fuori a giocare con gli altri al pomeriggio, quando le andrà.
Giulia Romualdi (da LiBeR 147)
Otta
Juliette Lagrange,
ill. di Federica Rocca
Babalibri, 2025, 32 p.
€ 13,00 ; Età: da 4 anni
Lo stile crudo dei volantini con la scritta urlata Fuoritutto, slogan cattura-clienti per tv con “nuovo sensore pisolini, si spegne quando ti addormenti, si riaccende al tuo risveglio” e poi la mega offerta della settimana. L’atmosfera commerciale, che in chiave ironica e divertente ritrae consumismo e meccanismi comunicativi che lo abitano, ha però una perturbazione: l’orso. Grande, un po’ attonito e sospeso – dotato di quel mood raffinato tra realismo e disallineamento dal reale con cui la D’Andrea ci ha intrigato nella trilogia de Il Topo che non c’era –, simbolo di forza archetipica e antica saggezza, si ritrova nel carrello della spesa perché, secondo l’inviolabile legge di mercato dove l’offerta crea la domanda, è in sconto e “può fare sempre comodo”. In un’alternanza di tavole dense di dettagli che ricordano i wimmelbuch e pagine con poco testo dove il bianco dà spazio per far decantare il senso di spiazzamento che si avverte fin dall’incipit, il plantigrado diventa amplificatore della retorica commerciale, l’elettroaddomesticato, definito così dalla stessa autrice, che promette qualità irrinunciabili per il consumatore doc: antimacchia, ecologico, multifunzione, anallergico. A comprarlo è un’intera topòpoli, i sorci bianchi che suggellarono il felice tandem tra Giovanna Zoboli e Lisa D’Andrea nel 2015. Lo hanno acquistato, poiché oggi si vende anche l’indomabile a prezzi da discount, ma non gli chiedono di svolgere alcunché: mangiano con lui in una pantagruelica tavolata, lo accompagnano nel rito del bagno (comprensivo di cuffia rosa e limatura di unghie), lo aiutano nel cruciverba, lo ospitano nel frigorifero per lo spuntino dormendogli poi accanto. La richiesta, implicita, è di essere. Ed è qui lo switch della storia: in stile hygge, parola danese per esprimere benessere, ogni azione domestica diventa occasione di affetto e l’orso dispositivo di relazione. In una narrazione che rovescia il linguaggio del consumo in gesto di comunità, si smaschera l’homo consumens: il vero bisogno non è possedere, ma il ritrovato condividere.
Elena Baroncini (da LiBeR 147)
Un orso fa sempre comodo
Giovanna Zoboli,
Lisa D’Andrea
Topipittori, 2025, 28 p.
(Albi)
€ 20,00 ; Età: da 3 anni
