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Bibliotecari scolastici-Giornata nazionale di studio
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Bibliotecari scolastici-Giornata nazionale di studio

17 gennaio, Biblioteca Renato Fucini - Empoli

Bibliotecari scolastici, costruttori di futuro. Giornata nazionale di studio su identità professionale, nuove competenze e sfide educative per il bibliotecario scolastico alla luce del Manifesto IFLA–UNESCO delle biblioteche scolastiche 2025 e dell’Agenda 2030.

Empoli (FI), Biblioteca Renato Fucini, sabato 17/01/2026 (ore 09:00-13:00/14:00-19:00)
preceduta da un pomeriggio laboratoriale e di visite venerdì 16/01/2026 (ore 16:00-19:00)

La giornata è organizzata da AIB (CNBS, Sezione Toscana e Olavep), sotto gli auspici del Centro per il Libro e la lettura, con i patrocinii della Città di Empoli – Biblioteca Renato Fucini e Palazzo Leggenda, dell’AsPeI, di Biblioteche Senza Frontiere Italia, della Fondazione Regolino ETS, del Forum del Libro, di IBBY Italia ETS la collaborazione della Regione Toscana, dell’Ufficio Scolastico Regionale Toscana e della Scuola Polo per la promozione della Lettura IPSIA Pacinotti di Pontedera il supporto di Colibrì – Editrice Bibliografica – GAM Gonzagarredi – PromoCultura – Associazione Noi da grandi Onlus di Empoli – Gruppo Sferruzza, sferruzza dell’Associazione Amici della biblioteca comunale Renato Fucini di Empoli.

Per il personale scolastico: Id. S.O.F.I.A. 16 gennaio (3 ore): 153782 – 17 gennaio (9 ore): 153783

(Alla partecipazione sia in data 16/01 sia del 17/01/2026 sono attribuiti 2 crediti complessivi)

Info: <This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.> (e in c/c <This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.>)

Tipologia incontro: in presenza (Nota: è prevista la videoregistrazione, ma sarà diffusa a posteriori nel canale YouTube dell’AIB)

Modalità di partecipazione: libera, ma – per ragioni organizzative – iscrizione obbligatoria utilizzando il Modulo online di iscrizione (entro il 13/01/2026; entro la medesima data va comunicata l’eventuale rinuncia a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. per dare ad altri la possibilità di partecipare)

Strutture ricettive a Empoli: l’elenco di alberghi e B&B può essere richiesto scrivendo a <This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.> con oggetto “Elenco strutture ricettive a Empoli”.

Presentazione

L’Associazione italiana biblioteche (AIB), attraverso alcune delle sue articolazioni – la Commissione nazionale Biblioteche scolastiche (CNBS), la Sezione Toscana e l’Osservatorio Lavoro e Professione (Olavep) -, con il patrocinio di e in collaborazione con vari enti e il supporto di alcuni partner, organizza la Giornata nazionale di studio “Bibliotecari scolastici, costruttori di futuro” con l’intento di avviare una riflessione su come tradurre i principi e le indicazioni del nuovo Manifesto IFLA-UNESCO per le biblioteche scolastiche 2025 in pratiche educative e gestionali concrete, in considerazione della funzione educativa e del ruolo di leader e partner educativo del bibliotecario scolastico. La biblioteca scolastica del futuro è un ambiente di apprendimento inclusivo, accessibile, efficace e connesso in rete, dove la collaborazione, la creatività e la cittadinanza globale prendono forma:
quali conoscenze e competenze devono oggi possedere o sviluppare i bibliotecari e le bibliotecarie della scuola per realizzare tale visione?
Interventi e testimonianze da contesti nazionali e internazionali offriranno spunti su formazione, innovazione, leadership e impatto, delineando un nuovo paradigma di biblioteca scolastica come spazio di equità, partecipazione e sviluppo sostenibile, capace di rispondere alle sfide educative del presente e del futuro.
La Giornata nazionale di studio è preceduta (e in qualche modo introdotta) da un pomeriggio dal taglio laboratoriale a cura dell’AIB CNBS sul bibliotecario scolastico e di alcuni Partner della Giornata.

Comitato Scientifico: Maria Pia Cacace (Comitato Esecutivo Nazionale AIB, delegata alla Formazione, al Rapporto con i territori e alla Politica della lettura e welfare culturale e Referente per le biblioteche scolastiche), Raffaele De Magistris (AIB Osservatorio Lavoro e Professione), Carlo Ghilli (Biblioteca Fucini, Empoli e AIB Toscana), Mauro Guerrini (Università degli Studi di Firenze) e Luisa Marquardt (Università degli Studi Roma Tre, IFLA CPDWL Section e AIB Commissione nazionale Biblioteche scolastiche) – coord.

Comitato Organizzatore: Virginia Benvenuti (Biblioteca Palazzo Leggenda, Empoli), Francesca Cadeddu (AIB), Agnese Cargini (AIB), Eleonora Gargiulo (Biblioteca Fucini, Empoli) – coord., e Rosy Vella (Biblioteca Fucini, Empoli)

Programma dettagliato e contatti:

https://shorturl.at/yMr7p

 

 

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Muffa, truffa e spadaccino
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Muffa, truffa e spadaccino

 

Ci sono libri che appaiono riusciti al primo sguardo, grazie a una bella veste editoriale, un contenuto accessibile, adatto all’età di riferimento, accortezze tipografiche che facilitano l’approccio alla pagina scritta, un formato maneggevole e un prezzo contenuto. È il caso di Muffa, Truffa e Spadaccino, firmato dall’affiatato duo autoriale Alice Keller e Veronica Truttero, che tornano nel catalogo di Sinnos con una prima lettura che unisce un testo in stampatello maiuscolo, illustrazioni nitide e ben distribuite e un impianto visivo ordinato e piacevole, dove parole e immagini “viaggiano” insieme senza sopraffarsi. Il volume è suddiviso in brevi capitoli che raccontano la vita di una casa di campagna abitata da quattro bambini e da un gatto. Lo sguardo narrativo si concentra però su Muffa, Truffa e Spadaccino, tre curiosi fratellini conigli, ognuno con una personalità unica e marcata, suggerita dal nome parlante che lo definisce e dalle sue azioni. Il linguaggio scelto da Alice Keller è allegro e musicale, con termini, come “sgraffignatore”, che accendono la fantasia e arricchiscono il lessico dei bambini. L’episodio centrale ruota intorno a un pacco-regalo gigante: i conigli scoprono che contiene un teatrino dei burattini e organizzano una spedizione segreta per raggiungerlo. Nella notte sgattaiolano via dalla conigliera, sfuggendo alla sorveglianza del gufo, del gatto e della cornacchia, per introdursi nell’abitazione accanto. Nella stanza dei giochi improvvisano uno spettacolo teatrale che incanta un pubblico inaspettato: la bambina, sveglia e nascosta dietro i cuscini, e una folla di animaletti e insetti accorsi in silenzio. È un momento di pura meraviglia, che si dissolve all’arrivo di passi adulti nel corridoio. Ma il ricordo di quella sera resterà, così vivido da rendere quel compleanno “il più bello di sempre”. Le illustrazioni di Veronica Truttero accompagnano la narrazione con delicatezza e complicità: chiare, pulite, ma ricche di particolari narrativi, diventano parte integrante della lettura. Muffa, Truffa e Spadaccino è dunque una proposta editoriale che diverte e convince, restituendo con freschezza le dinamiche dell’infanzia: i litigi e i dispetti, il desiderio di avventura, la magia che nasce dall’amicizia e dall’immaginazione.

Francesca Tamberlani (da LiBeR 148)

Muffa, Truffa e Spadaccino
Alice Keller,
ill. di Veronica Truttero
Sinnos, 2025, 64 p.
(Leggimi prima)
€ 10,00 ; Età: da 5 anni

Hits: 382
Il mio corpo
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Il mio corpo

Arriva anche in italiano l’albo della canadese Elise Gravel, autrice affermata e pluripremiata il cui lavoro è caratterizzato da uno spirito brillante e teneramente umoristico. Dedicato al corpo e alle relazioni indispensabili che lo rendono il nostro spazio fondamentale di esperienza, il libro è un’occasione di confronto e riflessione su corporeità, identità, educazione, cittadinanza, diritti e salute. Informi ma armoniosi, caratterizzati, vivi e senzienti, i personaggi di Gravel mettono in pagina situazioni, fisionomie e gesti corporei che si sottraggono alla normalizzazione e all’omologazione. Vengono restituiti, attraverso testi che sono piccoli manifesti, alla loro dimensione politica, cioè relazionale ed espressiva. Se un discorso culturale sul corpo e sul diritto infantile non è più rimandabile, per ragioni ampie che vanno dalla mancanza di cura, ascolto e protezione globale per l’infanzia alla violenza quotidiana, fisica e psicologica ancora largamente accettata e pure giustificata in chiave educativa, l’albo si propone come alleato per letture, discussioni e formazioni democratiche attorno al tema. C’è il motivo del consenso al contatto: la necessità di chiedere il permesso per toccare i corpi degli altri e di accordare il proprio, la possibilità non solo di dire di no ma di cambiare idea ogni volta che lo sentiamo; c’è il discorso dell’accettazione del proprio corpo, che è quasi sempre un processo non indolore, e sempre un processo culturale e pedagogico. C’è il corpo non conforme, il corpo sentito, visto, vissuto. C’è il corpo di diritto, che dice “il corpo è mio”. C’è il corpo che si esprime, cresce, cambia. Un corpo bambino e universale, che dice che ognuno ha diritto a occupare uno spazio vivo, sacro, a esprimersi per scegliere cosa e come fare e soprattutto che gesti accettare. Un libro che invita a discutere di temi irrinunciabili oggi, per emergenza pedagogica, politica e di genere, e che propone a bambine e bambini le parole per rendere udibile la propria voce, che viene regolarmente silenziata. Naturalmente, sia detto per gli adulti, dopo la lettura bambine e bambini sapranno meglio esprimere i propri diritti e dunque agli adulti non rimarrà che ripensare in modo critico i propri gesti corporei, a partire da quelli quotidiani.

Marcella Terrusi (da LiBeR 148)

Il mio corpo
Elisa Gravel;
trad. di A. Mattiello
Becco Giallo, 2025, 40 p.
€ 18,00 ; Età: da 3 anni

 

Hits: 547
Intervista di Marcello Fois ad Alessandro Manzoni
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Intervista di Marcello Fois ad Alessandro Manzoni

Quando accendiamo la tv nel pomeriggio, facciamo penetrare dentro il nostro appartamento tonnellate di De Amicis, tra parenti separati che poi si riuniscono, storie di eroismo, paradigmi di come sono gli italiani: guarda caso i fiorentini sono un po’ artisti, i lombardi hanno lo sguardo lungo, i sardi − come me − sono tamburini, cioè fornitori di poliziotti, carabinieri e quant’altro. Noi ogni giorno abitiamo la nostra letteratura, e i nostri classici sono sostanzialmente libri molto belli: è che soffriamo sempre un po’ di provincialismo, per cui i brutti libri stranieri ci sembrano più belli dei nostri libri fondanti. Pochi libri fondativi sono veramente belli come I promessi sposi. E non lo dico io, ma Edgar Allan Poe, che è il recensore principale del romanzo nell’edizione inglese e americana e che lo definisce un capolavoro, un libro del mistero, un dramma; e non è che non se ne intendesse di queste cose.

I classici ci danno dei contributi linguistici totalmente gratuiti, ci danno la possibilità di ampliare il raggio delle nostre possibilità comunicative, in maniera molto discreta, ed è per questo che durano nel tempo. Una delle grandi differenze che ci sono tra un libro attuale e un classico è che il libro attuale è costruito per il lettore che ha in quel momento, e può essere anche un enorme successo, ma non è detto che poi resista ad altri lettori. I promessi sposi, ma potrei dire anche il Decamerone, sono libri che hanno resistito a lettori diversissimi tra loro perché insistevano su punti totalmente basilari. Il classico non si occupa mai dell’orpello, si occupa quasi sempre della sostanza e la sostanza delle storie è semplicissima: Antoine Berman, studioso francese, diceva che in fondo le storie che noi scriviamo sono due: la prima è che A e B vorrebbero sposarsi e non ci riescono, e la seconda è che il signor C vorrebbe tornare a casa e non ce la fa. Berman dice che, a essere profondamente pignoli, ogni romanzo racconta una sola storia: cioè la difficoltà di raggiungere un obiettivo. Se l’obiettivo si raggiunge facilmente non abbiamo un romanzo, ma un avvenimento: e a noi interessa che il raggiungimento di questo obiettivo sia spiraloide, che è proprio ciò che ha fatto Alessandro Manzoni. È venuto il momento di rivolgergli qualche domanda.

Quando ha scritto I promessi sposi, aveva in mente di scrivere un classico?

Si. Avevo in mente proprio questo. Non esiste infatti nessun classico che sia scaturito per caso: la storia dell’umanità ha prodotto classici progettati per essere tali. Dante si è seduto con la precisa intenzione di progettare un classico, in maniera direi quasi ingegneristica. Voleva dare vita a un prodotto che avesse tutte le caratteristiche di un prodotto classico, che racchiudesse tutto il sapere dei suoi tempi ma che contemporaneamente inventasse un linguaggio per quel sapere, che trattasse di argomenti sostanziali. Paolo e Francesca vorrebbero stare insieme ma non ci riescono, e Dante stesso è una specie di signor C che vorrebbe andare in un posto e ci arriva con un percorso.

Tutto il viaggio de La divina commedia è in fondo un’altra versione dell’Odissea, tutti i personaggi in cammino sono sempre versioni dell’Odissea.

Scusi, Alessandro, come l’ha progettato questo classico?

Copiando. I classici si fanno copiando i classici. A voi toscani [l’intervista si è svolta a Campi Bisenzio il 22 ottobre scorso, N.d.R.] questa cosa non dovrebbe essere spiegata in nulla, perché vivete in una specie di luna park dal punto di vista dei punti di riferimento. Quando si dice che i classici si fanno copiando i classici stiamo praticamente raccontando la storia del giovane Michelangelo: un ragazzo dotato dal punto di vista del disegno, che tuttavia venne mandato a Volterra, dove gli venne fatto fare un lungo apprendistato, in cui doveva copiare un sacco di cose. La stessa cosa è accaduta anche a Leonardo da Vinci, e a tutti gli artisti che oggi in Italia i ragazzi hanno a disposizione, a differenza del resto dell’umanità. Questo vorrei dire ai ragazzi di oggi: avete a che fare con una condizione umana che il resto dell’umanità si sogna! Siete un’élite universale: i vostri colleghi di Seattle, che invidiate tanto, vanno in giro per la città e la cosa più antica che hanno è un ufficio postale del 1920!

Quali sono i nuclei narrativi fondamentali attorno ai quali ruota la storia de I promessi sposi?

Dentro a I promessi sposi, di fatto, troviamo le tre “gambe” su cui si appoggia la comunicazione letteraria mondiale: la prima è la donna rapita, l’origine di tutti i mali, secondo i greci. Il rapimento di Lucia avviene in un contesto assolutamente frivolo, perché il generatore di tutto questo meccanismo è il personaggio più stupido di tutti I promessi sposi, il conte Attilio, una specie di Enzo Miccio … avete presente quello che organizza matrimoni in tv? Attilio è Miccio che va a visitare suo cugino in campagna e Don Rodrigo, che per i suoi vicini è il massimo della nobiltà, agli occhi di Attilio-Miccio è un buzzurro qualunque. Attilio dice “ma che diamine! noi a Milano siamo soliti rapire le giovinette, come, voi non le rapite? Dovete essere à-la-page, perciò suvvia, rapitene una!”. Così come Lucia viene rapita, proprio come Elena nell’Iliade, il giovane Renzo è costretto a vagare tra la bergamasca e il milanese, prende botte da tutti, vive varie avventure esattamente come Ulisse, e la sua Odissea si conclude nel lazzaretto, nella scena finale con la pioggia che scende sulla peste. Quella peste raccontata anche dal Decamerone, una specie di strano romanzo di fantascienza, dove dieci giovani sono incapsulati dentro a un’astronave, mentre fuori c’è la guerra atomica, e sopravvivono perché si raccontano storie a vicenda, le storie del loro luogo (che poi è esattamente il vostro, cari studenti di Campi Bisenzio). La terza gamba de I promessi sposi è proprio la peste.

La donna rapita, l’uomo che vaga e la peste sono i sistemi attraverso i quali tutta l’umanità ha raccontato tutte le storie raccontabili. Non esiste una storia che non sia dentro a questo sistema. Non solo, aggiungo che, modestamente, ho costruito di fatto il romanzo fondante più europeo, perché non avevo una nazione di riferimento, sono un rampollo di buonissima famiglia, parlo varie lingue, ho potuto leggere libri che non erano accessibili alla maggior parte delle persone, per cui dentro a I promessi sposi, incredibilmente, potete trovare Pamela di Samuel Richardson, Tristam Shandy di Laurence Sterne, Tom Jones di Henry Fielding, Il monaco di Matthew Gregory Lewis, Le relazioni pericolose di Choderloi de Laclois.

C’è persino De Sade, con il romanzo gotico: il punto in cui Lucia viene trasferita dentro il castello dell’Innominato è il più imponente pezzo di letteratura gotica che l’Italia abbia mai prodotto. Bisogna aspettare Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati prima di avere di nuovo l’atmosfera atroce che c’è in quel castello. Per forza piaceva a Edgar Allan Poe! Basta fare le domande giuste e i romanzi improvvisamente si squadernano, diventano altra cosa. Pensate a quanta bibliografia può generare un libro fondante come I promessi sposi: è necessario leggerlo anche solo per la biblioteca che produce. È giusto che questo romanzo non piaccia subito ai ragazzi, ma è il sistema attraverso il quale capiranno la differenza tra istruirsi e intrattenersi. È questo il senso del classico, che investe nel rilascio lento, non gli interessa essere amato al momento. Quello che vuole un classico è che quando il lettore diventerà padre dirà “accipicchia, a scuola questo libro non lo sopportavo, e adesso è sorprendentemente bello”. Ma come possono i ragazzi di oggi sentirsi più vicini a I promessi sposi?

Pensiamo all’età di Renzo e Lucia. Renzo ha quasi diciannove anni e Lucia ne ha quasi sedici. I loro discorsi riguardano sempre il “consumare” o meno. Renzo continua a invocare che finiscano a letto insieme e Lucia continua a rispondere “dopo sposati”! C’è una linea ormonale, erotica, dentro a I promessi sposi che genera meccanismi non molto diversi da ciò che succede oggi. Si tratta del meccanismo immortale dei rapporti umani, soprattutto tra ragazzi che hanno quell’età. I promessi sposi non sono lontani dai ragazzi, e loro possono cominciare a interpretarli partendo dalla propria esperienza. D’altronde oggi le cose non sono poi così cambiate, c’è una certa presunzione di liberalità ma in realtà le ragazze ci fanno ancora soffrire: lo fanno già dal Seicento!

Lucia è una ragazza deliziosamente precisa sul possesso di sé, non è una sciocca, è consapevole del proprio corpo. È troppo facile liquidare il suo personaggio all’ombra del bigottismo. Quando Lucia viene rapita da Don Rodrigo, si aspetta di essere abusata: era l’uso comune nei rapporti sociali tra il nobile e la popolana, c’era ancora lo ius primae noctis. Lo stupro in realtà non avverrà, perché Attilio e Don Rodrigo consegneranno Lucia a un cattivo peggiore, l’Innominato, e quando tutto sembra perduto, Lucia farà un voto per la sua sopravvivenza, quello di rimanere casta. Ma a sorpresa, un po’ come in Cliffhanger, l’Innominato si convertirà, e lei, a dispetto di tutto, sarà salva: è uno dei rovesciamenti più importanti della letteratura italiana.

Perché I promessi sposi è un romanzo stabile, che non pende, non traballa mai?

Perché ho costruito tutti i personaggi con un doppio speculare, sempre. Attilio ha un personaggio speculare che è il cugino di Renzo, Bortolo, una specie di piccolo imprenditore lombardo. Bortolo si occupa di Renzo solo perché ha le competenze che gli servono per dare vita a una piccola azienda. Lucia stessa ha uno specchio, che è la monaca di Monza. La monaca altri non è che Lucia, una volta che si è concessa. La monaca di Monza e Lucia sono due donne a confronto, che hanno comprensione e patiscono l’una per l’altra. Tra loro c’è un’empatia fortissima, incredibile, come tra Donna Prassede e il cardinal Federigo. Lui potrebbe essere un po’ come Bergoglio in questo momento, il rappresentante di un cattolicesimo empatico, popolare, mentre l’altra è terribilmente intransigente ed estremista, e dice a Lucia che il suo voto di verginità è fondante e importantissimo. Dopo la conversione dell’Innominato, Lucia dirà a Renzo di cercarsi un’altra moglie, perché lei è legata al voto, a una promessa. E, badate bene, tenere fede a una promessa non significa certo essere stupidi. Quando Renzo riceve la lettera di addio di Lucia impazzisce, decide che vuole morire in guerra. Lì interviene il cugino Bortolo, che lo convince a insistere con la ragazza perché in realtà vuole salvare la piccola impresa che ha con Renzo. Finalmente i due giovani si incontrano nel lazzaretto, dove ho innestato l’ultima fase di questo meccanismo sul classico: il deus ex machina. Ecco quindi che entra in scena padre Cristoforo, e avviene uno scambio teologico reale: lui dice a Lucia che il suo voto si esprimerà con la costruzione di una famiglia, non con la rinuncia a essa. Poco dopo lo scioglimento del voto, in una delle ellissi più violente della storia della letteratura italiana, i due hanno già una prima figlia, Maria è già nata.

Quando noi leggiamo un classico dobbiamo avere la possibilità di “strattonarlo” in questo modo e lui deve resistere allo strattonamento. Un classico deve superare il crash test. Penso alla recita scolastica, in cui una classe di bambini di sei anni deve fare un pezzo dell’Aida o di Mozart con i piccoli flauti dolci: per male che siano suonati quei pezzi restano comunque deliziosi. Perché?

Perché sono classici. Perché Mozart non si può distruggere, comunque tu lo faccia è lui, e non c’è niente di più meraviglioso di un bambino che suona male Mozart. Il classico è la petite robe noir, il tubino nero, l’abitino che le signore hanno in serbo, quello che supera le mode, che non è esattamente l’abito di moda di quell’anno, ma è sempre perfetto. Nel guardaroba maschile la camicia bianca è un classico: è un indumento su cui devi mettere altre cose.

In uno degli ultimi passi de I promessi sposi Renzo li racconta dal suo punto di vista. Si dipinge come l’eroe di tutta la storia e Lucia lei alza la mano e dice “e io?”. È sbagliata l’idea di Lucia appiattita sul destino, sul mondo. Lei chiede al marito qual è il problema? Forse che ho tenuto fede al fatto che io e te avevamo un patto? Qual era l’alternativa al non tenere fede? Quella di darsi a qualcuno, certamente. La verginità di Lucia è una questione enorme dentro a I promessi sposi. Ed è una questione letteraria, tecnica, biologica, teologica. È la capacità che ha Lucia di governare se stessa, la propria persona, la propria virtù, e questa capacità certamente io l’ho desunta da Jane Austen, da tutto il romanzo anglosassone, dove per la prima volta le eroine avevano voce in capitolo, mentre nella nostra letteratura non era mai successo.

Io, lo ammetto, sono un appassionato di Lucia. Adoro anche Renzo, perché è un fanfarone. Amo molto i suoi due momenti di grandissima commozione, altissimi: il primo è quando i monatti portano via la piccola Cecilia, il secondo è quando ritorna a casa sua e dà uno sguardo all’orto, alla vigna, e lo trova completamente distrutto, e pensa che la Storia è crudele, perché passa addosso a quello che fai in maniera non più emendabile. Proprio pensando a Cecilia, che mi ricorda tanto la bambina con il vestito rosso del film Schindler’s list vorrei chiudere con un’ultima domanda che rivolgo sia a Manzoni che a voi lettori. Secondo voi, Steven Spielberg ha mai letto I promessi sposi?

Marcello Fois, "Renzo, Lucia ed io", in LiBeR 121, Gennaio-Marzo 2019.

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Mare!
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Mare!

 

 

Dopo Rotte di mare: storie di acqua e di terraferma che narra gli aspetti storici, culturali e antropologici della navigazione, Quinto Quarto propone ai giovani lettori una nuova esplorazione del mare con un’opera scritta e illustrata da Piotr Karski, creativo polacco alla sua prima apparizione nel nostro Paese. Il libro, che ha la forma di un corposo quaderno di attività, è un invito gioioso e ironico a compiere un’immersione profonda nel mondo dell’acqua salata. Lo suggerisce anche il titolo originale della pubblicazione W morze! (Nel mare), un’esortazione a tuffarsi nell’acqua, per fare tante attività pratiche finalizzate alla scoperta della ricchezza di questa parte di mondo che occupa più del 70% della superficie terrestre, un universo qui proposto nella sua pluralità di aspetti, a cominciare da quello scientifico. Il ciclo dell’acqua, il peso, la pressione, la spinta di Archimede: per comprenderli il libro propone la pratica, che ha le forme del disegno, dell’esperimento scientifico o della realizzazione di un manufatto. “L’acqua che bevi esce dal tuo corpo come pipì, finisce nel fiume e da lì scorre fino al mare” si legge in una doppia pagina quasi vuota con le immagini stilizzate di un pollo e di un umano: ed ecco che al lettore viene data la possibilità di illustrare sul foglio bianco il percorso dell’acqua prima che finisca nella pancia dei due. Nel paragrafo dedicato alla spiegazione del funzionamento della pressione si invitano i bambini a fare semplici esperimenti con materiali di facile reperibilità, in altre parti si chiede loro di cimentarsi nella costruzione di un dissalatore. Anche la fauna e la flora occupano un posto di rilievo nella pubblicazione. Lumache, polpi, conchiglie appaiono quali sono – meravigliose espressioni del mondo naturale –e non aspettano altro che essere illustrati dalle mani del lettore. La stessa cosa vale per imbarcazioni, tavole da surf, e tutti gli altri aspetti legati all’arte della navigazione, come i nodi, e anche all’immaginario, come i tatuaggi dei marinai. Nell’insieme essi costituiscono i tasselli di un grande e variegato puzzle dedicato al mondo dell’acqua salata, un’enciclopedia giocosa che, grazie alla partecipazione attiva del lettore, divulga il mare, la sua cultura e la sua complessità.

Francesca Brunetti (da LiBeR 148)

Mare!
Piotr Karski;
trad. di G. Rogowska
Quinto Quarto, 2025, 224 p.
(Grande)
€ 20,00; Età: da 6 anni

 

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Lilly negli abissi
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Lilly negli abissi

 

 

Impreziosito da caratteri dorati su un’elegante copertina grigio-blu, questo piccolo albo illustrato saprà sorprendervi per molte ragioni. La prima riguarda la forma: il libro si apre in verticale, ma non per vezzo di originalità. Come ha magistralmente insegnato Eric Carle, ogni scelta cartotecnica deve avere una sua ragione d’essere e qui è strutturalmente necessaria. Lilly negli abissi racconta un’avventura dentro le profondità dell’oceano, concetto non immediato per dei piccoli lettori; l’autore ricorre all’espansione e alla direzione della pagina per esplicitare il rapporto tra superficie e profondità e per mostrare visivamente l’immensità dell’oceano.
La storia è una pura avventura classica. La capitana Kim Bullit parte per esplorare le profondità dell’Oceano Atlantico. Per farlo ha inventato una misteriosa sfera di acciaio, “la bolla Bullit”, in grado di reggere la pressione. La capitana sarà accompagnata in questa avventura dal marito, scienziato marino, e dai due figli, Teo e Lilly. La piccola ha cinque anni, è una sognatrice, porta una strana capigliatura simile a quella della madre e non ha ancora iniziato a parlare. Con precisione quasi etnografica l’autore racconta la spedizione fantastica come fosse reale: dopo un’emozionante discesa negli abissi, cominciano le osservazioni del fondale alla ricerca di possibili forme di vita. Ma, mentre i genitori e il fratello non vedono nulla, la piccola Lilly, affacciata a un oblò, immersa nel suo mutismo osserva e vede pesci incredibili e forme di vita meravigliose e sconosciute. E, non potendole raccontare a voce, affida le sue scoperte strabilianti a disegni del tutto ignorati dal resto della famiglia. Lavachery, autore belga, si diverte a offrirci un’avventura familiare. Non è semplice stabilire se in lui prevalga il gusto per le immagini e i giochi della carta o quello per la creazione di una galleria di personaggi originali e ben delineati, attraverso i quali Lilly ci dice quanto ancora abbiamo bisogno degli occhi dell’infanzia per vedere la strada giusta. Eppure, in ultima istanza, mi piace pensare che il centro dell’albo sia il gusto per l’avventura di esplorazione, ereditato dal nonno, che nel 1934 compì una spedizione all’isola di Pasqua a bordo del veliero a tre alberi Mercador.

Cristina Busani (da LiBeR 148)

Lilly negli abissi
Thomas Lavachery;
trad. di G. Arnaldi
Babalibri, 2025, 60 p.
€ 14,00 ; Età: da 6 anni
 

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