Novità in libreria da maggio
Bambini e animali, prediletti nei suoi fantastici racconti, luoghi in cui riversa uno sguardo arditamente critico sulla società in cui visse. Nato in Birmania durante il colonialismo vittoriano e cresciuto nell'Inghilterra edoardiana, Saki proietta sui bambini delle sue invenzioni narrative, brevi, grottesche, a volte macabre, l'esperienza della sua propria infanzia, popolata di adulti sconvenienti e sadici. Bambini alla ricerca di un riscatto, spesso immaginato come una terribile vendetta, inclini a sodalizi con animali complici. Fulgido esempio del suo mirabile talento che li associa, questo Sredni Vashtar. Un bambino vessato, succube del perbenismo della sua rigida parente-carceriera (eccoli, li vediamo entrambi, nell'ambiente ricreato in bianco e nero con perizia interpretativa di caratteri ed epoca da una brava illustratrice) trova rifugio all'aridità della vita nella sua fervida immaginazione, ampiamente esercitata in un capanno degli attrezzi del giardino della casa in cui alloggia. Che questo sia un luogo del cuore, lo suggerisce l'illuminarsi di colore della pagina ogni qualvolta il capanno compare nel progredire della narrazione. Perché tanta sintonia fra il bambino e quell'alternativa, all'apparenza povera, alla sontuosa dimora della sua tutrice? Scopriamolo. Nel capanno hanno casa una gallina Houdan, suo unico conforto nel mondo arido di affetti in cui è confinato, e un furetto. Colei che trae piacere inconfessabile nell'infierire sul bambino sottrae e vende la prelibata gallina. Ma il furetto, chiuso in una conigliera, precluso alla vista e alla fuga da fitte sbarre di pesante metallo, per il momento è salvo. È su quest'ultimo che si affissano le speranze del bambino: “Concedimi una grazia, Sredni Vashtar”. Questa creatura misteriosa, che non si vede e non si sente, ormai eletta a divinità onnipotente, va blandita di fiori e di preghiere, perché esaudisca il desiderio dell’orante. Ma Sredni Vashtar, non più furetto, invece dio che tutto può, potrà anche “quello”? In un crescendo di suspense del tutto degno del suo genio, Saki compirà il suo tremendo miracolo blasfemo…
Rosella Picech (Da LiBeR 125)
Sredni Vashtar
di Saki, ill. di Francesca Pusceddu
Orecchio acerbo, 2019, 48 p.
€ 16,00 ; Età: da 7 anni
La chiave delle narrazioni di Komako Sakai è la rappresentazione del quotidiano infantile fatto di scoperte nel quale si incontrano bambini e adulti. Gli scampoli di vita, su cui vengono intessute le narrazioni, sono cuciti con gesti minuscoli, con frasi semplici, espressioni, umori, insomma con scene nelle quali ogni essere umano si riconosce. La splendida narrazione dell’artista giapponese, La scatola magica, arriva in Italia grazie alla maison emiliana Kira Kira. Komako Sakai racconta l’avventura di Riko che sta giocando circondata dai suoi giocattoli, ma viene disturbata dal fratello che irrompe nel suo spazio; anche la mamma affaccendata disturba il suo momento di gioco e Riko si arrabbia a tal punto da sentire la necessità di avere una casa tutta per sé. Prontamente la mamma le porta una scatola di cartone che trasforma con qualche taglio in una casetta con porta e finestre, poi le procura un pezzettino di stoffa per creare il pavimento; Riko appoggia la scatola sopra a una sedia per trasformarla in una casa a due piani: la nuova casa è pronta e dentro c’è tanto spazio nel quale -secondo la sua fantasia- può trovare posto anche lei. Così Riko dispone i giocattoli, che improvvisamente si animano e partecipano attivamente alla sua nuova vita quotidiana. Una semplice scatola è la metafora del vigore della fantasia di un bambino, un contenitore grezzo e vuoto che si arricchisce e si trasforma attivando un dialogo con tutti gli elementi esistenti e non. In questo angolo di pace, dove la piccola Riko ritrova se stessa, c’è spazio anche per quel fratello che spesso irrompe nel suo mondo. Come in ogni sua opera, l’autrice ha prediletto il linguaggio garbato, le frasi semplici e un tratto molto lineare per disegnare gli elementi che compongono le illustrazioni, dai personaggi agli arredi. E come in ogni sua opera, l’autrice trasforma il linguaggio domestico in un linguaggio universale, riconoscibile attraverso le emozioni dei personaggi. La storia di Riko e della sua scatola è la storia comune di ognuno di noi, della ricerca del proprio spazio e della propria intimità per coltivare la voce narrante che aiuta a crescere.
Adolfina De Marco (da LiBeR 125)
Uno spazio per sé
La scatola magica
Komako Sakai
Kira Kira, 2019, 36 p.
€ 14,00 ; Età: da 4 anni
La crisi economica, i cantieri navali, il rischio di povertà, l’orfanezza rendono, fin dalle prime pagine, un’atmosfera vagamente dickensiana. Stanley Potts vive, dopo la morte dei genitori, con gli zii. Lo zio lavora presso un cantiere navale, è fiero del suo fare che gli rende dignità e identità. È proprio la perdita del lavoro a innescare la narrazione. Dopo un primo periodo di sconforto lo zio idea una produzione di sardine in scatola che riempie di macchinari e azioni ogni luogo della casa, compresa la stanza di Stanley. Non c’è più spazio per nessun agire o sentire: solo uccidere, squamare, inscatolare. Allora Stan fugge. Piccolo e triste come tutti i pollicini se ne va e cerca. E non c’è niente di meglio che cercare e cercarsi nello spazio marginale, straniante, trasversale di un luna park, lavorando, in un contrappasso che si fa misura di tutte le crescite, al banco di pesca-la- papera, curandosi di quei pesci che lo zio uccide e inscatola, abitando una casa mobile, condividendo le giornate coi raminghi di giostre a attrazioni per scoprire che forse davvero, lì, si compie e si articola un possibile destino. L’incontro con Pancho Pirelli, ardito e menzognero domatore di piranha, apre a nuovi futuri e a destini mai sfiorati da incantatrici e indovine. Almond, grande narratore, lascia le ali a cui ci ha abituati per portarci nell’acqua, nel piacere che pesci, pinne e code possono dare. Ci introduce a un’alterità commossa e condivisibile in cui gli esseri acquatici diventano voce di diversità, bisogni e bellezza e si accompagnano al desiderio di individuazione di ognuno. Lo stile della narrazione è leggero con cedimenti, divertenti e intelligenti, al grottesco. Chi narra si rivolge direttamente al lettore, con frasi esplicite lo invita a seguire la storia, a interrogarsi, fino a lasciargli nel finale la scelta relativa alla sorte di alcuni personaggi. Ci troviamo di fronte a un piccolo romanzo di formazione in cui azioni ed eventi raccontano le incertezze che accompagnano i cambiamenti, l’inevitabile solitudine del crescere e le possibilità che ogni mutamento cela. Come al solito Almond narra in bilico fra reale e fantastico, rendendo a quella zona liminale possibilità di conoscenza e intuizione.
Nicoletta Gramantieri (da LiBeR 125)
Il ragazzo che nuotava con i piranha
David Almond, ill. di Oliver Jeffers;
trad. di G. Iacobaci
Salani, 2019, p. 245
€ 14,90 ; Età: da 10 anni
Parlare e scrivere di piante può essere un’ottima partenza per imparare molte cose su ortaggi, semi, legumi e spezie ma anche per fare il giro del mondo attraverso i continenti seguendo le rotte di naviganti, esploratori, conquistatori e commercianti con un occhio all’evoluzione dell’uomo e l’altro ai flussi migratori. Piante in viaggio è una miniera di informazioni, curiosità, ricostruzioni storiche all’interno di un percorso narrativo che facilita l’assimilazione dei contenuti più prettamente scientifici. A condurci per mano alla scoperta della natura sono nonno Bruno e la nipote Giulia che decidono di fare acquisti al Mercato Grande, il più bello, ricco e vario della città. Obiettivo: trovare l’occorrente per una cena “planetaria” di fine anno con i compagni di una classe multietnica. Al mercato ì protagonisti incontrano Auguste, Ysidro, Rosa, Nur, Prabhati, Kunda, Nacho e Daniele. Sono commercianti i cui nomi riflettono la geografia del mondo. Le loro “merci” ci parlano della complessità della natura e delle tante specie vegetali che l’uomo ha “addomesticato”, mutato geneticamente, “selezionato artificialmente” per potersene servire. Chimica, botanica, genetica, si intrecciano alla geografia, alla storia, agli usi e costumi, all’aneddotica, per raccontare la globalizzazione di un mondo che si contamina attraverso ciò che l’uomo trasporta, mangia, modifica e fa ri-emigrare: dall’Africa culla del caffè alle Americhe regno della biodiversità. Né mancano gli spunti divertenti e le curiosità. Sapevate che il pomodoro era considerata una pianta ornamentale che si regalavano i fidanzati? E che forse il frutto proibito di Adamo ed Eva non era la mela ma il melograno? E che il primo uomo che spadella è l’Homo sapiens? Piante in viaggio vive di un team autorale di grande valore - Telmo Pievani e Andrea Vico affiancati da Nicolò Mingolini – capace di utilizzare al meglio linguaggi e tecniche della buona divulgazione regalandoci una miriade di connessioni interessanti. Il volume fa parte della serie “I libri dell’orto”, realizzata da Editoriale Scienza in collaborazione con l’Università di Padova (che nel 2022 compirà 800 anni) e con il suo Orto botanico, il più antico al mondo collegato a un ateneo.
Vichi De Marchi (da LiBeR 125)
Piante in viaggio
Telmo Pievani, Andrea Vico
Editoriale Scienza, 2019, 137 p. 144
I libri dell’orto
€ 17,90 ; Età: da 10 anni
