Martedì 14 dicembre, Palazzo Strozzi – Firenze
Le Edizioni Primavera hanno creduto in un progetto editoriale ardito, I Gabbiani: una collana di letteratura teatrale pensata per giovani e giovanissimi lettori. Leggere teatro significa porre l'accento sull'esperienza corporea della parola: emissione di fiato, dialogo, tono... Significante e significato sono, sempre più, indissolubili: d’altronde, la vicinanza tra teatro e poesia è così viscerale che un testo come Chisciotte Fenicottero può stare, comodamente, a cavallo tra questi due generi. Si legge di buonumore, tra rime, assonanze e una musicalità di fondo a cui ci ha abituati da sempre Bruno Tognolini, un autore che non ha bisogno di alcuna lode, ma che qui ha il merito di aver costruito una piece in cui è facile sentirsi accolti, anche se si è al primo approccio con il teatro: non a caso il soggetto è stato rappresentato dalla compagnia teatrale Cada die e ha coinvolto centinaia di bambini. L'omaggio a Fahrenheit 451 è dichiarato: c’è un re cattivo, Toto il Grande, che odia i libri perché li ritiene forieri di guai e vuole che vengano inceneriti; al suo servizio il fedele Capitano Beatty e il Milite Montag - che a dire il vero non sembra così convinto della pericolosità della lettura... E poi l’eroe indiscusso, Chisciotte Fenicottero: un brutto anatroccolo, migrante per costituzione, che ha iniziato a leggere per conquistare la sua bella. Al contrario di Cervantes, Tognolini fa sì che i libri non diano alla testa al suo eroe, ma alle gambe: gambe che crescono a dismisura e che lo rendono altissimo. Chisciotte salva i volumi dai roghi, declama la loro bellezza in segreto, rischia la vita per un ideale, ma non è l'unico: perché le città sono piene di coraggiosi bambini-libri che leggono i capisaldi della letteratura per ragazzi in gran segreto. Un omaggio ai libri che è un omaggio alla parola in toto: dalla prosa teatrale al rap, passando dal coro e approdando al poetry-slam, l’autore rifiuta le gerarchie tra generi allo stesso modo in cui rigetta il totalitarismo del sovrano di turno. E per smontare la scivolosissima associazione tra “libri che innalzano” e statura morale, Tognolini gioca sul finale: e chissà che gli adulti imbibiti di retorica libresca, leggendolo, non tornino con i piedi per terra...
Dina Basso (da LiBeR 132)
Chisciotte fenicottero
Bruno Tognolini
Primavera , 2021, 92 p.
(I gabbiani )
€ 10,00 ; Età: da 7 anni
È bello entrare nelle pagine di La capra canta tenendo come bordone e indicazione di lettura la citazione della scrittrice e poetessa americana Anne Sexton che è posta all’inizio del volume: “Uova e parole vanno maneggiate con cura. Una volta rotte non si possono riparare.” Si assume così, a partire da questa considerazione, un leggere accorto, che è in grado di raccogliere, considerare, posare e godere del calore, della forza fragile, della forma. I versi di Giusi Quarenghi hanno in questa nuova raccolta di oltre una settantina di poesie, pubblicata da TopiPittori nella collana Parola magica, l’asperità, il calore e il colore dei belati della capra del titolo. Le parole sono sonore e paiono davvero cantare mentre raccontano le cose dei giorni, del corpo, della natura, di umani e animali, di oggetti, di cielo, boschi e monti, di alberi e radici, di sentimenti e storie, di riferimenti fiabeschi, di affetti, fiducia e paure. Il risultato è un tessuto che celebra il mondo, il mondo bambino, in modo piano e che vede e mostra i nodi fra il cuore e le parole, che rende le parole cuore. La forma dei versi e delle composizioni rende il piacere di un cammino su un terreno vario e accidentato. Ritmi riconoscibili e rime si alternano a versi che tradiscono l’aspettativa di regolarità e portano così di stupore in stupore, di sorpresa in sorpresa. Trovo di solito che sia davvero difficile illustrare la poesia, ma in queste pagine l’illustratore Lucio Schiavon adotta un segno che ha lo stesso sapore scomposto, e tuttavia preciso, dei belati di una capra: colori accesi e saturi, tratti che rifuggono la leggiadria, allegria decisa. Bella risulta anche la composizione delle pagine, in cui gli spazi bianchi lasciano respiro al risuonare del testo e alla lettura delle immagini, lasciando gli occhi liberi di andare e venire fra parole e segni, cercando fili, sensi ulteriori, aggiunta e assenza di dettagli che finiscono per rendere altri e ulteriori significati.
Nicoletta Gramantieri (da LiBeR 132)
La capra canta
Giusi Quarenghi,
ill. di Lucio Schiavon
TopiPittori, 2021, 78 p.
(Parola magica)
€ 16,00 ; Età: da 5 anni
I grandi libri per l’infanzia non hanno nessuna lezione da dare ai bambini. Attorno a questa consapevolezza ruota l’esplorazione condotta in queste pagine. Frutto di una ricerca ventennale, il saggio di Giorgia Grilli ribalta stereotipi e luoghi comuni, per portare alla luce la linfa di cui si nutrono quei libri per bambini che possono realmente dirsi letteratura. È un rovesciamento di prospettiva quello che qui si propone, un cambio di postura: è l’infanzia – soglia di accesso a quanto di più profondo esista nell’umano – che ha qualcosa da dire, da far trapelare.
Storie di illustrastorie è un libro speciale.
Racconta in modo avvincente le vite, le opere e le vicende editoriali nascoste dietro ad alcuni dei massimi illustratori e autori di libri per l'infanzia.
Trentasei ritratti per altrettanti artisti, raccontati dai testi appassionati di Francesca Tancini, disegnati dalla mano guizzante di Ericavale Morello, impaginati a regola d'arte da Massimo Pastore.
Il libro illustrato per l'infanzia è una delle forme d'arte più efficaci di sempre.
Le storie si fissano indelebili nella memoria collettiva, popolata da figure immortali che conservano la nostalgia per un'età in cui tutto è ancora possibile.
Indelebile nella memoria è quel 26 aprile del 1986 quando il reattore n. 4 della centrale di Chernobyl, in Ucraina, esplose provocando una delle più grandi catastrofi ambientali del ’900, insieme al crollo irreparabile della fiducia nella scelta nucleare. A distanza di 35 anni dall’incidente e contestualmente all’allarme lanciato, nel maggio 2021, dalla comunità scientifica su una possibile ripresa dell’attività nel reattore, sono usciti alcuni romanzi per giovani lettori che ripercorrono quelle tragiche settimane. Tra questi Blackbird, dell’autrice americana Anne Blankman, che si è ispirata alla testimonianza di una compagna di classe sopravvissuta a Chernobyl.
La tessitura della difficile amicizia tra Valentina Kaplan, aspirante ingegnere di origine ebraica, e Oksana Savchenko, cresciuta in una famiglia ucraina con forti sentimenti antisemiti, inizia proprio quella mattina di primavera in cui entrambe si svegliano sotto un cielo rosso cremisi in cui colonne di fumo blu si innalzano dalla centrale nucleare in cui lavorano i rispettivi padri. Il racconto si snoda con ritmo serrato toccando temi complessi: il ritardo nei soccorsi e nella diffusione di una corretta informazione alla popolazione e alla comunità internazionale; le ragioni di Stato anteposte alla salute dei cittadini; le evacuazioni forzate dalle aree prossime alla centrale e l’abbandono della popolazione cacciata dai territori contaminati. Valentina e Oksana, nonostante le ostilità iniziali, condivideranno un percorso verso la salvezza, che le porterà dalla cittadina di Pripyat a Leningrado, ospiti della nonna di Valentina. Qui Valentina avrà modo di conoscere un tassello segreto della sua storia familiare che affonda le radici nel secondo conflitto mondiale, mentre Oksana sperimenterà il calore di un affetto sincero e la possibilità di sottrarsi, non senza dolore, alle menzogne e agli abusi della famiglia d’origine. Una storia di resistenza nei confronti delle violenze sia politiche sia private, in cui le giovani protagoniste lottano con determinazione per non rinunciare alla speranza. Una storia emozionante sulla perdita e sull’indissolubilità dell’amicizia. Un prezioso romanzo per riflettere con i giovani su un frammento di storia ancora attuale.
Gabriela Zucchini (da LiBeR 132)
Blackbird
Anne Blankman;
trad. di R. Ronci
Giunti, 2021, 345 p.
€ 14,00 ; Età: da 13 anni
