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The skin I'm in
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The skin I'm in

 

Star bene nella propria pelle. Un modo di dire che come una porta si spalanca su questioni complesse. Un rapporto positivo con la propria identità e il proprio aspetto è una conquista spesso meta dell’età adulta, più difficilmente raggiungibile nell’adolescenza quando corpo e identità attraversano mutamenti continui. Cosa accade poi se “la pelle” dentro cui viviamo non corrisponde ai canoni estetici imposti? Essere un’adolescente nera, come Maleeka, la protagonista di questo romanzo, è già un’esperienza complessa, ma anche all’interno del gruppo degli studenti afroamericani della sua scuola Maleeka è diversa. Diversa perché il tono della sua pelle è più scuro di quello dei compagni e delle compagne e il pregiudizio, la percezione di una scala di valore e adeguatezza si applicano in tutte le sfumature della pelle umana.
Maleeka è troppo nera, troppo poco alla moda, troppo poco allineata nei gusti e, come troppo spesso capita da adolescenti, spreca energie per plasmarsi e ricevere l’approvazione dei coetanei, ottenendo soltanto di sentirsi più fragile e buttando via il suo potenziale. In questa storia, però, c’è un’insegnante, miss Saunders, decisiva nella vita della sua alunna come lo sono stati altri grandi insegnanti narrati dalla letteratura, ma in un modo nuovo e tutto suo. È brusca, provocatoria, a tratti persino sgradevole. Sgradevole appare anche esteticamente ai suoi alunni con il suo corpo e la sua pelle lontani dal canone estetico, eppure si piace. Non è finita in una scuola “difficile” perché la vita non le ha offerto di meglio: ha lasciato una situazione economicamente privilegiata per scelta, per insegnare proprio lì. Sa cos’è il talento, perché ne ha, e sa riconoscerlo. Lo vede in Maleeka e non ha alcuna intenzione di lasciarlo sprecare. The skin I’m in è una storia semplice e insieme potente che parla di razzismo, pregiudizio, stereotipi in modo complesso, ricco di sfumature, con una visione “da dentro” con grande autenticità e nessuna retorica;è anche una grande storia di crescita, di relazioni e di scuola, di ciò che la scuola dovrebbe davvero essere: occasione per trovare e coltivare talenti, accendere passioni, costruire identità solide e un luogo dove poter star bene. Star bene nella propria pelle.

Alice Bigli (da LiBeR 132)

The skin I’m in
Sharon G. Flake;
trad. di M. Bastanzetti
Giunti, 2021, 160 p.
(Link)
€ 14,00 ; Età: da 15 anni

 

 

 

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Shakespeare a New York
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Shakespeare a New York

 

Se giocassimo a individuare il soggetto portante di questo romanzo della brava Emanuele Nava avremmo vita facile: il protagonista compie un percorso di superamento della rabbia e della paura che lo stanno attanagliando (i cui motivi non riveleremo). Ma, ben per noi, non siamo impegnati in un noioso laboratorio di soggettazione e, quindi, possiamo prendercela comoda e abbandonarci all’esperta guida dell’autrice che, con andatura lieve e gradevole, ci porta a spasso tra luoghi e atmosfere della Grande Mela, che fanno da sfondo ai molteplici itinerari tematici presenti nel testo, tutti percorribili attraverso i moti d’animo, le passioni, i quotidiani crucci e le gioie della famiglia Amato. Bob Amato, sedicenne narratore in prima persona, italo-americano di terza generazione, vuol fare l’attore, è appassionato di teatro shakespeariano e sogna un esordio a Broadway, non prima di aver frequentato un imprescindibile corso all’Actors Studio. Per tirare su un po’ di soldi, durante le vacanze estive il ragazzo lavora in una caffetteria italiana, tipico locale newyorkese, dove prevalentemente si serve caffè americano, si cucinano spaghetti scotti (a proposito, nell’ultima pagina ci sarà svelato un trucco per la loro cottura al dente) e può succedere di capitare vicino al mitico Joe Pesci, all’opera su un tiramisù. La sorella, tredicenne alle prime cotte e la madre vedova, in procinto di iniziare una nuova storia d’amore, vivacizzano le giornate di Bob; ma è soprattutto Govinda, indiano senzatetto, con l’aspetto e la dignità del professore universitario (forse lo è stato in una precedente vita), che passa le sue giornate nei pressi della fermata della metro, consumando pasti che riceve in dono e praticando yoga su un tappeto di cartone, il vero maestro spirituale di Bob. Sull’onda di una curiosa combinazione tra sapienza shakespeariana e culto di Ganesha, Bob potrà spaccare la noce di cocco, simbolo dell’“Io”, e liberarsi dagli ostacoli che si frappongono al raggiungimento della sua felicità. Il tutto inframmezzato da alcune celeberrime colonne sonore di New York, che colgono Bob in piacevoli “luoghi comuni” della città, da Broccolino a Central Park, mentre la attraversa con l’incedere di un novello folletto Puck.

Riccardo Pontegobbi (da LiBeR 132)

Shakespeare a New York
Emanuela Nava
Feltrinelli, 2021, 140 p.
(Feltrinelli kids)
€ 12,00 ; Età: da 13 anni

 

 

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