7-8 ottobre, Bagno a Ripoli, Firenze
Fin dal principio è stato chiaro che il lavoro svolto dalla casa editrice Uovonero è prezioso, qualificato e coraggioso. Prezioso perché in rete con altre realtà editoriali rende possibile, attraverso il progetto I libri di Camilla, la scoperta e condivisione del piacere della lettura andando incontro ai lettori tutti. Qualificato per l’impegno, lo studio e la costante ricerca portata avanti con passione e determinazione. Infine coraggioso perché sfida i luoghi comuni, ribalta i punti di vista e si fida soprattutto dei lettori, e di chi ancora per i più vari motivi non lo è, ma ha tutto il diritto di diventarlo. Divergente, una delle ultime sue pubblicazioni, della scrittrice canadese Victoria Grondin, spiazzerà non pochi lettori. Guillaume è il giovane protagonista: la sua è la storia di un ragazzo che cerca uno spazio, cerca di adattarsi in quello spazio che è una vita quotidiana scandita da protocolli e segni distintivi, ma quello che più di ogni cosa vuole è soprattutto uno sguardo che sia relazione, riconoscimento e accettazione per come si è. Segue pedissequamente le tabelle che regolano il suo tempo, ma non smette di guardarsi attorno, osserva, annota, scappa, si oppone. Victoria Grondin è stata abilissima a portare tutti i lettori da una parte, quasi fossero una curva pronta ad esultare per i piccoli successi raggiunti da Guillaume, a gioirne, senza in realtà aver compreso quanto si stava compiendo.
È questo un libro che racconta una storia bella, ben scritta, con delle interessanti incursioni jazzistiche (un genere musicale scelto forse non a caso), che ha trovato in Sante Bandirali le parole esatte per i lettori italiani. Solo alla fine, quando si crede di essere dalla parte giusta, ci si rende conto che la Grondin ha condotto lo sguardo del lettore verso se stesso, verso l’idea malsana di disabilità, di altro da sé, che abita nella nostra testa.
Quello per cui facciamo il tifo è solo il nostro riflesso, o comunque qualcosa che gli si avvicini il più possibile, generando però un mondo che il più delle volte esclude. È stata brava la Grondin a costruire una storia che ci fa scendere dagli spalti per riconoscere una realtà che si compie ogni giorno.
Agata Diakoviez (da LiBeR 139)
Divergente
Victoria Grondin;
trad. di S. Bandirali
Uovonero, 2023, 160 p.
(I geodi)
€ 15,00 ; Età: da 12 anni
Una biblioteca e un nuovo luogo d’incontro per il reparto di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Regina Margherita
Il 2023 è l’anno della cultura nederlandese in Italia e in più occasioni si sono tenuti incontri e tavole rotonde in cui i critici si sono interrogati sulle peculiarità di una letteratura che appare sempre più riconoscibile, per la delicatezza e l’onestà intellettuale con cui affronta storie dense di questioni universali. Che cosa significhi essere genitore e cosa essere figlio, come si affrontano la solitudine, la malattia e la morte sono questioni che, nelle mani di autrici e autori nederlandesi (e nord-europei in generale) vengono trattate con una profondità di introspezione che stupisce, soprattutto perché accompagnata da un senso aereo di leggerezza. Insomma, spesso queste sono storie da cui “si vede il mondo intero”. Non fa eccezione il nuovo romanzo di Enne Koens, autrice già nota ai lettori italiani per Hotel Bombien e Sono Vincent e non ho paura, entrambi pubblicati da Camelozampa. La vicenda ruota intorno a un piccolo mistero da risolvere. Dee raccoglie vicino a casa una lettera: sia il mittente che il destinatario sono stati resi illeggibili dalla pioggia e l’unico elemento certo è che si tratta di una lettera che è stata rispedita al mittente e che il postino ha perso per sbaglio. La ragazzina non resiste alla tentazione di aprirla: uno sconosciuto sente la mancanza di qualcuno e, nella speranza di ricostruire un rapporto, gli scrive parole dolci e malinconiche. Con l’aiuto dei due amici Kevin e Vito, Dee inizia quindi un’indagine all’interno del complesso residenziale in cui vive, popolato da persone di origini ed estrazioni molto diverse. La ricerca non è delle più semplici, perché almeno apparentemente ognuno degli abitanti del complesso sente la mancanza di qualcuno. In più, con il progredire della vicenda, il lettore comprende che l’indagine sta molto a cuore a Dee perché tocca corde sensibili del suo animo e inquietudini che la accompagnano da tempo: è figlia biologica di sua madre, così diversa da lei? Perché nessuno le ha mai parlato del padre, né dei nonni? Insomma, sulle tracce dell’autore di una lettera misteriosa Dee scoprirà l’urgenza di conoscere la propria storia. Da qui si vede il mondo intero è la conferma del talento di Enne Koens, nonché un libro da proporre senza esitazione ai lettori preadolescenti.
Matteo Biagi (da LiBeR 139)
Da qui si vede il mondo intero
Enne Koens,
ill. di Maartje Kuiper;
trad. di O. Amagliani
Camelozampa, 2023, 240 p.
(I peli di gatto)
€ 16,90 ; Età: da 11 anni
Da venerdì 20 a domenica 22 ottobre 2023
Il canto del bosco è una creatura selvaggia, irrequieta e cangiante come la sua protagonista, Sylvia Carr. Maestro della narrativa per adolescenti e giovani adulti, David Almond compone ancora una volta un’opera di rara eleganza, costruita mediante una prosa lirica sofisticata in grado di toccare corde profonde e antichissime e di restituire ai lettori tutto il calore di un fuoco ancestrale attorno al quale sedere in religioso ascolto. Sylvia Carr, quindicenne timida, diligente e sensibile alle tematiche ambientali, lascia l’amata Newcastle – città natale dell’autore – per trascorrere con la madre due settimane nel piccolo villaggio d’infanzia di quest’ultima. Qui, nell’isolamento del selvaggio e silenzioso Northumberland, Sylvia sperimenta un iniziale disagio: le mancano Newcastle, con le sue luci e la sua vita frizzante, e gli amici, in particolare Maxine, che Sylvia fatica a contattare a causa della mancanza di campo in “quel posto vuoto e decrepito”. Ma proprio quel posto “vuoto e decrepito” saprà riservarle un’esperienza essenziale ed epifanica rispetto alla costruzione della sua identità, le permetterà di scoprire l’immenso dentro sé stessa e acquisire la consapevolezza della propria natura ambigua e plurale. Insieme al bellissimo e misterioso Gabriel, un contemporaneo spirito dei boschi che la accompagna in un percorso iniziatico oscuro e rivelatorio, Sylvia suona un flauto d’osso e diventa la musica stessa, fragile e potente, timida e selvaggia, antica e nuovissima. Diventa foresta e cielo, vento e fiume, e poi uccello e angelo, sperimentando la sensazione di essere sé stessa e non essere più niente. Completamente sola, Sylvia varca infine la soglia dell’altrove boschivo, e in questo spazio sospeso muore, simbolicamente, per poi rinascere, cambiata e inondata da una consapevolezza mai sperimentata prima. Mostrando la vita quale profondo e imprendibile mistero in cui sempre coesistono l’ordinario e lo straordinario, così come la vita e la morte, l’umano e il non umano, Almond fa vibrare il solenne canto del bosco dentro ciascuno di noi, intonando in quest’opera un inno alla bellezza della vita e alla sensibilità straordinaria degli adolescenti, capaci, più di chiunque altro, di cambiare questo nostro mondo.
Elena Guerzoni (da LiBeR 139)
Il canto del bosco
David Almond;
trad. di G. Posante
Salani, 2023, 208 p.
€ 14,90 ; Età: da 12 anni
