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La signoria delle fronde
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La signoria delle fronde

"Nel leggere l’adattamento a fumetti con cui Sara Colaone ha omaggiato l’opera di Calvino nell’anno del centenario mi è accaduto un fatto singolare: riemergendo dall’immersione delle pagine disegnate, il mio primo e stupefatto pensiero è stato 'non manca niente!'. Pensiero peregrino quanto autentico, considerazione dal punto di vista critico riduttiva e discutibile, davanti a un’opera che audacemente trasmigra l’opera da libro a libro, da romanzo a fumetto, da capolavoro in capolavoro, in una lingua e in una forma nuova": su LiBeR 141 Marcella Terrusi conduce l'esplorazione critica di un fumetto speciale: Il barone rampante di Italo Calvino nell'adattamento a fumetti di Colaone, tra immagine, immaginazione e immaginario ascensionale. Il procedimento operato da Colaone sul romanzo - scrive Terrusi - ha previsto la stesura di un documento progettuale simile al decoupage (operazione analitica e critica che si produce in ambito cinematografico) che tratta il testo distinguendo, laddove possibile, le descrizioni del paesaggio, le scene, i dialoghi, per poi affidarne nel fumetto, rispettivamente e con rigore assoluto, la narrazione di volta in volta alle immagini, al disegno, alla parola scritta. Il testo presente è tutto di Italo Calvino, nulla in un certo senso è stato tolto, ma semplicemente restituito all’immagine che lo aveva scaturito.

 

 

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Berlino 1936: la storia di Luz Long e di Jesse Owens
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Berlino 1936: la storia di Luz Long e di Jesse Owens

 

Il libro di Pino Assandri ha dentro tante cose in appena 180 pagine, troppe cose per una breve recensione. Volendo si può riassumere con le parole di Jessie Owens: “Luz guardò al di là del colore della pelle. Vide ciò che rappresentavo come uomo, senza domandare di più.” Il primo vinse 4 medaglie d’oro (m. 100, 200 e staffetta 4x100, salto in lungo) alle Olimpiadi di Berlino nel 1936, davanti a un Hitler infuriato per le vittorie di un “negro” appartenente a una razza inferiore. Luz Long fu il leale avversario in una gara allo spasimo, cm. dopo cm. nei lunghi salti, da cui nacque una bella amicizia, al di là delle differenze di nazionalità, colore e classe: Jessie figlio di contadini poveri dell’Alabama e nipote di schiavi, Luz tedesco di famiglia benestante. Hitler fece di quella manifestazione un’occasione di coesione sociale interna e di propaganda internazionale, tra le due vittorie dell’Italia ai mondiali di calcio nel 1934 e 1938. Nasceva lo sport moderno quale effetto e al tempo stesso motore della nazionalizzazione delle masse, come pratica e passione diffusa (calcio, ciclismo, boxe etc.). Quella Olimpiade fu immortalata dal film Olympia della regista Leni Riefenstahl opera artistica in sé, ma propagandistica, che tuttavia dà grande spazio a Jessie esaltandone la potenza e bellezza atletica. Il “dopo” fu diverso. Luz fu arruolato nella Wermacht e morì in Sicilia nel 1943. Jessie fu accolto trionfalmente con una grandiosa parata a New York, ma poi ebbe varie traversie. I due amici non poterono tenere fede all’impegno di rivedersi, ma Jessie incontrò ad Amburgo Kai, figlio di Luz, e le loro famiglie si mantennero in contatto: nel 2004 la fiamma olimpica fu accesa insieme dalle nipoti Gina Owens e Julia Long nell’Olympiastadion. Assandri racconta attingendo a fonti documentali e testimoniali e ricostruendo plausibilmente e coerentemente con l’immaginazione. L’ultima pagina del libro, la più bella, carica di emozioni e verità, mostra la fotografia del biondo ariano e dell’afroamericano sdraiati sul prato dello stadio spalla a spalla che parlano sorridenti, sereni. Sembra una favola, ma è una storia vera, di sport e amicizia.

Fernando Rotondo (da LiBeR 141)

Berlino 1936 : la storia di Luz Long e Jesse Owens
Giuseppe Assandri
San Paolo, 2023, 191 p.
(Narrativa San Paolo Ragazzi)
€ 16,00 ; Età: da 12 anni

 

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