In distribuzione il n. 119 di LiBeR
I classici continuano a parlare ai lettori nonostante lo scorrere del tempo, e sceglierli rende la lettura un'esperienza che arricchisce emotivamente e intellettualmente. Ma se nelle narrazioni alcuni soggetti riescono, meglio di altri, a sopravvivere e ad adattarsi a nuovi ambienti storico-culturali, qual è il segreto del loro successo? E cosa significa tradurre un classico o affrontarne l'illustrazione? A questi e altri interrogativi sulla vita di opere che attraversano il tempo cercano di rispondere i contributi raccolti in LiBeR 119: dal ruolo dei classici nell'educazione alla lettura a come consentire alla voce originale dell'autore di arrivare fino ai ragazzi di oggi, dagli archetipi e tempi prototipici dei narratori postmoderni all'etica della traduzione, ai rischi da correre nell'illustrazione per dare nuova vita a testi intramontabili.
Mancavano solo venti pagine per finire di leggere Lo Hobbit ma la preside comunicò che Miss Bixby avrebbe anticipato la data del suo congedo per malattia. Quelle pagine che la professoressa Bixby sfogliava dopo il pranzo ai suoi studenti, non erano una semplice lettura, piuttosto un dono, un distillato di passione, gratuità, levità. La loro insegnante dai capelli con i ciuffi rosa amava le citazioni, tanto quelle dei filosofi quanto quelle dei cantanti metallari e scriveva quelle parole alla lavagna, tutte le mattine, come un invito all’ascolto, al ripiegamento su se stessi, perché quegli animi così confusi degli studenti trovassero un’intimità con il mondo ancora troppo ostico, per loro.
